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Europa: la democrazia vive se riconosce la legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo
Nel corso del suo recente viaggio in Polonia (14-15 settembre), il cardinale segretario di Stato TARCISIO BERTONE ha inaugurato, all’Università Jagellonica a Cracovia, la sessione su “Il fattore religioso ed il futuro dell’Europa”, nell’ambito della VII Conferenza internazionale “Il ruolo della Chiesa cattolica nel processo di integrazione europea”. Apriamo questo numero di SIR Europa con due brani tratti dal discorso del card. Bertone che proprio in questi giorni compie un anno di servizio alla Chiesa quale Segretario di Stato. “Mi chiedo quale debba essere, oggi in Europa, l’impegno concreto dei cristiani nell’agone della politica. Il cristiano può accontentarsi di enunciare l’ideale e di affermare i principi generali, o deve entrare nella storia ed affrontarla nella sua complessità, promuovendo tutte le realizzazioni possibili dei valori evangelici ed umani in un quadro organico e coerente di libertà e di giustizia? È fuor di dubbio che, essendo cittadino e parte integrante di un popolo e di una nazione, egli deve farsi “compagno di strada” di quanti lavorano per la realizzazione del bene comune possibile. In particolare, ogni fedele laico è chiamato, sotto la propria responsabilità, a costruire la città dell’uomo con l’apporto della sua professionalità, con la sua testimonianza e l’impegno della partecipazione, contribuendo a porre in essere una legislazione adeguata e dando l’esempio della conseguente sua leale osservanza. Nell’attuale dibattito culturale per la costruzione dell’Unione europea, occorre aver chiaro che ci sono “soglie” di rispetto della dignità umana – le soglie dei già menzionati “valori non negoziabili” – al di sotto delle quali non si può e non si deve scendere. Quando ciò si verificasse, un cristiano impegnato in politica, o chiunque ponga la dignità umana al centro della sua attività politica e sociale, sarebbe tenuto a non appoggiare provvedimenti lesivi della dignità umana, per non porli di fatto al di sopra di essa. In regime di democrazia rispettare posizioni diverse è giusto; fare proprie o appoggiare scelte e decisioni inconciliabili con la natura umana, è però segno di debolezza e di contro-testimonianza verso la stessa dignità della persona. L’Europa è la “patria” dei valori e sarebbe un controsenso vederla oggi rinunciare al ricco patrimonio spirituale che ha segnato la sua millenaria storia e che l’ha resa capace di forgiare tali valori. In politica si deve spesso scegliere la strada possibile, anziché quella migliore; occorre tuttavia il coraggio di non imboccare ogni sentiero solo perché teoricamente percorribile. Il grande Pontefice Giovanni Paolo II, così legato alla città di Cracovia, osservava che il valore della democrazia sta o cade con i valori che essa incarna e promuove, ed alla base di tali valori non possono esservi provvisorie e mutevoli “maggioranze” di opinione, ma solo il riconoscimento di una legge morale obiettiva che, in quanto “legge naturale” iscritta nel cuore dell’uomo, è punto di riferimento normativo della stessa legge civile”. “Se dunque l’Europa intende essere sanamente laica, non può non accogliere il patrimonio di spiritualità e di umanesimo di ogni religione, rigettando al tempo stesso quanto in esse dovesse esserci in contrasto con la dignità umana. Quanto strana appare un’attitudine da taluni oggi difesa, che esige la visibilità dei simboli delle pratiche delle religioni minoritarie, ma cerca di abolire e nascondere simboli e le pratiche del cristianesimo, che è la religione maggioritaria e tradizionale”.