Solidarietà: una parola europea per il mondo

Per offrire il suo contributo nell’orientare “i processi di globalizzazione nel segno della solidarietà, l’Europa non deve dimenticare il proprio modello”. Lo ha detto al Sir l’arcivescovo di Zagabria e vicepresidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee), card. Josip Bozanic, nel corso del 40° Convegno di studi internazionali dell'”Istituto Rezzara” (Italia) svoltosi nei giorni scorsi sul tema “Il commercio internazionale rischi e opportunità”. Di fronte “all’emergere di modelli di pensiero etico che derivano dalla globalizzazione stessa e che recano il marchio dell’utilitarismo e della spietata concorrenza”, la Chiesa ribadisce che “l’interdipendenza deve trasformarsi in solidarietà” come afferma la Sollicitudo Rei Socialis di Giovanni Paolo II . L’importanza del “modello Europa – ha detto il card. Bozanic – sta nella sua cultura e nell’essere un continente dove il pluralismo si collega con l’identità specifica di ogni nazione”. In questa “sfida” attuale di favorire il passaggio dall’interdipendenza dei popoli alla solidarietà “la Chiesa ha un ruolo importante”. “Si può dire – ha spiegato – che una certa globalizzazione per la Chiesa è iniziata a Pentecoste, evento che vuole radunare tutti in popoli, ciascuno nella propria lingua. Vivere quella specificità e quella comunione nel mondo è quindi per la Chiesa qualcosa di originario e oggi essa ha un grosso impegno proprio attraverso quello spirito di globalizzazione dove la solidarietà deve essere l’orizzonte comune”. Quindi un riferimento alla Terza assemblea ecumenica europea di Sibiu da poco conclusa: “Dopo Basilea (città a prevalenza protestante) e Graz (a maggioranza cattolica) – ha detto – questa volta si è scelta una città di maggioranza ortodossa, appartenete ad un Paese di economia post comunista in via di sviluppo che deve essere aiutato dalla Comunità europea: così si è forse sentita di più l’importanza di quella solidarietà che deve esserci anche nel nostro continente”.