La nave di Emily

Un’originale fiera galleggiante della letteratura cristiana

Una nave ecumenica: così si potrebbe definire la “Doulos”, imbarcazione considerata una vera e propria fiera galleggiante del libro. Ne contiene 500mila, la metà dei quali di letteratura cristiana. Gli altri si dividono tra scienza, sport, hobbies, cucina, economia e medicina. Acquistata nel 1977 da “Gute bücher für alle” (buoni libri per tutti), una “charity” senza scopo di lucro che ha sede a Mosbach in Germania, la nave è governata da un equipaggio di trecento volontari, tutti tra i diciotto e i sessantacinque anni, che arrivano dalle chiese cristiane di quaranta Paesi diversi e trascorrono sulla nave due anni. Oltre diciotto milioni di visitatori hanno visitato la Doulos in questi anni, con fermate in cinquecento porti di oltre cento Paesi di tutti i continenti. La charity gestisce altre due navi, la “Logos 2” e la “Logos Hope”. NIENTE È IMPOSSIBILE. A Gibuti a ripulire il sangue dalle mura di un ospedale, tra le prostitute della Tailandia a distribuire rose e cookie, per cercare di spiegare a queste bambine già schiave del sesso quanto valgano davvero, in Sri Lanka, tra le rovine lasciate dallo tsunami per rimettere insieme qualche casa, nelle scuole del Medio Oriente dove è consentito insegnare ai piccoli musulmani l’inglese purché si taccia sul fatto che si è cristiani. Sulla nave Doulos, gestita dall’organizzazione tedesca “Buoni libri per tutti”, che gira ogni anno il mondo per portare istruzione e il messaggio cristiano ai più poveri, Emily Fennell, vent’anni, inglese, è diventata adulta. Partita nel gennaio 2005 appena diciottenne, questa ragazzina bionda dagli occhi azzurri non aveva mai lasciato la sua famiglia. Papà e mamma americani, assistenti sociali a Leicester, cittadina del nord di Inghilterra e una sorella più grande, Emily in famiglia è sempre stata la piccola ribelle. “Dicevo sempre di no a tutto, ero spesso arrabbiata, e della fede dei miei genitori, cristiani evangelici della Chiesa battista non ne volevo sapere”, spiega al Sir. Le cose cambiano poco a poco quando il papà di Emily si ammala all’improvviso di un tumore al cervello e la bambina, appena nove anni, chiede per la prima volta a Dio di dimostrare la sua esistenza. Il padre sopravvive alla difficilissima operazione chirurgica per rimuovere il tumore e ne esce quasi guarito ed Emily comincia a frequentare la chiesa dove, dice, “sente più forte la presenza del Creatore”. Quando finisce la scuola dell’obbligo e i genitori le chiedono che cosa vuole fare nella vita ed Emily risponde di voler organizzare un aereo che porta missioni umanitarie in tutti i paesi del mondo. “Lo sai che è impossibile”, dicono papà e mamma Fennell. “Niente è impossibile a Dio” risponde la ragazzina decidendo di prendersi “un po’ di tempo per pregare sulla sua vocazione”. UN LAVORO DURISSIMO. L’idea di lavorare a bordo della Doulos le viene suggerita da alcune anziane signore a una conferenza organizzata dalla chiesa che frequentano genitori. “Una ricerca su Internet mi ha confermato che era proprio quello che cercavo”. Comprata nel 1977 da “Gute bucher fur alle”, ovvero “buoni libri per tutti”, la “Doulos” è la più vecchia nave da passeggeri ancora attiva sull’oceano, un primato che le garantisce un posto nel “Guinness Book of records”. Oltre ai libri scarica nei porti di tutto il mondo una squadra dedicata di volontari cristiani. “Bisogna pagare per salire a bordo”, spiega Emily, “perché i soldi servono per la manutenzione della nave. Non sapevo dove trovare le diecimila sterline (circa settemila euro) che mi occorrevano. Ho pregato Dio di aiutarmi e, col passare dei mesi, amici e parenti mi hanno offerto il denaro necessario”. Emily parte nel gennaio 2005 e per dodici mesi pulisce i gabinetti della nave. “Era un lavoro durissimo”, racconta, “perché fuori dal mondo occidentale quasi nessuno sa come usare un water, eppure mi piaceva. Intanto che pulivo lo sporco degli altri sentivo che stavo ripulendo la mia vita da tanti sbagli fatti senza pensarci”. “E Dio, devo dire, ha un forte “sense of humour”, perché a volte qualche visitatore si offriva di aiutarmi e qualcun’altro voleva fare una foto insieme a me. Nei gabinetti sporchi da tenere come ricordo”. QUELLA LUCE NEGLI OCCHI. Emily, come il resto dell’equipaggio, lavora senza sosta, oltre le otto ore al giorno perché c’e’ sempre da fare. In Medio Oriente, con i suoi amici, ha aiutato nelle scuole senza poter dire di essere cristiana. “La gente del posto ci chiedeva, “Quella luce che avete negli occhi da dove viene?” Solo allora potevamo parlare di chi ci ispirava”. “Quando ho lasciato mamma e papà ho detto al Signore “adesso siamo soltanto io e te” e così e’ stato. L’amore per Dio mi ha fatto superare la nostalgia, le fatiche fisiche e quelle psicologiche. Sulla Doulos ho imparato a conoscere me stessa e il mondo, la potenza e la misericordia di Dio che consentono l’esistenza stessa della nave, sopravvissuta fino ad oggi, a differenza di altre costruite nella stessa epoca”.