UE
Crescono razzismo e discriminazioni in molti Paesi europei
Crescono razzismo e discriminazioni in Europa. Un problema – rilevato da varie fonti – che si incrocia con quello delle migrazioni da paesi terzi, ma anche con alcune trasformazioni socio-culturali nei diversi paesi del Vecchio Continente. Un fenomeno che l’Anno europeo per le pari opportunità sta denunciando con forza.CRESCONO GLI ATTEGGIAMENTI DISCRIMINATORI. La neonata Agenzia europea dei diritti fondamentali, organismo indipendente dell’Ue, con sede a Vienna, che da quest’anno ha preso il posto dell’Osservatorio sul razzismo e la xenofobia, ha recentemente pubblicato il suo primo Rapporto sugli atteggiamenti discriminatori nei 27 Paesi comunitari. Presentato all’Europarlamento, il corposo documento (172 pagine di testi e tabelle) è pubblicato sul sito dell’Agenzia all’indirizzo http://fra.europa.eu. Il Rapporto, che si riferisce ai dati del 2006, “analizza il livello di discriminazione in settori quali il lavoro, il mercato immobiliare e degli affitti, l’istruzione”, “condannando la mancanza di informazione adeguata circa la violenza razziale perpetrata in gran parte dei paesi dell’Ue”. Secondo gli esperti di Vienna, “degli undici Stati che dispongono di dati sufficienti per la valutazione del grado di violenza riconducibile al razzismo, otto hanno dimostrato un andamento di violenza in crescita: Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Regno Unito e Slovacchia”. Solo per Repubblica Ceca, Austria e Svezia “si registra un’inversione di tendenza”. Ma l’Agenzia nota come “per gli altri 16 Stati l’informazione risulta insufficiente o addirittura inesistente”. Il Rapporto, che si riferisce ai dati del 2006, “analizza il livello di discriminazione in settori quali il lavoro, il mercato immobiliare e degli affitti, l’istruzione”, “condannando la mancanza di informazione adeguata circa la violenza razziale perpetrata in gran parte dei paesi dell’Ue”. Secondo gli esperti di Vienna, “degli undici Stati che dispongono di dati sufficienti per la valutazione del grado di violenza riconducibile al razzismo, otto hanno dimostrato un andamento di violenza in crescita: Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Regno Unito e Slovacchia”. Solo per Repubblica Ceca, Austria e Svezia “si registra un’inversione di tendenza”. Ma l’Agenzia nota come “per gli altri 16 Stati l’informazione risulta insufficiente o addirittura inesistente”. LAVORO, CASA E SCUOLA: UN RAZZISMO “CONCRETO”? Il Rapporto sulle discriminazioni verso gli stranieri (“Report on Racism and Xenophobia in the Member States of the Eu” nella versione ufficiale inglese) si occupa in modo specifico dei settori dell’impiego e della casa: “Le statistiche dimostrano che nella maggior parte degli Stati Ue – si legge – il livello di disoccupazione degli immigrati e delle minoranze è significativamente più alto rispetto a quello del resto della popolazione”. Non a caso una ricerca condotta in Svezia “ha svelato che un nome che suona arabo riduce notevolmente le possibilità di ottenere un lavoro”. Il diverso trattamento verso gli immigrati è rilevabile anche nel mercato degli affitti, “in particolare rispetto ad annunci con clausole che impediscono la locazione a stranieri”. Inoltre, il settore della scuola: “Sebbene teoricamente la maggior parte degli Stati membri garantisca accesso sicuro all’istruzione – ricorda il Rapporto – di fatto alcune minoranze debbono fare i conti con un’altra realtà. Ad esempio, i centri di accoglienza per chi ha fatto richiesta di asilo sono spesso situati lontano dalle città in cui hanno sede le scuole”. Il Rapporto segnala ancora che “metà degli allievi rom nella Repubblica Ceca frequenta scuole riservate a bambini con menomazioni mentali e bambini con particolari esigenze”.SEMPRE PIÙ STRANIERI NELL’UNIONE. Ma il tema delle discriminazioni è sempre più connesso con quello dell’immigrazione nell’Ue. Per questa ragione i vertici comunitari tengono sotto osservazione l’evoluzione del fenomeno, insistendo sulla necessità di integrare gli stranieri. “L’immigrazione continua a essere il principale elemento di crescita demografica dell’Unione europea”, si legge nell’ultima Relazione annuale su migrazione e integrazione, pubblicata all’inizio di settembre dalla Commissione. Ogni anno giungono nei paesi comunitari circa due milioni di persone da “paesi terzi” e i cittadini stranieri residenti nell’Ue sono ormai quasi 20 milioni, ossia il 4% della popolazione totale. Queste cifre sono state al centro di una recente Conferenza ad alto livello sull’immigrazione legale, organizzata dalla presidenza portoghese a Lisbona. La Relazione analizza le misure assunte per ammettere i cittadini di paesi terzi, fornisce una panoramica degli sviluppi politici e contribuisce a rafforzare le misure di integrazione. “Realizzare il pieno potenziale dell’immigrazione è possibile – secondo la Commissione – solo se diamo agli immigrati l’opportunità di integrarsi nella società e nell’economia del paese ospitante”. PARTECIPAZIONE E CITTADINANZA. L’integrazione è ritenuta il miglior antidoto all’emergere di posizione xenofobe e razziste e per evitare scontri tra cittadini Ue e nuovi arrivati. Il documento contiene informazioni sulla creazione del quadro normativo comunitario per integrare i lavoratori stranieri e i loro familiari e annuncia “l’impegno della Commissione a elaborare nuove iniziative per sviluppare tale quadro, esaminando per esempio in che modo la partecipazione e la cittadinanza possono favorire il processo di integrazione”.