Settimana Sociale
“Una proposta di studio e confronto ispirata, da un lato, al tema del bene comune, dall’altro, all’appello che ancora proviene, a 40 anni dalla pubblicazione, dall’Enciclica Populorum Progressio di Paolo VI”. Così Giorgio Zanin, presidente della Consulta delle aggregazioni laicali della diocesi di Concordia-Pordenone, presenta la VI edizione della Settimana Sociale diocesana, dedicata al tema: “Nuovo sviluppo tra paure e speranze”. Organizzato dalla Consulta delle aggregazioni laicali e dall’Ufficio di pastorale sociale e del lavoro della diocesi, l’incontro – che si celebra con cadenza biennale – ha preso il via il 1° ottobre e proseguirà nelle serate del 3 e 5 ottobre (info: www.diocesi.concordia-pordenone.it). Questa Settimana diocesana, insieme a quella di Treviso, anticipa di pochi giorni quella nazionale (Pistoia e Pisa, 18-21 ottobre). A Giorgio Zanin, che è anche presidente provinciale delle Acli (Pordenone), abbiamo chiesto una riflessione sugli aspetti che uniscono i due appuntamenti, “locale” e “nazionale”. La Settimana diocesana viene celebrata a pochi giorni da quella nazionale: quali i poli di interesse di questa esperienza sul territorio? “La Settimana Sociale diocesana è giunta alla sua sesta edizione. Si tratta di una proposta di confronto biennale, ispirata da un lato all’urgenza di riprendere un filo comune di studio dei problemi, con un’attenzione e un respiro ampio, ma anche con una prospettiva di impegno locale. Il sociale si presta peraltro molto bene anche all’incontro con tutti gli uomini di buona volontà interessati alla costruzione del bene comune. La Settimana Sociale diocesana è, dunque, un’occasione per la confluenza e il rilancio di tanti motivi”. Due i poli di interesse della Settimana diocesana: “bene comune” e 40 anni della “Populorum progressio”… “Abbiamo voluto saldare il cammino diocesano e la prospettiva nazionale. Dopo la precedente edizione diocesana, intitolata I cattolici e la politica , ha fatto seguito il convegno diocesano del dicembre 2005, durante il quale è stata ribadita la necessità di un forte rilancio di studio e di impegno, in particolare per i cristiani laici, in ordine alle questioni sociali e politiche. Ora questa prospettiva non può non misurarsi con uno scenario più ampio, quale appunto quello aperto dalla memoria dell’Enciclica paolina. La rotta è tracciata attorno all’idea di una nuova cittadinanza accompagnata da nuovi stili di vita per il bene comune”. “Nuovo sviluppo”: quali paure? Quali speranze? “Il problema di partenza è la presa d’atto che il nostro modello di sviluppo sta fallendo. Il segnale implicito è proprio la generazione di paure, la cancellazione di un’idea positiva di futuro. Ecco, come cristiani non possiamo restare inermi, siamo chiamati in questa situazione a rendere ragione della speranza che è in noi. Nuovo sviluppo tra paure e speranze sta dunque a rappresentare la volontà di mettere a fuoco una sintesi tra le emozioni che accompagnano la vita delle persone e le ragioni di un impegno per un nuovo sviluppo del nostro popolo in armonia con quello di tutti i popoli”. Quale il contributo dei laici nella riflessione sul “bene comune”? “Le principali aggregazioni laicali si sono impegnate per tutto l’anno prossimo a dar seguito alla Settimana Sociale diocesana con la proposta di una ricca rete di laboratori tematici (educazione allo sviluppo; salvaguardia del creato; cooperazione…). L’obiettivo finale sarà un convegno nell’autunno 2008, segnato dalla stesura di un manifesto diocesano per il nuovo sviluppo tra paure e speranze”. Bene comune e territorio: quale rapporto? “L’apporto principale credo vada pensato in ordine ad uno specifico di testimonianza e di impegno. Studio, amore e servizio al mondo sono stili cristiani ricordati da Paolo VI. Il bene comune di ogni territorio ha bisogno oggi di una rinnovata leva vocazionale di questa natura. I fedeli laici sono, dunque, chiamati a farsene carico responsabilmente, anche rinnovando lo stile della partecipazione”. Cosa può “portare” il territorio all’appuntamento nazionale? “Direi non molto in senso stretto. C’è, però, da considerare la preparazione di un terreno ampio, pronto a raccogliere la semina degli stimoli offerti dalla proposta nazionale. Credo che questa sia la cosa più importante, anche per evitare l’idea, oggi troppo frequente, di costruire un cambio culturale passando solo attraverso degli eventi. C’è bisogno di un processo, di un cammino diffuso e differenziato, indispensabile per incarnare socialmente il messaggio cristiano”. C’è una “ripresa” sul territorio delle riflessioni che emergono a livello nazionale? “In realtà è faticoso far seguire una ricaduta pastorale su diversi livelli. Più che una ripresa immediata, è importante che i laici e i pastori abbiano consapevolezza del patrimonio di riflessione costruito nelle grandi occasioni nazionali, così da poter innervare le azioni e gli stili pastorali di quella ricchezza. Su questa azione si è sempre spesa la nostra Consulta (delle aggregazioni laicali) e così sarà anche questa volta”. Quale l’augurio per l’appuntamento nazionale? “Mi viene in mente una cosa: il ruolo sociale delle donne per il bene comune. Ecco, credo che potrebbe essere un bel segnale se la Settimana Sociale riuscisse a far maturare questa consapevolezza, contribuendo all’apertura di spazi per le responsabilità sociali delle donne”.
(03 ottobre 2007)