Nell’intervento conclusivo delle Giornate nazionali delle Comunicazioni sociali, tenutesi a Fatima il 27 e 28 settembre sul tema: “Sarà vero ciò che Vediamo, ascoltiamo e leggiamo”, il vescovo di Porto, mons. Manuel Clemente ha sostenuto che “la comunicazione sociale cattolica deve preferire la competenza all’emozione e l’approfondimento rispetto alla precipitazione: non si vende nulla a nessuno, nemmeno se si è sottoposti a pressioni da parte del pubblico”. “Una comunicazione veramente cristiana ed umanista deve mostrarsi attenta, preoccuparsi di fornire spiegazioni ed eventualmente denunciare gli interventi contro la libertà religiosa generale e individuale, considerandola un diritto fondamentale”. “Riferendosi indirettamente ad alcuni disegni di legge governativi, il prelato ha criticato “gli orari poco invitanti riservati all’insegnamento religioso nelle scuole, l’idea che il costo dell’istruzione non statale ricada interamente sulle famiglie, l’obbligo dei detenuti di fare richiesta per usufruire dell’accompagnamento religioso e, più in generale, il tentativo di porre in secondo piano le iniziative confessionali di solidarietà”. In qualità di presidente della Commissione episcopale delle Comunicazioni sociali, mons. Clemente ha dichiarato di essere contrario a qualunque teorizzazione puramente formale o ideologica che consideri la società come un mero agglomerato d’entità individuali: “la laicità non è garantita da opinioni e motivazioni astratte dei cittadini, bensì mediante il potenziamento delle rispettive competenze in ambito pubblico, e garantendo i diritti delle minoranze”. “Di fronte ad una società caratterizzata da una profonda mancanza di speranza, la comunicazione sociale cristiana non deve abdicare dalla politica, né dalla cultura”. “La Chiesa deve avere sulla realtà uno sguardo al tempo stesso contemplativo, attivo e propositivo, capace di coagulare visioni molteplici e di unificare prospettive, in costante riferimento alla persona umana e alla sua realizzazione individuale e sociale”.