UE
Patrimonio culturale e crescita economico-sociale per il futuro dell’Europa
La cultura come patrimonio condiviso, come strumento per avvicinare popoli e Stati e per schiudere nuovi orizzonti alla conoscenza. Ma anche “occasione per promuovere la crescita economica e sociale”. Su queste linee si sta muovendo l’Ue, che nel maggio scorso aveva lanciato, tramite la Commissione, una possibile strategia comunitaria in questo settore. Intenti riproposti nel corso del primo Forum Ue della cultura (Lisbona, 26-28 settembre).IL FORUM DI LISBONA. Nella capitale portoghese erano riuniti rappresentanti delle istituzioni, di associazioni e ong, operatori culturali, imprese: una ennesima tappa verso il 2008, proclamato “Anno europeo del dialogo interculturale”. Relazioni ufficiali e incontri informali hanno messo a tema le diverse forme espressive delle culture che fanno parte del patrimonio continentale. Più volte richiamati anche i punti cardine della strategia Ue, presentati il 10 maggio scorso dall’Esecutivo: promozione della diversità e dialogo tra le culture; sostegno alla cultura quale “catalizzatore della creatività nel quadro della strategia di Lisbona”; valorizzazione della cultura, nei suoi molteplici aspetti, come elemento centrale delle relazioni esterne dell’Unione. IL SONDAGGIO DI EUROBAROMETRO. Grande attenzione ha riscosso durante il forum la presentazione dell’ultimo Eurobarometro centrato proprio sul rapporto tra i cittadini dell’Unione e la cultura. Tra i dati emersi, alcuni si possono ritenere abbastanza scontati, altri dimostrano invece, secondo gli esperti del servizio dei sondaggi della Commissione, nuovi orientamenti e posizioni tutt’altro che scontate. Ad esempio l’89% degli europei (l’inchiesta è stata eseguita su un campione di 26mila cittadini dei Ventisette) “pensa che sia necessario promuovere la cultura a livello europeo”; l’88% ritiene che “gli scambi culturali siano importanti” e per questo si chiede all’Ue di “agevolare tali azioni per promuovere il dialogo interculturale”. Tre persone interpellate su quattro “crede che la diversità culturale sia la caratteristica essenziale dell’Europa”; un elemento questo da considerare con una rinnovata attenzione. Altra osservazione di Eurobarometro, sulla quale si sono concentrati molti commenti, riguarda il fatto che “il 67% dei cittadini pensa che, rispetto ad altri continenti, i paesi europei abbiano numerosi aspetti culturali in comune”.GLOBALIZZAZIONE: RISORSA O MINACCIA? I cittadini dell’Unione si dividono invece su un’altra domanda. Il 58% degli intervistati ha infatti “una visione positiva degli effetti della globalizzazione”, in quanto si ritiene che “quest’ultima darà nuovo dinamismo alla cultura europea estendendone l’influenza nel mondo”; naturalmente il restante 42% la pensa diversamente e molte persone sentono minacciata la propria identità dalle dinamiche mondiali in atto. Ancora: istruzione e cultura “sono giudicate importanti per favorire la comprensione tra gli europei: il 56% degli intervistati dichiara che l’insegnamento delle lingue straniere nelle scuole aiuterebbe gli europei a conoscersi meglio, mentre il 41% è favorevole a intensificare i programmi di scambio per gli studenti e gli insegnanti”.“FAVORIRE COMPRENSIONE E TOLLERANZA”. Un primo commento al sondaggio è stato portato da JAN FIGEL’, commissario responsabile per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù: “Il nostro continente è dotato di una ricchezza culturale straordinaria e questo sondaggio mostra chiaramente che gli europei danno molta importanza alla loro cultura e alle culture in generale”. Secondo il politico slovacco, “questa passione conferma il posto centrale che la cultura occupa nel progetto comunitario. Il messaggio è chiaro anche per i decisori politici degli Stati membri: bisogna offrire strumenti per facilitare gli scambi culturali nel nostro continente e favorire la comprensione reciproca, la tolleranza e il rispetto tra i popoli. Questo è importante soprattutto in vista del prossimo Anno europeo del dialogo interculturale”. SchedaSi deve al Trattato di Maastricht del 1992, che ha segnato il passaggio dalla Cee all’Ue, il riconoscimento formale della “dimensione culturale” dell’integrazione europea. Da allora la cultura è divenuta una attenzione costante dell’Ue e un aspetto concreto delle politiche comunitarie. Le iniziative sono molteplici e di diversa natura: si va dal sostegno alle “industrie culturali” (cinema, audiovisivo, editoria, musica…) agli annuali programmi legati alla “Capitale europea della cultura”. Di cultura si occupano inoltre specifiche azioni Ue come quelle nel settore dell’istruzione, della ricerca, dell’informazione, dello sviluppo sociale e regionale. Tra i più noti programmi dell’Unione spicca quello denominato esattamente “Cultura” (che nel periodo 2007-2013 ha una dotazione di 400 milioni di euro), il quale si occupa di valorizzare i beni culturali, di “incoraggiare la circolazione transnazionale delle opere d’arte”, di stimolare il dialogo interculturale.