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Europa e Austria: i passi della storia
Ogni viaggio pontificio è l’occasione per ricordare i punti salienti della Dottrina sociale della Chiesa. Questa volta il viaggio si è svolto nel cuore dell’Europa, nella vecchia Austria, centro dell’antico impero asburgico, impero plurinazionale che durante i secoli ha riunito nazioni diverse, dall’Italia alla Polonia, dalla Germania all’Ungheria. La follia degli uomini ne ha fatto il capro espiatorio della Prima Guerra mondiale, e ne ha voluto la distruzione. Così è mancato in Europa tutto un mondo complesso di equilibri, di convivenza tra popoli diversi, un mondo di contatti tra Oriente e Occidente, un “paese-ponte”, come ha detto Benedetto XVI. Così fu aperta la strada ai nazionalismi che papa Pio XI denunciava come “esagerati”, ai totalitarismi e a disgrazie mai viste nella storia dell’umanità. Il recentissimo viaggio apostolico di Benedetto XVI in Austria è stato l’occasione per ricordare la sua vocazione in Europa : “Ci troviamo qui in un luogo storico, disse nella Hofburg, dal quale per secoli è stato governato un impero che ha unito ampie parti dell’Europa centrale e orientale”. Certo, ormai le condizioni sono cambiate “dopo gli orrori della guerra e le esperienze traumatiche del totalitarismo e della dittatura”, ma l’Austria resta comunque nel cuore dell’Europa, un luogo da cui guardare e osservare l’intero continente europeo. Per questa ragione il Santo Padre ha voluto dare un nuovo messaggio che offre una sorta di ritratto dell’Europa con tutte le sue contraddizioni. L’Europa è una realtà che si radica nel cristianesimo che, nel corso dei secoli, l’ha modellata, organizzata, strutturata. Si è riempita di chiese, di monasteri, di santuari, come quello di Mariazell. Ma questo mondo cristiano si è diviso e il dialogo ecumenico resta una speranza difficile da realizzare. Questo mondo cristiano, invecchiato, dubita di se stesso, non osa nemmeno parlare delle sue radici cristiane, ha paura del mondo attorno, in particolare della globalizzazione, lascia sviluppare nel suo seno, tra aborto ed eutanasia, una cultura di morte come diceva Giovanni Paolo II. E’ vero che nella sua storia l’Europa, come dice il Papa, “ha vissuto e sofferto anche terribili cammini sbagliati”, quali i “restringimenti ideologici della filosofia, della scienza ed anche della fede, l’abuso di religione per scopi imperialistici, il degrado dell’uomo mediante un materialismo teorico e pratico ed infine la degenerazione della tolleranza in una indifferenza priva di riferimenti a valori permanenti”. Ma nello stesso tempo, l’Europa resta un modello di vita basato su un certo ordine sociale, fatto di “efficacia economica con giustizia sociale, pluralità politica con tolleranza, liberalità ed apertura, conservazione di valori che a questo Continente danno la sua posizione particolare”. L’Europa è il mondo dove fede e ragione possono dialogare. E’ il mondo delle guerre ma anche delle riconciliazioni e di un modello di unità economica e politica che certo presenta ancora tante debolezze, ma che resta una realizzazione unica nella storia umana.Questa Europa che “ha una capacità di autocritica che, nel vasto panorama delle culture del mondo, la distingue e la qualifica”, ha una responsabilità singolare nei confronti del mondo. Ha la responsabilità di offrire un modello di vita sociale, di convivenza tra cittadini di culture diverse, di dibattiti democratici, ma anche di promuovere la pace e lo sviluppo, contro ogni forma di violenza, per il dialogo con tutti.