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Un segno dei tempi

Messaggio finale dei delegati. Le “nove parole” dei giovani

“Questo messaggio è un segno dei tempi ecumenici”. Lo ha detto JEAN-ARNOLD DE CLERMONT , presidente della Conferenza delle Chiese europee (Kek) presentando il messaggio che le Chiese cristiane d’Europa hanno lanciato da Sibiu al termine della Terza Assemblea ecumenica europea. “Traspare – ha aggiunto – una forte volontà di prolungare il dialogo e un’esortazione a immaginare nuovi mezzi. Possiamo anche dire che la testimonianza comune sfida il dibattito teologico ad andare avanti”. Mons. VINCENZO PAGLIA , co-moderatore del comitato organizzatore dell’assemblea, ha già lanciato un quarto appuntamento, “magari rivolto verso l’Africa”. “Quest’assemblea – ha affermato – ha intrecciato indissolubilmente l’essere cristiani europei e universali”. “Non possiamo ritardare la riscoperta della responsabilità dell’Europa verso il mondo. Continuiamo a sognare Chiese sorelle e popoli fratelli. Divisi, diventiamo complici dei conflitti”. Il metropolita Gennadios di Sassima, anche lui co-moderatore, ha infine ribadito come, nonostante persista una dolorosa separazione, Sibiu sia stata una “piattaforma per riunire le diverse Chiese nel loro ruolo all’inizio del millennio”. Riportiamo una sintesi del testo finale e del messaggio che sempre a sibiu i giovani delegati hanno presentato in Assemblea.UNITÀ. Un impegno a proseguire il cammino verso l’unità visibile perché è una condizione imprescindibile per dare una testimonianza “credibile” all’Europa e al mondo. “Oggi non c’è alternativa al dialogo: non un compromesso, ma un dialogo della vita in cui possiamo dire la verità nell’amore”. Lo hanno sottoscritto a Sibiu le Chiese cristiane d’Europa (cattolici, ortodossi e protestanti) nel messaggio finale dove sono contenute anche 9 “raccomandazioni” come base di azione comune per il futuro. “La nostra testimonianza a favore della speranza e dell’unità per l’Europa e per il mondo – si legge – sarà credibile soltanto se proseguiamo il nostro cammino verso l’unità visibile”. “A Sibiu abbiamo sentito di nuovo la dolorosa ferita della divisione fra le nostre Chiese”. “Tuttavia, la nostra fiducia nel potere trasformante della luce di Cristo è più forte dell’oscurità, della rassegnazione, del fatalismo, della paura e dell’indifferenza”. Nelle prime tre raccomandazioni, i delegati si rivolgono alle Chiese affinché rinnovino la missione di “proclamare Cristo come la Luce e il Salvatore del mondo”, di “proseguire il dibattito sul riconoscimento reciproco del battesimo” e di sperimentare “attività che ci uniscono” come “la preghiera l’uno per l’altro e per l’unità, pellegrinaggi ecumenici, formazione teologica e studio in comune”.PACE, GIUSTIZIA E SALVAGUARDIA DEL CREATO. Nella quarta raccomandazione si chiede di “prestare attenzione all’appello dei giovani, degli anziani, delle minoranze etniche, dei portatori di handicap”. Nel paragrafo, c’è un “appello agli Stati europei” affinché “compiano ogni sforzo per assicurare l’immigrazione regolare, l’integrazione dei migranti, dei rifugiati e di coloro che chiedono asilo”. Le ultime raccomandazioni, precedute da una premessa che ribadisce la sacralità della vita “dal concepimento alla morte naturale”, riguardano l’impegno dei cristiani per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato. “Rifiutiamo la guerra come strumento per la risoluzione dei conflitti, per i quali promuoviamo i mezzi non violenti, ed esprimiamo la nostra viva preoccupazione per il riarmo militare. La violenza e il terrorismo nel nome della religione sono una negazione della religione!”. Le Chiese esortano poi tutti i cristiani europei a sostenere “con forza gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite come provvedimento pratico urgente per alleviare la povertà”. Riguardo infine l’impegno ecologico, i delegati hanno chiesto a Ccee e Kek di avviare un “progetto consultivo” che affronti le problematiche della responsabilità europea nei confronti della giustizia ecologica” e che “il periodo che va dal 1 settembre al 4 ottobre venga dedicato a pregare per la salvaguardia del creato”.IL MESSAGGIO DEI GIOVANI. Nove parole chiave, tra cui “unità”, “testimonianza”, “creato”, “pace”, “giustizia”, “migrazioni”, racchiudono le raccomandazioni dei giovani delegati di tutta Europa espresse oggi nella plenaria della III Assemblea ecumenica europea in corso a Sibiu. Il messaggio dei giovani, accolto da calorosi applausi, propone una serie di impegni concreti e posizioni coraggiose. “Unità”, ad esempio, “non significa uniformità – ricordano – ma può esistere unità nella diversità”. Alla voce “Testimonianza” i giovani chiedono alle Chiese di “smettere di competere tra di loro e cominciare a vivere veramente il Vangelo” perchè “non dobbiamo testimoniare le dinamiche di potere delle nostre Chiese ma Cristo”. La “Pace” richiede invece l’impegno contro “il commercio e la produzione di armi” e l’istituzione di una Agenzia europea per la pace. “Essendo parte della società – scrivono poi i giovani alla voce “Giustizia” – anche le Chiese sono parte del sistema di ingiustizia”. Da qui l’impegno ad “alzare la voce contro le politiche migratorie oppressive e la supremazia dei Paesi industrializzati nell’interazione globale, promuovere pari opportunità di educazione”. I giovani invitano anche a fare passi concreti anche nella salvaguardia della “Creazione” e alla voce “Religioni”, si dicono pronti a considerare Sibiu come “un punto di partenza per un rinnovato dialogo interreligioso”.