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Europa, comunicazione ed ecumenismo
È necessario, per costruire l’Europa dei popoli, delle culture e dell’apertura al mondo, “un grande sforzo comunicativo”.”Tale impegno – scrive il card. Carlo Maria Martini in Effatà-Apriti , 1990 – tocca da vicino la vita delle Chiese: è un impegno di comunicazione ecumenica”.”La collaborazione ecumenica può realizzarsi in tutti i campi della comunicazione sociale: essa è già di per sé una testimonianza offerta al mondo”, premette il Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali nel documento dedicato ai criteri di collaborazione ecumenica e interreligiosa nei media (1989).Sono alcuni dei pensieri, sul tema “comunicazione ed ecumenismo”, che ho desiderato proporre all’incontro dei portavoce delle Conferenze episcopali europee (Ccee) con gli operatori della comunicazione di altre Chiese cristiane europee (Kek), tenutosi a Sibiu, nel contesto della Terza Assemblea ecumenica europea (4-9 settembre).È stata la prima esperienza di questo tipo e, anche se di breve durata, è da porre, soprattutto per le prospettive che apre, tra i frutti dell’assemblea. Si tratterà di proseguire e di trovare modalità e occasioni di approfondimento, di scambio di esperienze nelle singole Chiese cristiane, negli organismi ecclesiali europei, nei coordinamenti internazionali dei media. È nel frattempo importante e utile cogliere il valore di questo primo piccolo passo. Con una particolare attenzione al linguaggio.Oggi ci sono molta più cura e sensibilità di ieri nell’informazione che una Chiesa cristiana dedica all’altra a cominciare dalle questioni dottrinali e teologiche. Le differenze rimangono ma cresce la cultura della serietà. Le superficialità, i giudizi sbrigativi e i pregiudizi appartengono ormai solo a chi ha perso qualche pagina di storia e rimane alla periferia di una realtà in cambiamento. Si racconta, nei media cristiani, sempre più di esperienze di dialogo e di condivisione sul territorio: la notizia non è solo la settimana di preghiera per l’unità. Si racconta sempre più di impegni condivisi per la pace, il creato, i diritti umani, la giustizia e così, tra l’altro, si entra nel mondo dei media laici proponendo un impegno e un messaggio comuni.Non si ignorano o sottovalutano le differenze – anche a Sibiu erano palesi – sui grandi temi della vita, della famiglia, della laicità… Su queste frontiere complesse sta, tuttavia, cambiando il tono e cresce lo sforzo di tenere alto il livello del confronto sull’essenziale. Non sembri fuori luogo dire che un contributo rilevante viene dall’etica professionale che con le sue regole e i suoi valori costituisce una premessa fondamentale e irrinunciabile anche alla comunicazione ecumenica. La deontologia pone le basi di un’informazione consapevole e responsabile della forza della parola e dell’immagine.Un’eco di questo si coglie, per quanto riguarda la Chiesa cattolica, nel documento del Pontificio Consiglio dove si afferma che deve esserci “da parte dei servizi cattolici di comunicazione e di coloro che vi operano il dovere di un’informazione giusta e oggettiva sul movimento ecumenico e sulle altre Chiese e comunità cristiane. Tale compito non dovrà mai impedire di presentare in pienezza la specificità del messaggio cattolico. Una più profonda conoscenza delle varie appartenenze religiose e delle diverse chiese e comunità ecclesiali cristiane costituirà occasione per un dialogo rispettoso di ciascuna identità e della verità”.Da Sibiu è venuto, tra gli altri, questo segnale: l’Europa crescerà anche grazie a una rinnovata comunicazione ecumenica.