Quotidiani e periodici europei

Il quotidiano cattolico francese La Croix solleva dubbi in merito alla partecipazione della “première dame” francese Cecilia Sarkozy nella liberazione delle infermiere bulgare, da otto anni prigioniere in Libia. In un editoriale senza firma apparso il 24/7 sulla prima pagina del quotidiano si sottolinea che la vicenda genera “confusione di genere e di ruoli” perché i negoziati per la liberazione di prigionieri spettano al “ministro degli Esteri” e non “alla moglie del capo dello Stato”. “Non si comprende bene – si legge nell’editoriale – la partecipazione a Tripoli di Cecilia Sarkozy anche se, come molti, è stata colpita ed interpellata dalla vicenda delle infermiere. Si osa sperare che il suo intervento non sia stato voluto per ottenere un beneficio mediatico dalla loro liberazione. I diplomatici europei che conducono da anni i negoziati con la Libia, non lo apprezzerebbero assolutamente”. Il quotidiano cattolico si chiede, inoltre, se la “prima donna di Francia” doveva necessariamente avere un “ruolo” in una vicenda “delicata, di grande complessità dove c’è ancora molto di non detto, di diplomazia parallela e forse anche di negoziati sotterranei per il commercio delle armi francesi”. Altro argomento di prima pagina per i quotidiani d’oltralpe è la tempesta che si è metaforicamente abbattuta sul Tour de France, travolto dallo scandalo doping. Ad occuparsene è Le Monde (26/7), che in apertura titola: “Il Tour de France destabilizzato”. Molto lo spazio dedicato all’argomento nelle pagine interne, tra cui un “ritratto” di Jacques de Ceaurriz, direttore di ricerca del Laboratorio nazionale di lotta al doping: “l’incubo dei corridori” del Tour de France, commenta Le Monde, ultima “vittima” Alexandre Vinokourov, risultato positivo al doping per una trasfusione sanguigna. “In dieci anni – rivela il medico – la lotta al doping ha fatto progressi sostanziali”, ma “bisogna mobilitare una batteria di strumenti: la polizia per smantellare il traffico, le autorità che si occupano dell’introduzione sul mercato di prodotti sanitari per sorvegliare l’arrivo di una nova molecola…”. Si discute anche in Germania sulle implicazioni etiche dei casi di doping nel Tour de France. Così scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung (26/7): “Il Tour dello scandalo ha persino un valore: ha dimostrato l’efficacia dei controlli antidoping e scoperto quindi la verità sul ciclismo professionale, svelando davanti al pubblico mondiale le mentalità e i meccanismi sconvolgenti con cui lottano da tempo i professionisti. Non si può più andare avanti così. Ma si può andare avanti? Se sì, solo con un taglio netto”. E sulla Frankfurter Rundschau , Stefan Hebel osserva: “È interessante chiedersi come mai l’inganno sembra cedere proprio ora (…). Ci sono sempre state persone che volevano proteggere il nucleo sportivo del ciclismo dalla distruzione a causa del doping(…). I colpevoli devono essere puniti maggiormente… la politica non deve continuare a tirarsi indietro… e noi spettatori dovremo imparare la rinuncia, perché l’operazione non può riuscire con lo spettacolo in corso. Quindi: toglieteci la nostra droga. Interrompete il tour e ridatecelo come vero sport tra uno, due anni”. “Che cosa è andato storto?”. A chiederselo è The Guardian (24/7), a proposito dell’inondazione del Tamigi, la più grave degli ultimi 60 anni. Patrick Wintour e Karen McVeigh, nell’editoriale in prima pagina, sottolineano che il governo britannico è sotto accusa, in particolare, per “carenza di informazione verso le persone colpite dall’inondazione; insufficiente valutazione del rischio; decisioni sui piani di sviluppo prese senza una piena comprensione dei rischi di inondazione urbana”. Il botta e risposta tra il premier spagnolo Luis Rodríguez Zapatero e il presidente della Conferenza episcopale spagnola, mons. Ricardo Blázquez, sulla nuova materia scolastica “Educazione alla cittadinanza” è riportata da El mundo del 24/7. A Zapatero, che alla chiusura del 23° Congresso della gioventù socialista in Spagna aveva affermato che “nessuna fede si può imporre sulle leggi in una democrazia”, mons. Blázquez ha risposto che “la fede si propone, non si impone”. “L’esaltazione della violenza, l’istigazione alla violenza, la legittimazione di idee e comportamenti contrari ai diritti umani e alla dignità della donna, tutto ciò costituisce una miscela che può provocare tragedie improvvise ma che di sicuro inquina nel profondo segmenti o spezzoni del mondo dell’immigrazione”. E’ il commento di Carlo Cardia ( Avvenire) all’arresto dell’imam della moschea di Ponte Felcino (Perugia), Oltre l’emergenza, però, “lo Stato deve agire in altre forme perché i cittadini sappiano distinguere ciò che è sano da ciò che è malato, ciò che è limpido da ciò che è deleterio”.