Dalla prima alla seconda guerra-scheda
La Russia ha cominciato i suoi tentativi di penetrazione nel Caucaso al tempo di Ivan il Terribile, che nel 1556 era arrivato fino al fiume Terek. Nel 1722 un altro zar, Pietro il Grande, invase per breve tempo il Daghestan, e i suoi successori nel 1770 riuscirono a occupare la Cecenia, prendendo a pretesto una richiesta di aiuto da parte dei ceceni occidentali (oggi chiamati ingusci), che allora erano cristiani. In tempi più recenti (1990) si riunisce a Grozny una conferenza nazionale, con delegati in rappresentanza di tutti i gruppi etnici ceceni, compresi i russi e i cosacchi, che dichiarano l’indipendenza e la sovranità della Cecenia e la sua separazione dall’ex Unione sovietica. Il 27 novembre 1990 la dichiarazione di indipendenza e sovranità viene ratificata all’unanimità dal parlamento della Repubblica cecena. LA PRIMA GUERRA CECENA. La prima rivolta della Cecenia esplode nell’autunno del 1991: l’ex generale dell’Armata rossa Giokhar Dudayev torna in patria dal Baltico, dove prestava servizio come generale dell’aviazione sovietica, e riscopre la fede islamica, proclamando l’indipendenza della Repubblica autonoma cecena, alla quale la Federazione russa riconosce già una certa autonomia. Mosca prima cerca una soluzione politica, offrendo una più ampia auto-amministrazione, poi invia l’Armata rossa con i carri armati. Nel 1992 la Cecenia e l’Inguscezia si dividono in due Repubbliche separate. Quando, ancora nel 1992, l’ex Unione Sovietica si dissolve e al suo posto viene sancita la nascita della Repubblica Federale russa, per espressa volontà del popolo ceceno, la Repubblica di Dudayev non firma il trattato di appartenenza alla Federazione russa. Nel 1993 Dudayev scioglie il Parlamento. Cominciano i combattimenti tra le forze a favore del potere di Dudayev e quelle contrarie. Il 25 novembre 1994 alcuni grossi elicotteri attaccano alcune posizioni nei pressi di Grozny. Secondo i ceceni i velivoli portavano il marchio della Russia, ma Mosca sostiene di non aver partecipato all’attacco. Il 29 novembre 1994 Eltsin impone un ultimatum ai ceceni: che depongano le armi entro il primo dicembre o la Russia interverrà. L’ultimatum scade il 1 dicembre 1994: il 9 dicembre Eltsin autorizza l’uso della forza in Cecenia e due giorni dopo i carri armati russi cominciano ad avanzare verso il Paese, diretti verso Grozny. La Cecenia acconsente a partecipare ai colloqui di pace con Mosca, che però falliscono. La Cecenia sospende i colloqui di pace. Nel gennaio 1995 l’esercito russo prende gradualmente il controllo della capitale, impadronendosi del palazzo presidenziale. La capitale cecena viene devastata durante l’assalto e le vittime tra i civili si contano a migliaia. Nel mese di giugno una delegazione governativa russa si reca in Cecenia per negoziare un cessate il fuoco, che verrà formalizzato alla fine di luglio. Nel gennaio 1996 il filorusso Doky Zavgayev viene eletto capo della repubblica cecena, ma Dudayev dichiara invalido il risultato. I suoi seguaci lanciano un’offensiva contro Grozny, ma i russi, dopo tre giorni di combattimenti, hanno la meglio sui ceceni. Nell’aprile 1996 Dudayev viene ucciso. Gli succede il leader del movimento dei ribelli ceceni Zemlikhan Yandarbiyev. A giugno un nuovo cessato il fuoco tra le truppe russe e quelle cecene. Le truppe russe si ritirano prima delle elezioni presidenziali in Cecenia, che vengono tenute il 27 gennaio 1997 e vinte da Aslan Maskhadov, ex capo di stato maggiore dell’esercito ceceno, che firma cinque mesi dopo con il presidente russo Boris Eltisn un accordo di pace. Ma nell’estate del 1999 gli scontri riprendono. E LA SECONDA… La seconda guerra cecena inizia a fine settembre 1999, dopo una sanguinosa catena di attentati a Mosca e in altre città russe, con centinaia di vittime civili e militari, rivendicati dagli indipendentisti ceceni. Come accaduto cinque anni prima, l’Armata rossa, dopo una veloce avanzata fino a Grozny, cade nella trappola degli indipendentisti. Alla questione cecena è legata l’ascesa di Putin che, alla fine del 1999, è chiamato da Eltsin alla presidenza della Russia fino alle elezioni dell’anno successivo, in cui viene eletto alla guida del Paese. Nel febbraio 2000, dopo mesi di combattimenti, la bandiera russa torna a sventolare su Grozny, ridotta ormai a un cumulo di macerie. Nel giugno 2000 il muftì Akhmad Kadyrov accetta la proposta del nuovo presidente russo Putin di diventare il capo dell’amministrazione provvisoria della Repubblica, ma la guerra in Cecenia continua a fare migliaia di morti ogni anno. Per Mosca i soldati morti fino all’agosto ’99 sono 4.300, ma sui giornali compaiono cifre ben più allarmanti: 10-11mila i militari russi morti. La II guerra in Cecenia è un intreccio complesso di tensioni che attraversano tutto il Caucaso: l’affermarsi in territorio ceceno del potere delle bande armate, la crescente influenza del fondamentalismo islamico nella regione, l’importanza strategica del Caucaso per la Russia, i forti interessi economici legati al transito del petrolio negli oleodotti.