Quel “sì” per sempre

AGORÀ DEI GIOVANI

Mezzo milione di giovani hanno accolto Benedetto XVI a Loreto per l’Agorà dei giovani, promossa dal Servizio nazionale di pastorale giovanile della Cei. Ascolto costante da parte dei ragazzi delle parole del Papa alla veglia del 1° settembre e alla messa del giorno successivo. Ha raccolto molto consenso la riflessione sulla famiglia, il matrimonio e l’amore. “Nel più intimo del cuore” ogni giovane, ha sottolineato Benedetto XVI “coltiva il sogno di un amore che dia senso pieno al proprio avvenire. Per molti questo trova compimento nella scelta del matrimonio e nella formazione di una famiglia dove l’amore tra un uomo e una donna sia vissuto come dono reciproco e fedele, come dono definitivo, suggellato dal sì pronunciato davanti a Dio nel giorno del matrimonio, un sì per tutta l’esistenza”.

Il canale e le parole giuste. “Aver sottolineato che la Chiesa non è tutta divieti e precetti, ma è ben altro, è condurre alle cose belle e positive della vita significa da parte di Benedetto XVI di aver compreso una delle vie privilegiate per incontrare il cuore dei giovani di oggi, di aver trovato il canale e le parole giuste”. Così Ina Siviglia, docente di antropologia teologica alla Facoltà Teologica di Sicilia, ha commentato le parole che il Papa ha rivolto ai partecipanti all’Agorà dei giovani. Anche la scelta di parlare, a cuore aperto, di amore, famiglia, matrimonio è stata felice perché “ha affrontato un tema che sicuramente tocca i giovani, perché l’amore per sempre è l’aspirazione più profonda dell’uomo”. Per Siviglia, inoltre, l’aver parlato di questi temi “è un’applicazione molto importante sulla linea dell’enciclica Deus caritas est, che mostra come quella riflessione non sia solo teorica, teologica o squisitamente dottrinale, ma è invece una questione esistenziale e antropologica”. “I giovani – prosegue la docente – colgono il taglio esistenziale di questa affermazione, Deus caritas est, che è il modo per annunciare u n Dio che è vita e non un insieme di leggi, né un elenco di no. È, piuttosto, un sì alla vita, all’amore, alla felicità, intesa come possibilità e capacità da parte dell’uomo di trovare la via della pienezza e della realizzazione”.

L’aspirazione nascosta. Anche la risposta numerica dei giovani all’incontro con il Papa – per Siviglia – “non è casuale”: “I giovani, sull’onda delle Giornate mondiali, hanno acquisito una sensibilità alla figura del Papa, e Benedetto XVI, anche se in maniera meno spettacolare di Giovanni Paolo II, va conquistando i giovani dal punto di vista dei contenuti e questo mostra come la comunicazione funzioni sul piano della presa della persona”. “La risposta così entusiastica ai temi della famiglia e dell’amore – continua Siviglia – indica anche un’aspirazione nascosta nel cuore dei ragazzi: l’amore eterno e l’incontro con la persona con cui condividere la vita, una vita fatta anche di scelte responsabili, sia in ordine alla fede sia in ordine alla concezione della fedeltà e dell’amore”. Insomma, “i giovani avvertono il bisogno di trovare un punto di riferimento in quest’aspirazione che è seminata nel cuore dell’uomo da Dio stesso”. Così, “il rapporto tra uomo e donna, in questo contesto, sfugge all’idea di un amore consumistico, di un amore che si riferisce solo alla sfera della sessualità e abbraccia, invece, l’intera vita: l’uomo per la donna e la donna per l’uomo diventano i segni di un amore che si rende presente, un amore divino”.

Un ponte verso un futuro migliore. Per Siviglia, dunque, “c’è una corrispondenza tra la caritas che Dio è e l’amore che l’uomo e la donna si scambiano, laddove la sessualità diventa la gioia dell’incontro come il Cantico dei Cantici sa mostrare, ma non è isolata dal resto del contesto: della comunicazione, del dono, del sacrificio, della capacità di essere fecondi e di dare vita”. “Su questo tema il Papa – ricorda la teologa – sta tornando a vari livelli e in dive rse occasione, come l’incontro mondiale con le famiglie dello scorso anno di Valencia. Benedetto XVI si esprime non solo con il no ai dico, ma con un sì alla vita e alla possibilità di seminare questa speranza, questa certezza che l’amore umano può riflettere l’amore divino”. D’altra parte, i giovani guardano con fiducia a questo Papa, “nominato già con i capelli bianchi”: “La sua autorevolezza deriva dal fatto che dice parole sapienti. Il suo sguardo, i suoi gesti, il suo cuore sono protesi verso le nuove generazioni per indicare loro la strada in un momento di grande smarrimento”. In effetti, “i giovani hanno scoperto, con Giovanni Paolo II prima e con Benedetto XVI adesso, che la terza età, a quei livelli di profondità, di spiritualità e di responsabilità ecclesiale, ha qualcosa di grande da donare alle giovani generazioni. Benedetto mi pare un ponte lanciato verso le nuove generazioni: quindi, non un Papa conservatore, non un Papa ripetitivo, piuttosto un Papa che proietta i giovani e se stesso verso un futuro migliore”.

(03 settembre 2007)