I media e l’evento

AGORÀ DEI GIOVANI

Il Papa fa notizia e l’ampia copertura delle giornate lauretane era prevedibile. Non tutte le testate informative hanno però adottato gli stessi criteri quantitativi e qualitativi nel racconto dell’evento, soprattutto per quanto riguarda tutto ciò che l’ha preceduto. In televisione, Rai Uno e Sat 2000 hanno evidentemente fatto la parte del leone, con la diretta della “due giorni” di Loreto.

Altri spazi informativi non sono mancati da parte dei principali telegiornali, anche se – in generale – le notizie sull’Agorà non hanno avuto l’approfondimento che avrebbero meritato attraverso alcuni speciali da dedicare appositamente all’evento. Conformemente alle caratteristiche del mezzo televisivo, che costruisce inevitabilmente i suoi discorsi intorno alla forza spettacolare delle immagini, nei momenti salienti è stato proprio il linguaggio delle inquadrature, dei totali e dei primi piani a suscitare le maggiori emozioni.

È stato ricostruito secondo i canoni tipici della ripresa diretta quell’effetto di realtà che riesce a proiettare lo spettatore direttamente dentro l’evento in maniera virtuale ma coinvolgente, facendogli assumere il punto di vista dei protagonisti e dei presenti, attraverso un effetto di partecipazione mediata. La maggiore incognita rispetto al trattamento televisivo è legata alla capacità del mezzo di rispettare la connotazione spirituale dell’incontro, senza inficiarne la portata a causa delle “esigenze” (se così si possono definire) di carattere spettacolare. Da questo punto di vista, non si può certo escludere che il racconto televisivo in alcuni frangenti – per esempio, durante la veglia e nel corso della celebrazione eucaristica – abbia almeno in parte alterato (più o meno scientemente) l’essenza dei momenti citati. Del resto, per chi deve raccontare con le immagini i momenti di poche ma essenziali parole è forte la tentazione di cercare di descrivere quei particolari che magari rispondono a una qualche curiosità più o meno folclorist ica ma che, in realtà, rischiano di sviare l’attenzione del pubblico da quello che è il vero messaggio.

La carta stampata, dal canto suo, può invece costruire un discorso informativo fondato proprio sulle parole. La copertura “totale” dell’evento da parte di Avvenire e del servizio quotidiano del SIR ha permesso a chi non c’era di non perdersi nemmeno un minuto dell’incontro, proponendo anzi una ricchezza di informazioni e letture che non può aver lasciato nessuno a bocca asciutta. Grande era stato, del resto, lo spiegamento di forze giornalistiche e il risultato è stato all’altezza delle attese. Non altrettanto si può dire di altri quotidiani nazionali. In alcuni casi le testate hanno offerto una cronaca adeguata e fedele dei momenti salienti e, soprattutto, delle parole pronunciate dal Papa ma spesso non hanno resistito alla tentazione di buttare nella mischia i temi su cui, di recente, non sono mancate polemiche, dall’Ici alle convivenze di fatto, dal dialogo con le altre religioni alla riaffermazione della tradizione cristiana.

Non che di fronte alla realtà si debba tacere o evitare di affrontare – se ci sono – i problemi più spinosi, ma ogni argomento richiede un suo contesto e uno stile di trattamento. La tendenza a insistere su alcuni temi “caldi” dell’attualità ha rischiato di offuscare la pregnanza del messaggio dell’Agorà. Inoltre la radio che ha la possibilità di restituire l’importanza della parola in presa diretta senza eccessive mediazioni mentre Internet è un buon archivio di parole, immagini e, soprattutto, rimandi utili a completare la documentazione e favorire percorsi di lettura personali.

Il sito www.agoradeigiovani.it ha offerto e propone tuttora materiale utile e prezioso per interpretare l’evento in maniera corretta e approfondita, diventando presto un punto di riferimento anche per i giornalisti e gli operatori dei media. Un’ultima notazione riguarda i giovani. Nonostante tutto, sembra che in generale i media facciano ancora fatica a p arlarne evitando di ricorrere a stereotipi ormai consolidati e provando invece a raccontarne la ricchezza, oltre alla complessità.

Lo sforzo della Chiesa di parlare il loro linguaggio ha da tempo cominciato a dare frutti evidenti, prima con Giovanni Paolo II e ora con Benedetto XVI, partendo dalla capacità di ascoltarli. Quanto più i media saranno capaci di partire anch’essi sempre dall’ascolto rinunciando (almeno un po’) alla propria naturale autoreferenzialità, tanto più renderanno un buon servizio informativo non soltanto alla Chiesa ma all’intera comunità sociale. Come non è nato dal niente, l’evento di Loreto non si è certamente esaurito nella piana di Montorso. Ora la sfida per i mezzi di comunicazione è quella di mantenere l’attenzione costante su quanto l’incontro tra Benedetto XVI e i giovani ha generato e su come il cammino proseguirà nel futuro.

Marco Deriu
docente di etica e deontologia della comunicazione all’Università Cattolica

(03 settembre 2007)