La Chiesa portoghese desidera che il fenomeno migratorio sia affrontato in un’ottica complessiva, volta a superare prospettive puramente economiche od esclusivamente rivolte alla sicurezza. La tematica è stata discussa nell’ambito del V Forum delle Migrazioni organizzato dalla Caritas Europa, attorno al tema “Costruendo ponti o barriere? Esaminando le dinamiche tra migrazioni e sviluppo”, che si è svolto nei giorni scorsi sulla Costa da Caparica (Lisbona). Il presidente della Commissione episcopale per la pastorale sociale, mons. José Alves, ha auspicato “la soluzione delle molteplici problematiche legate alla migrazione delle persone”. “I migranti devono essere considerati fonte di ricchezza e di sviluppo”, ha detto il vescovo di Portalegre-Castelo Branco, parlando di “freschezza vitale da loro portata negli invecchiati paesi d’accoglienza”. Lesly-Anne Knight, segretaria generale della Caritas Internazionale, ha centrato il proprio intervento sull’immigrazione forzata, definendola “uno dei maggiori scandali internazionali dei nostri giorni”. Criticando “l’oscena disuguaglianza del mondo attuale”, ha rilevato un chiaro legame tra migrazione e sviluppo: “In ultima analisi, le migrazioni forzate possono essere attribuite alla povertà e alla disuguaglianza sociale”. Rinnovando l’impegno della Caritas in campo sociale ed umanitario, in forma ecumenica ed interreligiosa, la Knight ha concluso affermando: “È necessario smettere di pensare ai migranti solamente come ad una forza-lavoro mobile: tale prospettiva non tiene in debita considerazione le ripercussioni che si determinano negli individui e sulle loro famiglie”.