L’attuale normativa austriaca sull’aborto mette in discussione il diritto alla vita dei bambini disabili: ad affermarlo nei giorni scorsi è stato Franz Joseph Huainigg, portavoce dei disabili per il partito austriaco Vp. Huainigg ha puntato il dito contro la “indicazione eugenetica” del paragrafo 97 della legge che disciplina l’interruzione di gravidanza, secondo cui è possibile praticare l’aborto nei confronti di bambini che si presume possano essere disabili, praticamente fino a poco prima della nascita, senza alcuna conseguenza penale. Secondo il portavoce, questa disposizione, unitamente ad una sentenza della Suprema Corte di Giustizia austriaca che definiva recentemente i bambini disabili un “rischio finanziario”, si traduce in una “grande pressione su medici e genitori” e va pertanto “cancellata in toto”. La possibilità di abortire senza conseguenze penali in caso di presunte deficit fisici o mentali del bambino “significa che già all’inizio della vita si verifica una forte selezione”, ha affermato. Huainigg ha affermato che la possibilità di abortire nascituri disabili anche al di fuori del termine di tre mesi prescritto dalla legge deve permanere in casi eccezionali, quali il rischio di vita della madre: occorre tuttavia un “dibattito sociale completo”. Huainigg si è soffermato anche sull’eutanasia, mettendo in guardia da qualsiasi forma di legalizzazione della pratica. Il portavoce ha affermato che “sono determinanti le condizioni generali della qualità di vita. Sono convinto che non abbiamo bisogno di alcuna legislazione sull’eutanasia come in Belgio o i Paesi Bassi. La tutela della vita fino all’ultimo è un valore molto importante per l’Austria, condiviso da un’ampia base politica e che non va distrutto”.