PARLAMENTO EUROPEO
Tra i temi della sessione appena conclusa a Strasburgo
I problemi legati alle immigrazioni da Paesi terzi sono stati il fulcro della sessione del Parlamento europeo, svoltasi dal 24 al 27 settembre. A Strasburgo i deputati hanno inoltre discusso della moratoria mondiale sulla pena di morte, delle attività della Cia in Europa, dei diritti dei passeggeri ferroviari, della necessità di intensificare i controlli sui giocattoli che giungono dalla Cina. Alla relazione del deputato polacco JACEK SARYUSZ-WOLSKI era affidato il tema “Verso una politica estera comune dell’Europa in materia di energia”. ATTIRARE “CERVELLI” E MANODOPERA QUALIFICATA. In aula s’è sviluppato un serrato confronto sul tema delle migrazioni. Su posizioni assai diverse i gruppi politici (dall’estrema destra alla sinistra, passando per popolari, liberaldemocratici e socialisti), peraltro apparsi divisi al loro interno anche a seconda della nazionalità dei parlamentari. È noto infatti che i paesi più esposti a nuovi ingressi, legali o meno, sono quelli mediterranei e orientali. Il Parlamento ha dunque approvato la relazione della deputata italiana LILLI GRUBER (557 voti favorevoli, 101 contrari, 22 astensioni), la quale sollecita una direttiva “che fissi un quadro comune di diritti e obblighi dei lavoratori immigrati”. Il testo sostiene misure per attirare manodopera qualificata, “nei limiti stabiliti dai singoli Stati”, mentre si invocano “misure per agevolare l’integrazione” dei lavoratori e dei loro familiari. LAVORATORI IMMIGRATI: DIRITTI E DOVERI. Di notevole interesse le cifre emerse in emiciclo, fornite da Eurostat: i cittadini di paesi terzi soggiornanti legalmente nei 27 Stati membri ammontano infatti a circa 18,5 milioni (9 milioni sarebbero invece i cittadini Ue che risiedono in Stati membri diversi dal proprio). “È quindi necessario – ha sostenuto la relatrice – un approccio globale e coerente in materia d’immigrazione” a livello comunitario, “poiché una modifica della politica d’immigrazione in uno Stato membro influenza i flussi e l’evoluzione” negli altri paesi dell’Unione. I deputati hanno apprezzato le linee d’azione finora sostenute dalla Commissione. In particolare, afferma il testo passato in aula, l’apertura di canali di immigrazione legale contribuirà alla lotta a quella illegale e al traffico di esseri umani, essendo i due fenomeni strettamente correlati. La relazione chiede però all’Esecutivo di “procedere a una previsione a breve e a medio termine del fabbisogno di manodopera supplementare nei vari Stati membri”, sia qualificata che generica. La direttiva quadro che il Parlamento ritiene indispensabile servirebbe “a garantire, ai cittadini di paesi terzi impiegati legalmente in uno Stato membro, un quadro comune di diritti corredato da un certo numero di obblighi da rispettare”. VERSO UNA “CARTA BLU” COMUNITARIA. La gran parte dei rappresentanti all’Europarlamento ritiene positive, soprattutto per lo sviluppo dell’economia Ue, le misure che possano “aumentare l’attrattiva dell’Ue agli occhi dei lavoratori maggiormente qualificati”, che il mercato del lavoro sembra sempre più richiedere. Da qui l’urgenza di semplificare l’ingresso di questi lavoratori, “pur lasciando che la definizione delle esigenze specifiche e delle quote in materia di immigrazione economica sia di competenza dello Stato membro”. Proprio su questo versante prende consistenza la proposta del permesso di lavoro comunitario, la cosiddetta “carta blu”, per “facilitare la libera circolazione dei cervelli in Europa nonché i trasferimenti di personale in seno alle società multinazionali”. STOP AGLI INGRESSI IRREGOLARI. Diverso, invece, l’atteggiamento degli eurodeputati sul tema dell’immigrazione irregolare, che genera insicurezza nei cittadini europei ed è alla radice di sfruttamento e marginalizzazione verso i clandestini. Nella relazione del deputato spagnolo JAVIER MORENO SÁNCHEZ (approvata con 418 sì, 81 contrari e 8 astensioni) viene delineata una strategia di medio-lungo termine, si richiedono “centri di accoglienza temporanei più umani” e una cooperazione rafforzata con i paesi d’origine. Non mancano l’aspetto di controllo delle frontiere e dei mari (si fa cenno a “pattuglie comuni” di vigilanza nel Mediterraneo), la registrazione automatizzata di ingressi e partenze, le procedure di espulsione laddove necessarie. LOTTA ALLA TRATTA DI ESSERI UMANI. Anche in questo caso i dati sono impressionanti: il numero di immigrati senza permesso che soggiorna irregolarmente nell’Ue oscilla tra i 4,5 e gli 8 milioni, provenienti da Africa, Est europeo ma anche da regioni più lontane, come Cina, Asia Centrale, Russia, Sud America. Se da una parte si sottolinea il fatto che l’Unione dovrebbe “dotarsi degli strumenti atti a cogliere la triplice opportunità – economica, demografica e sociale – che l’immigrazione potrebbe rappresentare per le nostre società”, dall’altra si ribadisce il necessario rispetto delle leggi, il dovere di lottare contro la tratta degli esseri umani e il lavoro clandestino; “no” deciso, infine, alle regolarizzazioni di massa.