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Il Patriarca della Chiesa Ortodossa romena, Teoctist I (Toader Arapasu), è morto il 30 luglio a Bucarest all’età di 92 anni, dopo essersi sottoposto a un intervento alla prostata. Teoctist era stato il primo capo della Chiesa Ortodossa a consentire la visita nel Paese di un Pontefice della Chiesa Cattolica Romana, invitando nel 1999 a Bucarest Giovanni Paolo II, viaggio considerato un’importante tappa per il dialogo ecumenico. “Con gioia ricordo la prima visita che Vostra Beatitudine ha compiuto a Roma nel 1989, e il mio viaggio a Bucarest nel 1999”, aveva detto Papa Wojtyla incontrando Sua Beatitudine Teoctist a Roma, il 12 ottobre 2002, e ricordando il “proficuo scambio” tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa. “Se dovessero insorgere problemi o incomprensioni – aveva aggiunto Giovanni Paolo II a proposito del dialogo della verità tra le due Chiese – è necessario affrontarli mediante un dialogo fraterno e franco, ricercando soluzioni che possano impegnare reciprocamente le due parti”. Ora il Sinodo della Chiesa dovrà eleggere un nuovo Patriarca, il sesto da quando è stata riconosciuta come “autocefala”.
Un po’ di storia. La Chiesa ortodossa romena è l’unica Chiesa di un popolo neolatino di tradizione bizantina. In questo modo essa appartiene e all’Oriente cristiano attraverso la vita ecclesiale e all’Occidente cristiano mediante la sensibilità etnica. La sua storia si intreccia con quella del popolo romeno, nato dalla fusione dei soldati e coloni portati dall’imperatore Traiano e i suoi successori dopo l’anno 106 d.C. in Dacia nord danubiana, conquistata e resa provincia romana, e i daci autoctoni rimasti sotto amministrazione romana fino all’anno 271.
Dopo la seconda guerra mondiale, inizia un periodo di persecuzione che dura fino al 1989. Dopo la caduta del regime comunista del 1989, si aprono le diocesi soppresse e se ne creano altre, si aprono una quarantina di seminari di livello liceale e quasi venti facoltà di teologia, tutti inseriti nell’insegnamento di Stato, si introduce l’insegnamento della religione nelle scuole, si riorganizzano le associazioni di laici soppresse e si creano altre associazioni di donne, di studenti e di giovani. Oggi la Chiesa ortodossa romena funziona come patriarcato: è organizzata in cinque metropolie con 22 diocesi, più le metropolie all’estero. L’organo supremo è il Santo Sinodo, mentre l’organo centrale esecutivo è il Sinodo permanente con a capo il Patriarca. La Chiesa ortodossa romena intrattiene rapporti fraterni con gli altri 14 culti ufficiali del Paese.
Il dialogo della carità. Sul piano internazionale la Chiesa ortodossa romena coltiva rapporti fraterni con le altre Chiese ortodosse e con le antiche Chiese orientali. Assieme alle altre Chiese ortodosse, partecipa al dialogo internazionale con la Chiesa cattolica romana. La Chiesa ortodossa di Romania è la prima Chiesa di un popolo di maggioranza ortodossa che ha ricevuto la visita di Sua Santità Giovanni Paolo II, nel 1999. Nel saluto davanti alla cattedrale patriarcale, Sua Beatitudine il Patriarca Teoctist affermava: “Nella persona della Santità Vostra riceviamo e onoriamo la Chiesa di Cristo di Roma, fondata sul martirio degli Apostoli Pietro e Paolo; la venerabile Chiesa apostolica che ha partecipato ai grandi eventi e alle decisioni conciliari della Chiesa non divisa del primo millennio”.
In un periodo in cui le relazioni tra la Chiesa ortodossa e quella cattolico-romana non erano facili Sua beatitudine il Patriarca esprime in parole chiare la posizione della Chiesa romena, nel discorso tenuto nel palazzo patriarcale l’8 maggio 1999: “Di sicuro, sul cammino verso una piena comunione ci sono delle tracce del passato che non sono guarite definitivamente, ma la nostra decisione di salvaguardare gli elementi di unità tra le due Chiese e di testimoniare insieme la stessa fede è ferma e costante”. Alla terza assemblea ecumenica europea che si celebrerà nella sua terra (Sibiu, 3-9 settembre) sarebbe stato uno dei “grandi protagonisti” per il cammino ecumenico: lo sarà comunque con la sua “presenza altra”.
(30 luglio 2007)