EUROPA E CULTURE
Identità e valori universali
“Le nozioni di laicità e religione costituiscono due elementi-chiave del patrimonio europeo. Sono degli indicatori utili per quanti sono interessati a comprendere meglio la diversità e la specificità dello spazio culturale dell’Europa”. Così TRAGOTT SCHOEFTHALER , della Fondazione Euro-mediterranea per il dialogo tra le culture Anna Lindh, di Alessandria D’Egitto, al Colloquio internazionale su “L’identità europea e le sfide del dialogo interculturale” che si è svolto nei giorni scorsi a Lussemburgo. Promosso nella capitale europea 2007 della cultura dall’Istituto internazionale Jacques Maritain di Roma, dall’Istituto Italiano di cultura e dall’Istituto Pierre Werner di Lussemburgo alla vigilia del 2008, “Anno europeo del dialogo interculturale”, l’incontro è stato inaugurato dal saluto di Jacques Santer, presidente della Fondazione Robert Schuman, e già presidente della Commissione europea. (Precedenti servizi in SIR Europa 64-65/2007). UNITÀ NELLA DIVERSITÀ. Uno spazio culturale, quello europeo, che per Schoefthaler va reinterpretato “nelle sue dimensioni storiche come nel suo rapporto con altri spazi culturali”. “Il dinamismo dell’Unione europea – spiega – ha creato una opportunità senza precedenti di trasformare le tradizioni dei nazionalismi multipli che si sono formati nei secoli 19° e 20°, e in particolare la fissazione delle politiche alla nozione delle ‘culture nazionali’, in una migliore comprensione dell’unità nella diversità. I riferimenti sempre più numerosi, nei discorsi dei politici e sui media, ai valori europei, tuttavia, implicano una dimensione fortemente ideologica. L’Europa unita sembra presentarsi, spesso in modo inconscio, come incarnazione dei valori universali, tendenza che favorisce la costruzione delle nuove frontiere e mette a rischio lo spirito del contratto della comunità internazionale sui valori universali sottolineato dalla nascita delle Nazioni Unite e dagli accordi sempre in progress sugli strumenti normativi nel campo dei diritti dell’uomo”. Per reinterpretare lo spazio culturale europeo, avverte Schoefthaler, bisogna anche conquistare “una migliore comprensione dei valori universali”, perché, “citando la fine del Preambolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ‘l’ideale comune deve appartenere a tutti’, qualunque siano le specificità dei diversi patrimoni culturali e religiosi”. UN CAMMINO VERSO L’ALTRO. “Malgrado i mezzi tecnici a disposizione oggi, non siamo mai stati così lontani l’uno dall’altro, non siamo mai stati così lontani da noi stessi, prendendo la nostra incomprensione dell’altro per una comprensione di tutto e di tutti”. Per JALEL El GHARBI , dell’Università de La Manouba, di Tunisi, lo spazio culturale europeo è dominato dall'”incomprensione” in particolare tra Nord e Sud. “Il progetto umanista in cui consisteva la costruzione dell’Europa – ha spiegato El Gharbi – si è trasformato in un progetto identitario: un progetto, cioè, nel quale l’asse centrale è l’opposizione noi/altri. La problematica dell’adesione della Turchia alla comunità europea non è che un aspetto di questo confronto”. Molte le contraddizioni in un progetto che pure potrebbe beneficiare della costruzione di uno “spazio mediterraneo, neutro, che non è cristiano e soprattutto non è musulmano, che non è europeo e non è arabo. Non lo è più. Spazio di una alterità moderata, che non appartiene ad alcun Paese in modo esclusivo, essendo piuttosto un mare nostrum europeo”. Per El Gharbi l’incomprensione tra i diversi soggetti sullo scenario mediterraneo si rivela a tutti i livelli, dalla lingua alla cultura, all’interpretazione delle intenzioni reciproche e contrapposte tra mondo arabo e Occidente. Alla radice, però, “niente ha nutrito l’incomprensione più della dicotomia io/l’altro. Bisogna invece tornare a comprendere, come il poeta, che l’identità è questione di ricerca, di cammino verso l’altro, di ritrovarsi”. PASSARE AI FATTI. “L’Europa si è riempita la bocca per anni con la parola dialogo, oggi dialogo interculturale. Adesso non basta più la retorica delle buone intenzioni, quello che c’era da dire è stato detto. Bisogna passare ai fatti, dialogare davvero con l’altro e creare le condizioni perché il dialogo sia possibile”. Lo ha detto NATHALIE GALESNE , di Babelmed, rivista online dedicata interamente alle culture mediterranee, secondo la quale oggi “l’Islam è diventato il Grande Altro dell’Occidente, la sua antitesi”. Per realizzare il dialogo in modo paritario bisogna ridurre “i disequilibri sociali, economici e di mobilità che ci separano dai nostri vicini”. Un compito difficile, complicato dalla deriva culturale dell’Europa che “ha visto cadere la sua credibilità di portatrice di grandi principi universali che permettono di federare l’umanità intorno a una concezione dell’uomo per cui la sua dignità è uguale sempre e ovunque, indipendentemente dalle diversità linguistiche, religiose, etniche, sociali”.