Settimana Sociale
È iniziata nei giorni scorsi a Treviso la XXI Settimana Sociale dei cattolici trevigiani, sul tema: “Bene comune, ultima chiamata. Il contributo dei cattolici in una società pluralista”. Promosso dall’Azione Cattolica di Treviso e dal settimanale diocesano “La Vita del Popolo”, l’incontro si svolge in quattro serate (24-25 settembre e 1-2 ottobre; info: www.lavitadelpopolo.it o www.actreviso.it) e vede la presenza – come relatori – di esponenti dell’associazionismo, del terzo settore, della politica. La Settimana trevigiana anticipa di pochi giorni quella nazionale (Pistoia e Pisa, 18-21 ottobre). Un legame, questo, ben visibile nel tema: la Settimana Sociale nazionale, che sarà la 45ª, sarà dedicata a “Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano”. Non solo: nell’anno in cui si ricordano i 100 anni della prima Settimana Sociale nazionale (1907-2007), promossa da Giuseppe Toniolo, trevigiano di nascita, la Settimana Sociale trevigiana festeggia 20 anni (1987-2007). “Sono queste ricorrenze – dicono gli organizzatori dell’appuntamento veneto – che ci ricordano un lungo cammino di riflessione e azione della Chiesa e dei cattolici italiani, intorno alle grandi questioni della nostra società, un cammino che ha visto, fin dall’inizio, i cattolici trevigiani in prima fila, a cominciare appunto da Giuseppe Toniolo”. A mons. Lucio Bonomo, direttore di “La Vita del Popolo”, abbiamo chiesto “una lettura parallela” tra la Settimana “locale” e quella “nazionale”.
La Settimana trevigiana viene celebrata a pochi giorni da quella nazionale: si tratta di un’esperienza nata sul territorio in sintonia con l’appuntamento nazionale… “La nostra Settimana Sociale è ormai un appuntamento tradizionale ma, nello stesso tempo, molto importante. La prima edizione si è svolta, nel 1988, su iniziativa dell’Azione Cattolica e del settimanale diocesano. Si trattava di un’esperienza nuova che – come spiegava l’allora vicedirettore del settimanale, Dino Boffo, ora direttore di Avvenire – voleva venire incontro all’esigenza, fortemente sentita, di riflettere da cristiani su un determinato aspetto del mondo e del territorio, in modo da capire, dopo attento discernimento, che risposta darvi come persone e come comunità”. La Settimana dei cattolici trevigiani sta riflettendo, in linea con l’appuntamento nazionale, sul “bene comune”. Perché questa scelta? “Le due Settimane sono unite dalla consapevolezza di una tradizione centenaria che ci unisce. Nel 1907 fu Giuseppe Toniolo, nostro conterraneo, a promuovere la prima Settimana Sociale a Pistoia. Grazie a Toniolo e a tanti altri cristiani la nostra terra rappresentò all’inizio del XX secolo un laboratorio dove le intuizioni della dottrina sociale della Chiesa trovarono concretizzazione, soprattutto sulla linea della promozione del bene comune. Ci sembrava, allora, inevitabile sintonizzare la nostra Settimana con quella nazionale”. Bene comune e territorio: quale percezione? Quale rapporto? “Bisogna riconoscere che manca una vera cultura di approfondimento di ciò che è bene comune. La ricerca smisurata di benessere personale o di gruppo e la mentalità relativistica, tanto richiamata da Benedetto XVI, portano all’esasperazione di ciò che è soggettivo e al primato dei diritti individuali sui doveri e, di conseguenza, al progressivo dissolversi della coscienza di bene comune anche tra persone e comunità di antica e solida tradizione cristiana. Senza tale coscienza di bene comune è inevitabile la progressiva erosione del tessuto sociale e la vanificazione di ogni processo educativo. Il perseguimento del bene comune è, inoltre, l’unica strada che abbiamo per impedire che il nostro sistema politico collassi, lasciando pericolosi vuoti”. Cosa può “portare” il territorio all’appuntamento nazionale? “Le istanze e le sensibilità di tanti laici impegnati nel volontariato, nella politica e nei tanti aspetti e momenti in cui si articola la vita sociale del territorio. Anche il disagio e, a volte, l’impotenza che essi provano di fronte al venir meno in molti – anche nelle Istituzioni – della coscienza del bene comune”. C’è una “ripresa” sul territorio delle riflessioni che emergono alla Settimana nazionale? “Spetta alle comunità e, soprattutto, all’associazionismo continuare la riflessione con il metodo del discernimento, individuando percorsi formativi adeguati. Pur con i limiti e i ritardi che tutti riconosciamo circa questi fondamentali problemi, ci sembra che stia avvenendo una presa di coscienza, come cristiani e, più in generale, come cittadini, sull’urgenza di riprendere attorno ad essi una seria e organica riflessione”. Quale l’augurio della Settimana trevigiana per l’appuntamento nazionale? “Che esso contribuisca a farci crescere come cattolici nella comune ricerca del vero bene per l’uomo e per la nostra società. Fermi sui valori irrinunciabili, ma sempre aperti e in prima linea per il vero bene di tutti. Con la testa dura e il cuore tenero , diceva un partecipante alla prima serata della nostra Settimana sociale”.
(28 settembre 2007)