EBREI ED EUROPA
Una cultura che ha arricchito la storia del vecchio continente
La diaspora del popolo ebraico non è solo conseguenza della distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d. C., ma è legata anche ai viaggi e ai commerci dei mercanti ebrei nel Mediterraneo, a partire dal III secolo a.C.,in particolare ad Alessandria d’Egitto. “Le più antiche comunità della diaspora si stanziarono anche a Roma, e successivamente, dal V al VIII secolo d. C. nelle regioni italiane di Puglia e Sicilia, in Spagna e in Provenza”. A tracciare una mappa storica della diffusione della popolazione e della cultura ebraica in Europa è ANNA FOA , storica dell’Università di Roma “La Sapienza”, intervenuta nei giorni scorsi alla XXIX Settimana europea promossa a Gazzada (Varese) dalla Fondazione Ambrosiana Paolo VI con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Tema dell’incontro, “Storia religiosa degli ebrei in Europa”. “L’intreccio della tradizione ebraica con le altre forme culturali e religiose presenti in Europa” ha conosciuto “nei secoli momenti di fecondo confronto” così come di efferate violenze, ma è innegabile “il contributo della cultura ebraica alla storia del vecchio continente”, in particolare “per l’impronta originale del pensiero e del sapere” ha sottolineato SANTE GRACIOTTI , accademico dei Lincei e coordinatore del convegno. ITALIA E GERMANIA. “Nei primi secoli del Medio Evo – ha spiegato Foa -, tramite le comunità ebraiche dell’Italia meridionale penetra in Occidente il Talmud”. Tra l’VII e il IX secolo iniziano le migrazioni verso l’Italia centrale e settentrionale e, di qui, verso la Francia e il Reno. Dal X secolo si diffondono in Germania le cosiddette comunità ashkenazite (da Ashkenaz, nome ebraico della Germania, ndr.), che danno vita “ad un momento alto della cultura ebraica della diaspora, segnato da un’efficiente organizzazione della comunità e da buoni rapporti con il mondo cristiano”. Una fase che entra in crisi “a causa delle persecuzioni che seguono la prima crociata (1097)” e conoscerà il momento più tragico con la peste nera del 1348 “che porterà alla distruzione delle comunità tedesche e alle loro migrazioni verso l’Italia e la Polonia”. SPAGNA. Il secondo grande ceppo etnico-culturale ebraico è quello dei sefarditi, presenti in Spagna fin dal IV secolo con “una propria specificità in Aragona e Castiglia”. Alla fine del XIV secolo, tramontata quella che Graciotti definisce “l’età d’oro che fu la Spagna delle tre religioni (cristianesimo, ebraismo e islam, ndr)”, essi iniziano ad essere vittime di persecuzioni e violenze “che culminano nel 1492 con la loro espulsione dalla Penisola iberica”. Di lì, prosegue Graciotti, i sefarditi “si irraggiano in Francia, Olanda, Italia e persino nei Balcani. ITALIA. “ Né ashkenaziti né sefarditi – spiega ancora Foa -, gli ebrei italiani si chiamano itakim e tra il XIII e il XIV secolo seguono una linea migratoria dal Sud al Nord della penisola”. Alla fine del Duecento “nell’Italia centrale si diffondono piccole comunità di prestatori di denaro”, mentre “in tutta la diaspora occidentale la comunità romana è l’unica a durare senza interruzioni dall’età antica”. Nel Trecento l’Italia si popola anche dei gruppi migrati da Germania, Spagna e Provenza. Risale al 1516 la creazione del ghetto di Venezia, al quale segue nel 1555 la creazione di quello di Roma. L’EUROPA DELL’EST. Tra il XVI e il XVII secolo il mondo ebraico cresce in Polonia, Lituania e Russia. A partire dal Settecento la maggior parte degli ebrei, sottolinea Foa, “appartiene all’Europa orientale, mondo più povero ed arretrato”. Nell’Ottocento si acuisce il divario tra ebrei dell’est e ebrei dell’ovest: mentre “in Occidente essi entrano a far parte della modernità – annota la storica – in Oriente cresce l’antisemitismo, e dalla Russia parte l’esodo di milioni di ebrei verso l’America e, al tempo stesso, l’emigrazione sionista in Palestina”, che si arricchisce anche di gruppi provenienti dalla Polonia e dalla Germania. DALLA SHOAH AD OGGI. “Con l’avvento del nazismo il mondo ebraico dell’Europa orientale viene completamente soppresso; dal 1948 inizia la ricostruzione che vede la fondazione dello Stato di Israele, l’emigrazione dall’Europa e la persistenza della diaspora”. “Tre oggi i poli dell’ebraismo – è la conclusione di Foa -: Israele, la diaspora americana e l’Europa. Proprio quest’ultimo stenta ora a trovare un ruolo autonomo, a crearsi un’identità rinnovata”.