Il cammino prosegue

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Benedetto XVI, in visita in Austria in occasione dell’850° anniversario della fondazione del Santuario di Mariazell, ha acceso sabato, durante i Vespri, una candela proveniente da Sibiu per pregare per l’unità e mettersi in collegamento ideale con i circa 2.500 delegati alla Terza Assemblea ecumenica europea che si è svolta a Sibiu, in Romania, dal 4 al 9 settembre. Il Papa ha ricordato numerose volte, in Austria, l’evento ecumenico organizzato dal Ccec (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e dalla Cec/Kek (Conferenza delle Chiese europee), a dieci anni di distanza dalla II Assemblea di Graz. La prima era stata a Basilea nel 1989.

L’accoglienza delle comunità locali. Grande è l’accoglienza che le comunità cristiane locali hanno offerto ai delegati, invitandoli a vari momenti di celebrazione e preghiera. “E’una gioiosa opportunità, quella di pregare insieme”, ha detto un giovane italiano dopo la messa nella chiesa romano-cattolica della Santa Trinità. “Non si può immaginare per quanto tempo abbiamo atteso questi ospiti e quanto siamo felici di vedervi qui”, ha aggiunto una donna di Sibiu. “Finché preghiamo insieme l’ecumenismo vive”, ha osservato un delegato lituano. Le funzioni della sera si sono svolte nella cattedrale ortodossa e in altre due chiese ortodosse, nella cattedrale luterana e nella Johanniskirche, nelle chiese romano-cattoliche, greco-cattoliche, riformate e battiste. I cristiani di tutte le confessioni sono stati invitati a partecipare alle preghiere ecumeniche offerte dalle Comunità di Taizé e di Iona.

“Vivere come figli della luce” per “lasciare un segno e trasformare il mondo”. E’ il cuore della meditazione proposta dal vescovo donna della Chiesa evangelico-metodista di Germania, Rosemarie Wenner. “Nel nostro tempo segnato dal profitto e dalla pressione per il rendimento – ha detto il vescovo W enner – le persone hanno fame di bontà”. Per le Chiese questa constatazione deve avere un risvolto sull'”agire concreto” perchè “se prendiamo sul serio la Bibbia – ha detto il vescovo evangelico – Dio si mette dalla parte di coloro che sono stati privati del necessario. Dio si schiera dalla parte dei poveri. Dio include i reietti nella propria comunità”. “Dio ci conceda di vivere oggi – ha concluso il vescovo – come coloro che sono illuminati da Cristo, affinché come figli della luce portiamo frutti di bontà, giustizia e verità”.

Fede e amore per il futuro dell’Europa. “C’è bisogno di una vita traboccante di fede e di amore in questa Europa povera di visioni per il futuro”: lo ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. “I cristiani d’Europa hanno in questi giorni una grande occasione per guardare insieme il nostro continente nel mondo, se sentono questa assemblea non come fatto rituale”, ha esordito Riccardi. Le passioni nazionalistiche sono, a suo avviso, “una posizione antistorica”, visto che “la gran parte dei Paesi europei, piccolo o medi, non possono affrontare da soli le grande sfide del mondo, il confronto con le economie e le civiltà dei grandi Paesi asiatici come la Cina e l’India”. “L’Europa non può diventare un’isola protetta come una fortezza” ha avvertito, perchè “non è individuando nemici all’orizzonte che si trova il coraggio di essere se stessi, scelta spesso facile, in cui si può alzare il cristianesimo come una bandiera contro eventuali nemici”. Per cui “quello che ci proponiamo e che proponiamo all’Europa – ha affermato – é non vivere più per se stessi” : “I cristiani debbono liberarsi dalla paura e dall’avarizia insaziabile che ci fanno vivere per noi, impotenti, chiusi, presi da piccole liti di famiglia, dentro un presente ricco di benessere e pace, senza preoccuparsi di chi è fuori dall’Europa senza pace né vita degna”. La responsabilità dei cristiani europei di creare pace nel m ondo, ha sottolineato, “non può dimenticare l’Africa” (“banco di prova della moralità della politica internazionale”) né il bisogno di giustizia nel Sud del mondo.

Il messaggio di Karekin II. L’augurio di “trovare soluzione alle questioni che interpellano le nostre Chiese sulla base della comprensione vicendevole, del rispetto reciproco e dello spirito di cooperazione”. Lo ha formulato Karekin II, Patriarca supremo e catholicos di tutti gli armeni, in un messaggio inviato ai delegati. “Alle nostre Chiese – si legge nel testo – non mancano le sfide da affrontare. Siamo testimoni della mancanza di amore e di coesistenza pacifica nella vita sociale; di tentativi di abuso dei valori spirituali e morali per fini politici. I diritti umani sono ignorati e la libertà religiosa è messa in pericolo in alcuni Paesi d’Europa. Siamo sempre più preoccupati dei problemi dell’ambiente e dei cambiamenti climatici”. “Cerchiamo – ha esortato Karekin – di trovare la forza di incontrarci pacificamente e insieme per affrontare le sfide delle nostre Chiese e dei nostri popoli”.

Una testimonianza dall’Armenia. “Cari amici, c’è stato un tempo in cui vivevo nelle tenebre, nel freddo glaciale di una notte d’inverno”. Inizia così a “lettera vivente”, ossia la testimonianza del rev. Mesrop Parsamyan, della Chiesa apostolica armena. “Sono nato in Armenia durante il periodo sovietico, quando molti vivevano come se Dio non esistesse -ha raccontato -. Ma ricordo molto bene il giorno in cui Dio mi ha parlato e ha riscaldato con il suo amore l’Armenia, appena liberata dalle catene dell’ateismo sovietico”. “Era un sabato mattina d’estate e avevo solo 12 anni – ha continuato -. Avevo deciso di unirmi ad alcuni amici sportivi che andavano a piedi al monastero di Khor Virap”. “Abbiamo percorso 40 km sotto il calore del sole e quando siamo arrivati al monastero era già notte”. Trascorsa la notte al monastero, al risveglio lo attendeva una novità: “Quel mattino fu totalmente diverso da tutti gli altri e resterà per sempre impresso nella mia anima”. Dopo aver pregato con i monaci e partecipato alle loro liturgie “ho sentito come se qualcosa di infinito, ma importante, avesse cambiato la mia anima”.

Nell’Agorà tante proposte. In uno degli edifici nei pressi della tenda dove si svolgono le plenarie, è stata infatti allestita una “Agorà”, uno spazio con numerosi stand dove le organizzazioni e le Chiese di tutta Europa presentano le loro attività e distribuiscono materiali. Tra gli stand, quello delle organizzazioni italiane di Insieme verso Sibiu/Pax Christi Italia e Cipax e di Osare la pace per fede e Sae. Le organizzazioni chiedevano ai delegati di appoggiare le loro proposte durante i forum e le sessioni plenarie, per rendere concreti gli impegni della Charta oecumenica. Tra queste, l’organizzazione di incontri a livello nazionale o continentale sui temi che sono “ostacoli ad una unità visibile”, l’ introduzione nei riti di ogni Chiesa di preghiere ecumeniche, la promozione di incontri giovanili, la creazione di una rete ecumenica europea per la pace e di una rete per la tutela dell’ambiente. Alle Chiese cristiane viene suggerito, inoltre, di prendere una posizione comune per “dichiarare il possesso delle armi atomiche un peccato contro Dio e contro l’umanità, di dedicare una Giornata ecumenica al dialogo con l’ebraismo e un’altra al dialogo con l’Islam”.

Europa e Africa, un destino comune. “Non vediamo come l’Europa possa salvarsi ed abbandonare l’Africa, o come l’Africa possa affrontare le sfide del suo sviluppo senza l’Europa”: parola di Kpakilè Joseph Felemou, della Guinea Conakry, presidente del Foguired, il Fondo guineano per la remissione del debito. Felemou è intervenuto al Forum sulla giustizia. “I giovani africani – ha detto – vedono oggi l’uomo europeo come se fosse del denaro in movimento, e i giovani europe i vedono gli africani solo come rifugiati e immigrati. Ma tutto è falso: è per questa visione deformata che i giovani africani sacrificano la loro vita sull’altare dell’immigrazione clandestina; è questa visione deformata che rende l’Europa infinitamente lontana dall’Africa”. Per moltissimi “raggiungerla è l’unico programma di vita”, perchè il vero problema “è la perdita della speranza e della fiducia nel loro mondo, nelle loro istituzioni, a volte anche nella loro stessa famiglia”. E se oggi “culturalmente l’Africa è europea” (sistema scolastico, tv, abbigliamento), esiste un paradosso: “Il viaggio dall’Europa all’Africa è molto rapido: ci vuole solo una mezza giornata di aereo. Invece il viaggio contrario è lunghissimo, per arrivare alla meta molti africani impiegano mesi interi e spesso vi perdono la vita” Felemou ha perciò invitato ad “accorciare questa distanza” e “combattere questa profonda ingiustizia”.

Proposte per un mondo più giusto. Al Forum sulla giustizia il Medio Oriente, la situazione dei Rom in tutto il continente, l’Est europeo, infine l’Africa sono stati al centro della discussione. “Cambiare il mondo è possibile perchè la giustizia è fatta dalle persone e da esse può essere cambiata”, ha osservato la norvegese Ingrid Naess Holm, dell’associazione Changemakers. Un particolare impegno lo hanno chiesto i giovani: “La Chiesa deve prendere una posizione forte sui temi come i diritti e la guerra”, ha affermato Jennifer (Yee) Hung, cattolica inglese di origine orientale. Secondo Andrei Banus, della Caritas Romena, “la Chiesa deve vivificare nelle persone il senso di responsabilità nei confronti dei poveri”.

Un grido di aiuto dai rom. Un grido di aiuto e di denuncia sulla situazione di povertà e discriminazione vissuto dal popolo rom in Romania. A lanciarlo è stato Gruia Ioan Bumbu, presidente della Agenzia nazionale per i Rom di Romania dalla platea del Forum sulla giustizia. “Non dimenticate che il motto di questo congresso – ha detto – è ‘La luce di Cristo illumina tutti’. Il popolo rom ha bisogno di luce. E la luce è accesso alla educazione, diritto ad una vita sana,ad una esistenza decente”. Secondo stime non ufficiali, i rom in Romania sono circa 2/3 milioni ma al censimento ne risultano solo 500 mila perchè la maggioranza preferisce non dichiararsi tale, a causa delle discriminazioni cui sono soggetti. Se ne vedono parecchi a Sibiu con i loro vestiti tipici: le donne con lunghe gonne colorate e fazzoletti in testa, gli uomini con il cappello nero a falda. Ma la situazione che vivono è drammatica : un “circolo vizioso” – ha detto il loro rappresentante – fatto di mancanza di educazione scolastica che inevitabilmente conduce a mancanza di lavoro, casa e assistenza sanitaria. Alla povertà si unisce una forte discriminazione cui sono vittime non solo in Romania ma anche in tanti altri paesi di Europa. Il rappresentante Rom ha chiesto aiuto alla Chiesa e di “unire le sue forze per migliorare la vita di questa gente”.

Gemellaggi ecumenici tra parrocchie. Una mozione della delegazione cristiano- cattolica delle Marche (Italia) propone “come via concreta”, la promozione di gemellaggi ecumenici tra parrocchie cristiane e monasteri di tutte le confessioni cristiane in Europa. Si tratta di dar vita, “in modo non sporadico, a piste di fraternità” per “favorire legami di conoscenza, preghiera, dialogo e collaborazione reciproca”. La proposta nasce da una esperienza decennale di gemellaggi che caratterizza la vita ecumenica nella regione Marche. Sono iniziative che generano “un movimento ecumenico capace di far crescere una nuova sensibilità, di aprire nuove prospettive, di aiutare le diverse confessioni che convivono in uno stesso territorio a riconciliare le loro memorie”. La delegazione chiede che le Chiese d’Europa costituiscano un centro incaricato di facilitare e coordinare i gemellaggi.

L’alternativa cristiana. “Lo stile di vita cristiana, basato sull’ascetismo e la condivisione, sul rispetto di Dio e della creazione, deve essere proposto alla società in questo particolare momento della storia”: ne è convinto il Metropolita Chrystopher, Primate della Chiesa ortodossa della Repubblica Ceca e della Slovacchia, che ha parlato durante il Forum sul creato. Questo stile di vita, ha detto, “deve essere offerto come alternativa” per “salvare la creazione di Dio”, “le generazioni future e tutte le specie viventi, animali e piante”. La tradizione ascetica, ha sottolineato, “ci insegna che le risposte a molte questioni che riguardano la crisi ambientale devono essere trovate nel cuore umano, non nella sfera dell’economia, della biologia, della tecnologia o della politica”. Altra caratteristica cristiana dovrebbe essere la condivisione: “Che ci piaccia o no – ha ricordato – noi consumiamo più risorse naturali dei nostri vicini del Sud”. Il Metropolita Chrystopher ha concluso con un interrogativo: “Abbiamo veramente il diritto di continuare in questo modo? Continueremo ad obbedire al re di questo mondo che ci ordina cento volte al giorno di comprare, usare e consumare fino alla fine?”.

Uno spettacolo in piazza. “Lungo il sentiero della luce”. Questo il tema dello spettacolo che venerdì sera nella piazza grande di Sibiu ha animato la serata dei delegati. Organizzato da Movimento dei Focolari, Comunità di Sant’Egidio e Comunione e Liberazione, lo spettacolo ha alternato momenti di musica, danza, canti ed esperienze. A conclusione alcuni giovani dalla platea sono saliti sul palco con in mano una candela accesa. Tra le testimonianze, quella di un gruppo proveniente da Resita (Romania). “È la strada verso l’unità – ha raccontato Pal Jozsef, sacerdote cattolico – sulla quale mi sforzo di andare giorno per giorno. A Resita siamo già 20 sacerdoti di Chiese diverse che ci incontriamo periodicamente per sostenerci nella vita pastorale partecipando sia alle conquiste che ai dolori gli uni degli altri. Questo spirito di unità e di fraternità si realizza anche fra i nostri parrocchiani e si sente nella vita civile della nostra città”. Molto sentita la preparazione e la partecipazione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che a Resita si svolge ormai da parecchi anni. “Veniamo a portarvi – ha proseguito Petru Bertentia, sacerdote ortodosso – un messaggio di fraternità e preghiamo Dio che ci sostenga fino al compimento del suo desiderio: che tutti siano uno”.

In ginocchio per l’unità. “Noi affermiamo oggi che vogliamo l’unità, che ci inginocchiamo e preghiamo per l’unità e ci impegniamo a lavorare per l’unità”: lo ha affermato l’8 settembre il cardinale Cormac Murphy O’Connor, arcivescovo di Westminster, durante l’omelia della celebrazione in rito bizantino nella grande tenda. “Alcuni che dicono che lo spirito ecumenico sta cominciando a svanire – ha osservato il card. Murphy O’Connor – o che non c’è il desiderio di unità. A queste persone dico no!”. Secondo l’arcivescovo di Westminster, “il nostro incontro di oggi è un grande evento ecumenico ma l’ecumenismo non è fatto solo di grandi eventi, ma anche di piccoli avvenimenti, nelle vostre case, parrocchie, villaggi e città”. Perchè “è dalle nostre case, strade, dopo essere stati qui, che contempliamo l’Europa: il nostro continente e la nostra casa”. “I valori del mondo sono nati in Europa – ha affermato -. I valori dell’Europa sono cristiani. Che vergogna, invece, vedere così tante persone e figure politiche incapaci di accettare questo fatto nella nostra storia”. “La nostra testimonianza e quella di numerose comunità dalla Costa Atlantica al Mar Nero – ha concluso – dimostra invece che il cristianesimo è vivo. È folle ignorare deliberatamente la fede degli europei o disprezzare il loro credo”.

La f esta della natività di Maria. L’8 settembre, festa della natività della vergine Maria, si sono svolte a Sibiu sette liturgie nelle diverse confessioni. “L’anno ecclesiastico ortodosso inizia con il primo settembre, l’autunno – ha spiegato il Metropolita Daniel Ciobotea, della Romania, nell’omelia della celebrazione ortodossa – perchè, secondo la tradizione giudaica, la storia dell’umanità è iniziata in autunno. La festa della Nascita della Madre di Dio è stata fissata dalla Chiesa l’ottavo giorno dell’anno ecclesiastico, perchè la cifra otto simboleggia l’eternità oppure la vita senza fine”. Daniel ha ricordato che “alcuni dei fondatori cristiani occidentali dell’Unione europea hanno voluto che l’intera Europa venisse messa sotto la protezione della Madre di Dio”. “Purtroppo – ha affermato – questa bellissima intenzione è stata dimenticata, e la bandiera blu con le dodici stelle in cerchio è stata interpretata in una prospettiva secolarizzante, senza alcun significato religioso. Con tutto ciò, i cristiani dell’Europa si arricchiscono moltissimo dal punto di vista spirituale quando non separano il sacramento della Chiesa dal sacramento della Vergine Maria, quella umile e misericordiosa, e la invocano sempre di più nelle preghiere per l’unità cristiana, per le famiglie e per la riconciliazione nella società”.

L’Europa ha bisogno dei cristiani. “Non possiamo continuare a viaggiare in ritardo. L’Europa ha bisogno dei cristiani, ha bisogno delle radici cristiane che sono al fondamento di questo continente”. Lo ha detto al Sir, a conclusione dei lavori, il metropolita Gennadios di Sassima (Patriarcato ecumenico), co-presidente del Comitato preparatorio. “È stata una grande esperienza spirituale – ha aggiunto -. Crediamo che da Sibiu partirà un messaggio credibile, che vuole essere una sfida al mondo di oggi e alla costruzione di una nuova Europa”. L’Assemblea – ha spiegato il metropolita – si è svolta i n “un Paese che entra in Europa adesso dopo tanti anni di regime comunista. È un Paese con grandi speranze e questo pellegrinaggio spirituale delle Chiese d’Europa dimostra la volontà dei cristiani a continuare a lavorare insieme mettendo in evidenza che non è più possibile vivere isolati. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. L’Est ha bisogno dell’Ovest come l’Occidente ha bisogno dell’Oriente. Non possiamo più vederci come un pericolo ma come fratelli”. “Questa Assemblea – ha proseguito il metropolita – è una marcia della volontà di Dio, realizzata con tanti anni di lavoro e di preparazione, con tante difficoltà. Tutte le Chiese di Romania – cattolici, protestanti, ortodossi – hanno fatto il possibile per questa Assemblea. Speriamo che il messaggio delle Chiese da Sibiu, che è un messaggio per tutte le Chiese e i cristiani d’Europa, smuova i cuori e spinga tanti ad agire subito”.

Ortodossi e cattolici in dialogo. Finita l’esperienza di Sibiu, il metropolita Gennadios già guarda al futuro prossimo del dialogo ecumenico e ricorda che tra due settimane, esattamente dal 9 al 15 ottobre, si svolgerà a Ravenna la X Sessione plenaria della Commissione mista internazionale di dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. “Con il Vaticano e, quindi, la Chiesa cattolica – spiega – siamo, si può dire, sulla stessa frequenza spirituale. Speriamo che il dialogo che avremo tra due settimane a Ravenna possa segnare un passo avanti. Tutti i dialoghi sono difficili. Ma devono essere difficili per essere costruttivi. Se non sono difficili, non portano a niente. È difficile perchè siamo uomini, e siamo uomini con tante rigidità”. Dopo quasi sei anni di sospensione, la Commissione mista di dialogo si è riunita lo scorso anno a Belgrado ed ha studiato un testo che fa da prologo alla questione più rilevante del contenzioso fra cattolici e ortodossi: il ruolo del vescovo di Roma nella Chiesa di Dio e nella comunione fra le Chiese. La Commissio ne mista è composta da 30 membri ortodossi e 30 cattolici.

No ad un cristianesimo su misura. A volte possiamo “avere la tentazione di fare una selezione della parola di Cristo, di cogliere nel testo stesso del Vangelo solo i passaggi che ci convengono. Il rischio grande è di fare un cristianesimo a nostra misura”. Il card. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vicepresidente del Ccee (Consiglio delle conferenze episcopali europee), ha posto questa preoccupazione al centro dell’omelia della messa celebrata nella giornata conclusiva della terza assemblea ecumenica. Per evitare questo rischio, ha aggiunto il cardinale, occorre una revisione che deve essere fatta “personalmente, comunitariamente ed ecclesialmente”. Un percorso, ha precisato, che potrebbe apparire “alcune volte troppo difficile” ma, ha affermato, riferendosi all’unità dei cristiani, “non dimentichiamo che questo appello del Signore non è solamente l’espressione di un’esigenza, ma anche la promessa di un dono. È Cristo che ci dona la forza di camminare con lui”. Richiamandosi a queste parole, il presidente della Conferenza episcopale rumena, l’arcivescovo di Bucarest mons. Ioan Robu, nel saluto dopo la messa ha aggiunto che la grande partecipazione dei cattolici all’Assemblea di Sibiu “é il segno della volontà di proseguire con sempre maggior consapevolezza nel cammino ecumenico, è una presenza visibile che richiama una presenza invisibile”.

(10 settembre 2007)