DOPO SIBIU
Sul sito eea3.org il documento finale della Terza Assemblea ecumenica europea
Appare sul sito ufficiale della Terza Assemblea ecumenica europea di Sibiu – www.eea3.org – la versione definitiva del messaggio finale. La stesura del testo aveva incontrato fin dalla sua lettura alla Assemblea di Sibiu (4-9 settembre) alcuni problemi sollevati dalle varie Chiese riguardo all’inciso sul rispetto della vita umana. Erano così circolate varie versioni e traduzioni del testo che riportavano termini diversi relativi all’inizio e al concepimento della vita umana. Alla fine si è deciso di mettere nel testo definitivo una nota a margine nel paragrafo relativo al rispetto della vita umana in cui si spiegano con lealtà le difficoltà incontrate nella stesura del messaggio. Così si legge nel paragrafo: “Riteniamo che ogni essere umano sia stato creato a immagine e somiglianza di Dio (Gn 1, 27) e meriti lo stesso grado di rispetto e amore nonostante le differenze di credenza, cultura, età, sesso, origine etnica”. Al termine del paragrafo, appare la nota a margine che aggiunge: “A questo punto durante la lettura del Messaggio all’Assemblea, è stata presentata oralmente la frase ‘dal concepimento alla morte naturale’ che è stata successivamente tradotta in – ‘dalla nascita alla morte naturale’ – ‘dall’inizio della vita fino alla morte naturale’. Nessuna di queste formulazioni è parte del testo ufficiale del messaggio”. Stessa formulazione appare anche nella traduzione in lingua inglese. Abbiamo posto alcune domande a mons. Aldo Giordano, segretario del Ccee.Quale significato ha questo messaggio delle Chiese per l’Europa?“Siamo contenti di avere un messaggio dell’assemblea e molto riconoscenti ai membri del comitato incaricato della sua stesura. Abbiamo nelle mani un testo particolarmente utile per diffondere nei diversi Paesi d’Europa lo “spirito” di Sibiu, per approfondire delle collaborazioni concrete e per aiutarci a continuare il pellegrinaggio intrapreso. Ancora una volta voglio ricordare che il vero “messaggio vivente” di Sibiu sono coloro che hanno partecipato. Ci incoraggia il ricevere in questi giorni informazioni su numerosi appuntamenti che i delegati stanno organizzando in ogni Paese per trasmettere l’esperienza vissuta a Sibiu. Riceviamo anche diversi articoli e rapporti scritti dai partecipanti nei media locali. Penso che la chance di Sibiu sia proprio questa trasmissione personale, a livello di popolo e dove possibile capillare”.Perché si è deciso alla fine di mettere una nota a margine nel testo finale?“La nota che si trova nel messaggio esprime innanzi tutto a una situazione di difficoltà che si è creata nella stesura del messaggio. La sfida di questo testo era proprio quella di farlo nascere durante l’assemblea e come espressione dell’assemblea e come ognuno può ben immaginare si è stati sotto la grande pressione del tempo. Questo testo è nato con tante ore di lavoro notturno. Basta pensare che la bozza finale del messaggio è stata presentata all’assemblea alla fine della mattinata del sabato e il gruppo di lavoro ha avuto poche ore per cercare di integrare almeno un centinaio di emendamenti proposti oralmente in assemblea o per scritto. Alle 17 del pomeriggio occorreva presentare il testo scritto finale! Penso che in futuro dovremo ancora una volta riflettere seriamente sulla opportunità di messaggi elaborati con un tale metodo”. Rimane comunque aperta la questione del rispetto della vita umana sulla quale le Chiese cristiane hanno posizioni diverse. Come andare avanti?“La nota esprime chiaramente il fatto che sul tema della vita non abbiamo un pieno consenso tra tutte le comunità cristiane. Questo è doloroso, ma ci deve spingere con urgenza ad approfondire insieme questo tema tanto decisivo e delicato per avere una chiara posizione comune per il bene della persona umana. Abbiamo una grave responsabilità in questo ambito”. SchedaIl paragrafo e la nota a margine sul rispetto della vita umana appare nella parte che il messaggio di Sibiu dedica all’impegno di testimonianza delle Chiese cristiane in Europa. Nel testo le Chiese affermano che “le nostre radici comuni sono molto più profonde delle nostre divisioni” e ribadiscono il loro impegno a proseguire nella comprensione “del ruolo delle Chiese nella società europea di oggi”. Il messaggio rivolge quindi uno sguardo all’incontro con le persone di altre religioni, in particolare al popolo ebraico in quanto “popolo dell’Alleanza”. “Oggi – scrivono le Chiese – non c’è alternativa al dialogo: non un compromesso, ma un dialogo della vita in cui possiamo dire la verità nell’amore. Abbiamo tutti bisogno di imparare di più su tutte le religioni”. Sempre nel paragrafo dedicato all’Europa, le Chiese chiedono un impegno forte per vincere ogni forma di “esclusione”, a partire dalla difesa della dignità e dei diritti dei migranti.