VALLE D'AOSTA

A partire dalle parrocchie

Un finanziamento per i beni di culto

Con una delibera del 31 agosto e una del 6 settembre, la Regione autonoma Valle d’Aosta ha stanziato circa 950 mila euro per il restauro e la conservazione dei beni di culto, ai sensi della legge regionale 27/1993 dal titolo “Concessione di contributi per il restauro e la conservazione del patrimonio edilizio artistico storico e ambientale”. Il contributo regionale mira a “conservare l’integrità del patrimonio edilizio, artistico, storico e ambientale”. I finanziamenti concessi della Regione devono essere impiegati per interventi di “manutenzione straordinaria”, intendendo le operazioni volte ad assicurare la stabilità, l’integrità e la conservazione dell’edificio. Il contributo per gli edifici di interesse artistico storico e ambientale viene erogato previo parere vincolante della Commissione regionale per i beni culturali che esamina le domande presentate e le sottopone a esame tecnico della soprintendenza per i beni culturali e ambientali.Gli interventi di restauro conservativo sono previsti soltanto per gli edifici di culto: sono infatti “ammessi al contributo anche gli interventi che interessano il restauro conservativo dei beni mobili legati all’edificio stesso, quali altari, affreschi, dipinti, statue, organi, confessionali, pulpiti, paramenti, battisteri, acquasantiere, decorazioni e le spese inerenti l’installazione di impianti antintrusione e antincendio”. Inoltre, nel 1999 è stato siglato un protocollo d’intesa tra regione e diocesi per aggiornare la cifra stanziata annualmente e per aggiornare la legge. Il protocollo stabilì il finanziamento anche dei musei di arte sacra e istituì una commissione paritetica con il compito di stabilire le priorità degli interventi.Buon senso. Domenico Centelli, dirigente regionale dell’Ufficio tutela dei beni architettonici precisa: “Per i beni ecclesiastici il contributo arriva a coprire fino all’80% delle spese e ogni intervento non può superare i 300mila euro. Ogni anno la Regione stanzia per il recupero dei beni di culto 800mila euro e in caso di avanzo in bilancio, la somma stanziata a volte viene incrementata. Quest’anno, ad esempio, la somma è di 950mila euro, perché una parte dei fondi verrà utilizzata nel 2008”. Il dirigente spiega inoltre che è la commissione paritetica che stabilisce le priorità, seguendo delle regole dettate dal buon senso; prima di stanziare i fondi per le cappelle, si pensa alle strutture parrocchiali, e poi se ne valuta lo stato di degrado, pensando innanzitutto alla struttura portante. Infatti, le recenti delibere prevedono stanziamenti più consistenti a una parrocchia di Aosta per il rifacimento del tetto e a due parrocchie della Bassa Valle (nei comuni di Gaby e Verrayes) per il restauro completo dell’immobile.Alcuni dati. Ultimamente sono stati realizzati diversi musei parrocchiali proprio per tutelare le opere cercando di lasciarle alle comunità locali, garantendo la visibilità e la fruibilità degli oggetti e allo stesso tempo evitando i furti, dato che alcune case parrocchiali non sono abitate e che alcune delle circa 800 cappelle sparse in tutto il territorio si trovano in villaggi disabitati. Centelli aggiunge: “Vi sono anche altre leggi che garantiscono i contributi per il restauro dei beni architettonici ecclesiastici, ad esempio vengono erogate somme per realizzare i tetti in losa, una pietra tipica valdostana e un’altra specifica norma finanzia il restauro conservativo delle case parrocchiali”. In effetti proprio il 14 settembre con una delibera regionale sono stati stanziati 200mila euro per la ristrutturazione conservativa di una casa parrocchiale in un comune nei pressi del capoluogo regionale. “Negli anni la collaborazione tra regione e diocesi ha dato i suoi frutti – conclude il dirigente – tra il 2000 ed il 2006 sono state restaurate 40 chiese parrocchiali, 53 cappelle, diversi campanili, 5 organi, 14 affreschi e 15 statue. Inoltre sono stati installati 13 impianti anti-intrusione, per un totale di 10 milioni di investimenti, di cui circa il 42% ottenuti tramite questa legge regionale, 750mila con i fondi dell’8 per mille (possibile impiegarli in questo modo solo dal 2005) e 5 milioni con fondi parrocchiali”. Nuova forma di catechesi. Don Franco Lovignana, vicario generale della curia di Aosta, sottolinea: “I finanziamenti per il restauro dei beni artistici ecclesiastici rappresentano un contributo importante che garantisce la tutela dell’immobile o dell’opera d’arte e allo stesso tempo consente di valorizzare anche la storia della Chiesa in Valle d’Aosta. L’esperienza negli anni è sempre stata positiva e ha portato dei risultati concreti, sia in termini di conservazione, che di valorizzazione. Infatti in molti paesi della regione, i risultati si vedono e negli ultimi anni sono aumentati notevolmente anche i musei parrocchiali. Inoltre, dal punto di vista cattolico è indubbiamente molto piacevole avere degli immobili accoglienti dove pregare e ricevere i sacramenti, ma questi restauri hanno anche un valore storico e simbolico. Infatti, tele, sculture e affreschi più leggibili consentono anche di proporre una nuova forma di catechesi sia per adulti che per bambini, iniziando proprio la riflessione partendo dall’arte sacra.a cura di Paola Fumagalli(03 ottobre 2007)