ECUMENISMO
Il XV convegno ecumenico a Bose (Italia) sulla luce della Trasfigurazione
“Per percorrere il cammino ecumenico occorre che ci sforziamo di predisporre ogni cosa affinché il Signore possa agire. La collaborazione tra le Chiese ci ha permesso in questi anni di compiere un itinerario di riflessione e confronto che vogliamo continuare con l’impegno di tutti”: con queste parole il priore di Bose, ENZO BIANCHI , ha concluso il XV Convegno ecumenico internazionale “Il Cristo trasfigurato nella tradizione spirituale ortodossa”, svoltosi nei giorni scorsi presso il monastero piemontese. L’incontro, organizzato con il patrocinio del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e del Patriarcato di Mosca e al quale sono stati presenti rappresentanti delle Chiese della Riforma, ha visto la partecipazione di circa 200 tra vescovi, sacerdoti, monaci, laici provenienti da Grecia, Russia, Ucraina, Bielorussia, Romania, Bulgaria, Libano, Inghilterra, Italia, Francia, Belgio, Germania, Svizzera, Austria e Stati Uniti. I lavori hanno rappresentato un itinerario attraverso gli aspetti teologici, liturgici, antropologici, iconografici del mistero cristiano della Trasfigurazione. LA LUCE DEL TABOR. “L’iconografia – ha affermato STAMATIS SKLIRIS nel suo intervento su “La luce della Trasfigurazione nella iconografia bizantina – è lingua della teologia cioè è un’arte così connessa alla teologia che attraverso le forme e i colori è riuscita a parlare una lingua strettamente teologica”. “Trasfigurazione – ha proseguito Skliris – significa ciò che è assolutamente nuovo: Cristo appare svincolato dalla forza costrittiva delle leggi naturali. La luce che emana il Signore, nel racconto degli evangelisti, è indescrivibile, le vesti di un bianco sfolgorante”. “Tutti i dettagli che fanno dell’iconografia una tecnica pittorica particolare – ha spiegato Skliris – prendono le mosse dalla luce della Trasfigurazione, le scintille che mettiamo nelle vesti o nei volti sono formule pittoriche per rappresentare il mistero della Trasfigurazione”. L’iconografia fece presto evolvere “una nuova arte, attraverso un nuovo concetto di illuminazione dell’immagine in ciò influenzata proprio dalla luce della Trasfigurazione. Quello che cambiò non fu l’anatomia del volto ma la concezione della luce, la libertà pittorica rispetto alle costrizioni della natura, il chiaroscuro, l’ombreggiatura”. “Per la prima volta nella storia mondiale dell’arte – ha concluso Skliris -, la luce dell’icona è qualcosa di “personale”: mentre la luce naturale si propaga in linea retta e illumina la persona solo da una parte, la luce dell’icona abbraccia la persona ed elimina le ombre”. TRASFIGURAZIONE DI CULTURE. “Due grandi personaggi dell’ortodossia che vissero in epoche e contesti molto diversi ma che ebbero in comune la capacità di offrire elementi di sintesi tra la tradizione cristiana e la cultura contemporanea”: ha sintetizzato così SERGIJ GOVORUM, a Kiev, i profili di Serafin di Sarov e S. Antonio il Grande, figura esemplare per il monachesimo russo il primo e in oriente il secondo. “Serafin – ha spiegato Govorum – era contemporaneo di Puskin; accanto alla brillante vita intellettuale delle città russe nel XVII secolo, egli segnava la presenza di una vita di raccoglimento e preghiera nella solitudine nei boschi”. Allo stesso modo: “S. Antonio il Grande influenzò la cultura alessandrina del IV secolo. La trasfigurazione dell’uomo attraverso la vita spirituale, si traduce in queste figure – in epoche diverse – in trasfigurazione dell’arte e della cultura ostili al cristianesimo”. “La capacità di Serafim e Antonio – ha concluso Govorum – che vissero intensamente la vita dello Spirito, di influenzare i tempi e trasformare le culture senza elaborare particolari dottrine è un invito anche a noi a fare lo stesso”. IL TABOR E IL GOLGOTA. “Come possiamo conciliare il mistero tragico della sofferenza innocente, presente dappertutto nel mondo intorno a noi, con la nostra fede in un Dio dell’amore?”: è la domanda rivolta dal vescovo KALLISTOS WARE del Patriarcato di Costantinopoli, ai partecipanti al convegno nel corso del suo intervento sul “Significato della Trasfigurazione nel mondo contemporaneo”. “Il male – ha proseguito Ware – essendo un mistero non può essere spiegato semplicemente con un’argomentazione razionale, ma attraverso la partecipazione personale e la compassione” e “Il contesto della Trasfigurazione ci suggerisce una possibilità di accostarci a questo mistero”. Per Ware “il Tabor e il Golgota sono strettamente legati; non possono essere compresi indipendentemente l’uno dall’altro”. In questa prospettiva “il messaggio del Salvatore trasfigurato alla umanità sofferente è che tutte le cose possono essere trasfigurate ma ciò non è possibile se non attraverso la Croce. Non c’è altra strada”. “Gesù – ha concluso Ware – non dà una risposta teorica alla sofferenza innocente, ma attraverso la sua partecipazione a quella sofferenza. Il nostro Dio è un Dio impegnato”.