Un corso di “britannicità” per aiutare i sacerdoti stranieri a inserirsi nella cultura del Regno Unito. E’ partito quest’anno per la prima volta nel seminario di Ushaw, a Durham, nel nord di Inghilterra dove dodici preti provenienti da Polonia, India e Africa occidentale hanno studiato per tre settimane temi quali il ruolo delle donne, il divorzio, l’omosessualità, il ministero laico e il diaconato permanente. Il corso, che verrà organizzato due volte l’anno, è stato pensato dal vescovo Crispian Hollis di Portsmouth, presidente della Commissione per le missioni all’estero della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Il programma è stato messo a punto dal segretario della Commissione, don John Dale che è anche direttore nazionale delle Società per le missioni pontificie. “Molti di questi sacerdoti provengono da culture molto religiose, un esempio è la tribù degli Igbo nella Nigeria orientale. Arrivare in una cultura secolare come la nostra può rappresentare uno shock culturale”, ha spiegato don Dale al settimanale cattolico “Tablet”. Alcuni dei sacerdoti che arrivano nel Regno Unito provengono da un grande seminario in Enugu, Nigeria, che ospita mille seminaristi ed è finanziato dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. I sacerdoti stranieri nel Regno Unito sono duecento, tutti impegnati in parrocchia. Il loro numero va aumentando mentre diminuisce quello dei sacerdoti locali. Secondo don Dale “la Chiesa cattolica britannica accoglie sacerdoti stranieri perché questo fa parte della missione universale della Chiesa non soltanto perché essi colmano il vuoto lasciato dal calo nelle vocazioni”.