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Ben 424 europarlamentari a difesa della più significativa Chiesa cattolica di Romania
A fine maggio nella sede del parlamento europeo, iniziava il suo iter una Dichiarazione Scritta, la numero 54, avente per oggetto la protezione della cattedrale cattolica San Giuseppe di Bucarest, Romania. Si trattava della prima iniziativa del genere da parte di 5 deputati (4 socialisti ed 1 liberale) del Paese entrato dal primo gennaio a far parte dell’Unione. Gli autori della dichiarazione, mettevano in luce la serie di illegalità commesse per poter procedere all’innalzamento di un immobile di 19 piani a soli 8 metri di distanza dalla storica cattedrale. Si tratta di illegalità volte ad ottenere le concessioni edilizie, rilasciate a dispetto di tutte le norme vigenti oltre che del buon senso. Inoltre i deputati corredavano la Dichiarazione anche con alcuni studi tecnici che evidenziavano i seri pericoli di gravi danni a cui andava incontro il tempio cattolico nell’eventualità di un terremoto, ipotesi non certo remota stante l’alto rischio sismico del territorio rumeno. La Dichiarazione giungeva dopo un’inesausta protesta della comunità cristiana del Paese contro i costanti rifiuti delle autorità competenti ad affrontare il problema e gli sconcertanti ritardi con i quali procedevano i ricorsi in sede legale. Ad onor del vero, lo scorso 10 luglio, 2007, dopo solo 15 mesi dalla presentazione dell’istanza da parte dell’arcidiocesi di Bucarest, il tribunale si era espresso per una sospensione del cantiere ma gli imprenditori in quei 15 mesi avevano già portato l’edificio pressoché alla sua altezza definitiva.A Strasburgo la vicenda ha suscitato un grande interesse. La Dichiarazione ha raccolto uno straordinario consenso: sono stati 424 gli eurodeputati che hanno sottoscritto il testo, ben più della maggioranza richiesta di 393. Si tratta di rappresentanti provenienti da tutte le formazioni politiche (popolari, socialisti, liberali, Europa delle nazioni, identità-tradizione-sovranità) che con la loro firma hanno voluto dire, a nome dei cittadini europei che rappresentano, un chiaro no alla distruzione del patrimonio culturale della Romania – nell’anno in cui una delle sue città, Sibiu, è capitale europea della cultura – e implicitamente, per il rispetto dei diritti delle comunità religiose. Non è il caso di riportare qui tutti i nomi anche perché siamo convinti che il premio per il loro impegno solo il Signore lo può accordare, ma vogliamo ringraziare in maniera particolare le delegazioni italiana, polacca, irlandese, slovacca e lituana che hanno firmato in blocco la dichiarazione. Un grazie, ovviamente, alla delegazione rumena, benché una minoranza non abbia voluto affrontare il problema, i più hanno offerto il loro costante sostegno per la raccolta delle firme. Abbiamo la speranza che le ragioni della giustizia e una giustizia ragionevole potranno vincere questa lotta impari contro coloro che, dimentichi del fatto che la storia europea con i suoi monumenti è la culla della cultura in cui tutti noi siamo cresciuti, hanno come unico fine il dio denaro. Ricordiamo volentieri, auspicandoci che possano esser profetiche, le parole che il Commissario europeo per la cultura, Jàn Figel, ci disse nella sera del 26 settembre 2007 quando la dichiarazione scritta 54 fu portata a termine: “ veritas vincit”.