IRAQ-EUROPA

Dalla paura alla speranza

La comunità cattolica caldea nel vecchio continente

È iniziata il 16 settembre scorso la visita del procuratore della chiesa caldea presso la Santa Sede e Visitatore apostolico in Europa, mons. PHILIP NAJIM , presso le comunità cattoliche caldee europee. A darne notizia è il sito baghdadhope che fornisce dettagli del viaggio che toccherà Germania, Danimarca, Norvegia e Svezia. Nella prima tappa, a Essen e Mönchengladbach (Germania), verrà presentato alle due comunità caldee, 450 famiglie, il nuovo sacerdote, p. Sami Al-Rais, (che in Iraq fu rapito il 4 dicembre 2006 e rilasciato dopo 6 giorni, ndr.). Questo viaggio è anche l’occasione per gettare lo sguardo sulla realtà delle comunità cattoliche caldee sparse in Europa ma che mantengono legami stretti con il loro Paese di origine. Da chi sono formate le comunità caldee in Europa? “Si tratta di famiglie che nei decenni passati hanno lasciato alle loro spalle la dittatura, le guerre e l’embargo e che ora sono integrate nel tessuto sociale del Paese che le ha accolte. Purtroppo la guerra del 2003 e gli episodi, terribili, di violenza di questi ultimi mesi, però, hanno accelerato la fuga di molte altre. Non si può negare, infatti, che in Iraq è in atto una vera persecuzione dei cristiani. E’ chiaro che per queste persone che immaginavano un futuro diverso e che si sono ritrovati negli scomodi panni di rifugiati, la realtà sia dura e per questo hanno bisogno di aiuto materiale e di conforto morale”. Qual è lo scopo di questa visita? “Incontrare queste famiglie e le comunità dei fedeli per raccoglierne i bisogni e far sentire loro la presenza unificante e consolatoria della Chiesa”. Si comincia dalla Germania… “In Germania, dopo Essen e Mönchengladbach dove presenterò alle comunità locali p. Sami, consegnerò alla diocesi di Monaco la lettera di presentazione per l’ammissione di un altro seminarista, il secondo, che studierà in quella città. Dalla Germania mi sposterò poi in Danimarca dove vivono circa 400 famiglie caldee e dove incontrerò sia il loro sacerdote, p. Faris Toma, sia il vescovo cattolico, mons. Czeslaw Kozon. Da lì mi recherò in Svezia che, vista la presenza di fedeli, circa 20.000, è stata divisa in tre centri per meglio seguirli”. La Svezia è il Paese che accoglie più fedeli caldei provenienti dall’Iraq. In che situazione si trova la comunità? “L’emigrazione in Svezia non è recente. La Svezia è stata sempre pronta ad accogliere coloro che, partendo da situazioni di svantaggio o pericolo volevano rifarsi una vita. Così è stato per molte famiglie caldee irachene. Nel Paese scandinavo, con p. Samir Dawood visiterò il nuovo centro caldeo, a Sodertalje, la città che ospita il maggior numero di fedeli caldei guidati da p. Maher Malko, a Eskilstuna incontrerò p. Paul Rabban e la sua comunità. Sarà anche un’occasione per incontrare i giovani, il nostro futuro, e capire i problemi della loro età, del loro vivere lontani dal Paese di origine”. Un’agenda fitta di impegni… “Oltre agli incontri con le comunità vedrò il vescovo di Stoccolma, mons. Anders Arborelius, che sta aiutando veramente le famiglie caldee, e visiterò la comunità in Norvegia, circa 100 famiglie che non hanno ancora un sacerdote”. Qual è la situazione nel resto dell’Europa? “Ci sono Paesi dove le comunità sono stabili da decenni, ed altri dove in pratica non esistono. A parte i Paesi già citati ci sono comunità in Francia, Olanda, Austria, Grecia, Belgio, Gran Bretagna e Georgia. In Georgia, ad esempio, con l’aiuto della diocesi caldea degli Stati Uniti occidentali di Detroit guidata da mons. Ibrahim N. Ibrahim, stiamo costruendo la prima chiesa caldea nel Caucaso, una sala per i fedeli e la casa del parroco, p. Benni Bet-Yadkar, il primo sacerdote caldeo in quel paese da dodici anni a questa parte”. Ci sono chiese dedicate al rito caldeo in Europa? “Ce ne sono tre, a Parigi, a Sarcelles, nella periferia della capitale francese, ed a Marsiglia. Ci sono poi altre chiese cattoliche romane dove viene celebrato anche il nostro rito. A Lione, a Vienna e negli altri Paesi che ho già elencato. Con l’aumentare dei fedeli stiamo anche cercando di costruire altri edifici di culto. In Svezia, ad esempio, stiamo acquistando un terreno destinato a questo scopo. In Germania l’arcivescovado di Monaco ha assegnato alla missione caldea un edificio di tre piani ora in fase di ristrutturazione che sarà finito nel 2008 e che ospiterà tra le altre cose anche le aule per il catechismo, molto importanti perché i bambini nati in Germania o arrivati lì piccolissimi non dimentichino le loro radici cattoliche caldee”. I caldei sono una presenza viva nell’ambito del cattolicesimo europeo… “Si, e bella. Quest’estate ho visitato le comunità in Olanda ed in Belgio ed il 15 agosto, il giorno della festa dell’Assunta ho celebrato insieme al parroco, padre Firas Ghazi, una messa nella cittadina belga di Banneux. C’erano più di 3000 persone provenienti da Belgio, Olanda, Germania e Francia. Un giorno molto felice, davvero”.