GIOVANI
Agorà del Mediterraneo: a Loreto (Italia) le delegazioni di 25 Paesi
Una settimana d’incontro e riflessione sulla beatitudine evangelica “Beati quelli che sono puri di cuore: essi vedranno Dio”. È ciò che hanno vissuto i circa 70 delegati, provenienti da 25 Paesi, che hanno partecipato, fino a domenica 9, alla sesta edizione dell'”Agorà dei giovani del Mediterraneo”, organizzato a Loreto (Italia) dalla Conferenza episcopale italiana. Croazia, Slovenia, Israele, Palestina, Libia, Egitto, Malta, Francia, Portogallo, Libano, Albania, Giordania, Serbia, Montenegro, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Algeria, Turchia, Grecia, Spagna, Tunisia, Cipro, Siria e Italia i Paesi rappresentati. I giovani stranieri sono arrivati in Italia il 28 agosto: accolti nelle diocesi marchigiane, romagnole, umbre e abruzzesi assieme ai loro coetanei italiani, l’1 e 2 settembre alla piana di Montorso hanno incontrato Benedetto XVI in occasione dell'”Agorà dei giovani italiani”. Poi, tre giorni in pellegrinaggio tra Roma e Assisi, finché hanno fatto ritorno a Loreto. PURIFICARE LA MEMORIA. “Non possiamo essere liberi se non perdoniamo alle persone che ci hanno fatto del male”. È il messaggio che EFREM MUSUNDI , giovane del Rwanda sopravvissuto ai massacri fratricidi che hanno insanguinato il suo Paese nel 1994, ha trasmesso con la sua testimonianza. Musundi, all’epoca sedicenne, negli scontri tra hutu e tutsi vide morire il padre e i nonni, e per anni perse le tracce degli altri familiari: la mamma, quattro fratelli, due sorelle e diversi cugini. “La notte in cui uccisero mio padre – ha ricordato – scappai nella campagna, e per un mese rimasi nascosto. In qualunque momento potevo essere trovato e ucciso, e pensavo: ‘Se mi prendono spero che mi sparino'”. Oggi Musundi vive in Francia e lavora nel commercio equo e solidale. “Un modo – ha spiegato – per ringraziare il Signore di ciò che mi ha concesso, permettendo ad altre persone di avere una vita dignitosa”. Mentre, in Rwanda, la purificazione della memoria sta percorrendo le strade del perdono e della convivenza. “I responsabili della morte di mio padre – ha precisato – erano in prigione. Mia mamma ne ha chiesto la liberazione, e ora lavorano nella sua fattoria”. Il giovane è infatti convinto che “la speranza di un futuro migliore, dove non ci sarà la guerra” passi dal riconoscimento “degli errori e delle tragedie”, ma soprattutto attraverso il perdono. DIALOGO NEI BALCANI. Purificare la memoria è un tema di scottante attualità anche in Europa, nella regione balcanica. “Il dialogo è lo strumento principale per superare le sofferenze che il Kosovo ha vissuto in tempi recenti”, affermano LAURA D’ESTE e LUCIA PINO , che come caschi bianchi di Caritas italiana hanno vissuto un anno in Kosovo . “All’apparenza – dichiarano le due volontarie – oggi tutti negano che ci siano problemi di convivenza, ma sottovoce tanto gli albanesi quanto i serbi confessano di convivere con una certa paura”. Una situazione che si regge su “uno strano equilibrio”, dove la presenza della forza internazionale dell’Onu, se da una parte “non favorisce il superamento di quanto accaduto in passato”, dall’altra è necessaria perché, se venisse a mancare un controllo esterno, “c’è il rischio che i serbi divengano ancor più discriminati di quanto lo sono ora, o, peggio, che si riaccendano focolai non ancora del tutto spenti”. Ma “il dialogo è possibile – sottolineano -, soprattutto partendo dai giovani”. Sui giovani ripone le speranze anche RITA ZADRIMA , delegata del Montenegro , che evidenzia come “la riconciliazione non possa essere immediata ed è passato ancora troppo poco tempo”. “Sarà necessario un cambiamento generazionale” osserva, ricordando tuttavia “l’importanza del dialogo e dell’incontro, soprattutto in una realtà come quella montenegrina, dove etnie e religioni s’intrecciano”. NON DIMENTICARE LE PROPRIE ORIGINI. Non dimenticare ciò che è fuori dai confini nazionali è un esigenza per tutti i giovani convenuti a Loreto. “Incontri di questo tipo servono a instaurare un dialogo e costruire un mondo di pace”, precisa AXELLE LATOURETTE , proveniente dalla Francia . “A partire dalla comune fede cristiana – osserva – lo scambio di esperienze aiuta a crescere”. Tuttavia “conoscere le differenze arricchisce, purché non si dimentichi la propria identità e la propria storia”. Mentre ENRIQUE HERNÁNDEZ , della Spagna , parla della difficoltà di comunicare la fede a tutti quei giovani, che nel suo Paese sono la maggior parte, indifferenti “non solo verso la Chiesa cattolica, ma circa qualunque proposta di fede”. A questi Hernández intende offrire la sua testimonianza, all’indomani dell’Agorà: una testimonianza fatta “di gesti concreti, e non di parole, perché solo se vedono in noi persone impegnate a cambiare il mondo, sostenuti dalla fede e dall’amore, potranno cominciare a porsi domande”.