AGORÀ DEI GIOVANI
Mezzo milione di giovani si sono radunati il 2 settembre nella piana di Montorso, a Loreto, per incontrare Benedetto XVI. L’Agorà dei giovani italiani, il percorso triennale di pastorale giovanile, voluto dalla Cei (www.agoradeigiovani.it), ha vissuto così il suo momento cardine di questo primo anno tutto dedicato all’ascolto del mondo giovanile. Ora l’attenzione si sposta al secondo anno, la cui parola chiave è “missionarietà” e che avrà nella Gmg di Sidney (15-20 luglio 2008), l’appuntamento principale. Al termine dell’incontro di Loreto il SIR, che ha seguito giorno per giorno tutta l’Agorà (le notizie sono nella sezione Quotidiano di www.agensir.it) ha raccolto diversi commenti. Proponiamo quelli che non rientrano in altri servizi.
Adesso ripartiamo. Agorà non come punto di arrivo ma di ri-partenza. L’invito a non fermarsi a Loreto giunge da mons. Paolo Giulietti, responsabile del Servizio nazionale Cei per la pastorale giovanile. “La messa si è chiusa con il mandato missionario ai giovani, obiettivo del secondo anno di Agorà e in vista della Gmg di Sidney 2008. Ci deve essere continuità tra ciò che accaduto e ciò che deve essere fatto in questo ambito nelle Chiese locali. Il Papa a Loreto lo ha ben sottolineato. Il tema di questo secondo anno, Mi sarete testimoni, evidenzia, infatti, che la missionarietà è parte costituiva delle relazioni quotidiane delle persone e delle comunità, chiamate a testimoniare l’esperienza dell’incontro con Cristo. Con Loreto si è riusciti a far emergere il protagonismo dei giovani nella Chiesa. A loro spetta cambiare il mondo”.
Informazione controcorrente. “È stata significativa la conclusione sulla spianata di Montorso con l’invio di 72 giovani che hanno ricevuto il mandato missionario dalle mani di Benedetto XVI, a portare il Vangelo per le strade del mondo. E questo è comunicare”. Così don Giorgio Zucchelli, presidente della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici, cui aderiscono 166 testate), commenta l’Agorà dei giovani. “Anche i settimanali diocesani sono chiamati a portare il Vangelo dove altri mezzi della comunicazione non arrivano. Benedetto XVI ha chiesto ai giovani di andare controcorrente. In questo senso noi giornali cattolici portiamo un modo di pensare e, di conseguenza, un modo di vivere secondo i valori del Vangelo nelle case delle nostre diocesi. È arrivato il momento di avvicinare i giovani, cioè motivarli a leggere quello che noi scriviamo e proponiamo, ma ancor più a diventare protagonisti di una informazione controcorrente”.
Una forma laica. “E questo sarebbe il Papa timido? Ha risposto a braccio, senza diplomazie ma prendendosi addosso il peso di tutte quelle domande sine pietate, forse per dire che non le avrebbe eluse, né delegate perché il posto della Croce è sulle spalle di ciascuno e di tutti, credenti e non credenti”. Così Sergio Zavoli, giornalista e regista televisivo, parla del raduno di Loreto “È la prima volta che una grande adunanza giovanile non si risolve nei suoi significati solo religiosi, e diciamo pure edificanti: non la si era ancora vista raccogliersi intorno a un Papa una forma così esplicitamente laica”. Per Zavoli, nel “crocevia” di Loreto, “ciascuno era libero di arrivare a Benedetto XVI percorrendo la propria strada”. “Nell’intuizione di chi ha inteso dare al raduno questa impronta la novità erano le domande. Tutte tendevano a capire il mistero del silenzio di Dio e ad avanzare una forte richiesta di parlargli prima ancora che di ascoltarlo: una franca, dolente, fiduciosa ribalderia che il Papa ha accolto a braccia larghe”.
Una modernità straordinaria. “Loreto? Un successo. Una dimostrazione di affetto e di empatia anche progettuale tra il Papa e i giovani”. A parlare è l’esperto di mondo giovanile, Alessandro Meluzzi, psi chiatra e psicologo, fondatore delle Comunità di accoglienza del disagio psichico ed esistenziale per minori e adulti “Agape Madre dell’accoglienza”. “Questi giovani dice Meluzzi – sono legati alla Chiesa e stabiliscono con essa un rapporto vivo e organico. Benedetto XVI li ha chiamati a quella cosa che forse ancora manca loro, cioè la consapevolezza della forza della testimonianza. Devono essere coscienti della loro forza: una società come quella italiana che è in grado di mobilitare oltre 500mila giovani con questo livello di impegno, coinvolgimento e presenza è ovvio che non ha nulla da temere per il suo futuro”. Riferendosi ai discorsi a braccio tenuti dal Papa a Loreto, Meluzzi sostiene che “non siamo davanti solo a un Pontefice teologo e filosofo ma a un pensatore capace di non disgiungere mai l’annuncio del Vangelo dal Logos, dalla ragione, argomentando ogni pensiero così che fede e ragione, storia e annuncio pastorale, non siano staccati. E questo ne aumenta l’efficacia e il fascino sui giovani. Benedetto XVI è di una modernità straordinaria”.
(03 settembre 2007)