Dialogo e responsabilità

Ecumenismo: dopo la terza assemblea europea

Bilancio e prospettive del dialogo ecumenico alla luce di quanto è emerso alla Terza assemblea ecumenica europea di Sibiu. Si è parlato anche di questo all’Assemblea plenaria dei presidenti del Consiglio delle 36 Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) che si è svolta in Portogallo dal 3 al 7 ottobre su invito di mons. Jorge Ferreira da Costa Ortiga, presidente della Conferenza episcopale portoghese.UNA NUOVA ERA. “L’ecumenismo non è in crisi, ma lo è una certa euforica immagine dello stesso”. Lo ha detto mons. STANISLAV HOCEVAR , arcivescovo di Belgrado, traendo un primo bilancio su quanto emerso nel dialogo tra le Chiese a Sibiu. “L’ecumenismo – ha aggiunto l’arcivescovo – esige conversione, santità, maturazione, dunque un processo lungo, paziente, entusiasmante ed esistenziale. Da Sibiu impariamo che ci vogliono passi piccoli, ben scelti, ben preparati, molto significativi in ogni senso ed in ogni livello, passi organici, profetici”. Hocevar ha sottolineato il significato “in certo modo profetico” di aver celebrato l’Assemblea a Sibiu in Romania perché “l’Oriente diventa una realtà sempre più presente tra noi”. Secondo l’arcivescovo di Belgrado, Sibiu ha dimostrato che “è possibile dialogare anche con definizioni chiare, con identità chiare ma solidali, nell’unità non completa ma con il sentimento dolente a causa del distacco”. Altra esperienza vissuta a Sibiu è stato sperimentare che “è possibile la testimonianza della vita che crea l’unità d’amore, di fede e di speranza”. Infine – ha osservato l’arcivescovo – a Sibiu si è visto che “la responsabilità di tutti sta crescendo”. “La responsabilizzazione è un nuovo termine per l’ecumenismo”. IL POPOLO DI SIBIU. Mons. ALDO GIORDANO , segretario generale del Ccee, ha ricordato “il pellegrinaggio-cammino costituito dalle 4 tappe assembleari (Roma, Wittemberg, incontri nazionali, Sibiu) ed ha detto: “questo ha permesso la creazione di un legame tra i delegati e il coinvolgimento delle realtà nazionali. Anche per il futuro si suggerisce di valorizzare questa dimensione di cammino”: Il rappresentante del Ccee ha poi sottolineato “La rappresentatività e la qualità dei delegati a Sibiu”. “Mai c’è stata nella storia una assemblea ecumenica con un numero così grande di delegati. Dietro ai delegati si intravedeva la ricchezza di esperienza di vita cristiana ed ecumenica che esiste in Europa: diocesi, parrocchie, famiglie religiose, movimenti, associazioni, comunità. L’Assemblea è stato uno spazio europeo per tutte queste esperienze e ha approfondito la rete fra loro”. “Dalle informazioni che ci giungono – ha aggiunto mons. Giordano – si intravede che proprio i delegati che hanno partecipato a Sibiu sono la chance dell’assemblea. Essi stanno diventando realmente i moltiplicatori dell’esperienza vissuta”. L’Assemblea di Sibiu ha poi attirato l’attenzione anche delle istituzioni europee con la partecipazione del presidente della Commissione europea, dei rappresentanti del Parlamento e del Consiglio d’Europa. PROSPETTIVE FUTURE. “Il fatto che l’assemblea sia stata ‘matura e pensosa’ – ha proseguito mons. Giordano – indica che è l’ora di andare in profondità”. Chiede in pratica di “approfondire il cristianesimo, la fede, la spiritualità” e “approfondire le identità con il coraggio della parresia”. “Con l’assemblea di Sibiu si è chiuso un ciclo (Basilea, Graz, Sibiu). Per il futuro occorre inventare qualcosa di nuovo”: seminari più capillari su temi specifici oppure pellegrinaggi ecumenici. Qualcuno ha avanzato anche l’idea di un pellegrinaggio delle chiese cristiane in Terra Santa. Poi Giordano lancia l’idea di “un anno sabbatico” da avviare in collaborazione con la Kek, per “avere tempo di trasmettere i risultati di Sibiu nei vari Paesi”. Secondo Giordano, l’assemblea di Sibiu ha “mostrato che il cristianesimo ha un grande ruolo nell’Europa di oggi, perché c’è una domanda e uno spazio nonostante la secolarizzazione”. Si è anche “rafforzata la volontà di collaborazione concreta tra i cristiani in Europa in ambiti urgenti per la storia attuale: migrazioni, religioni, creazione, pace, giustizia” così come è emersa “in modo chiaro e nuovo la responsabilità dell’Europa per il mondo e il legame dell’Europa alle altre regioni della terra”. “L’ecumenismo – ha concluso Giordano – è un cammino in cui siamo chiamati alla sequela del Cristo Crocifisso (c’è fatica e sofferenza) e del Cristo Risorto: abbiamo sperimentato la gioia e la luce della Sua opera”. Un ultimo appunto sembra di poter cogliere dall’assemblea di Fatima: occorre che le Chiese cristiane abbiano in Europa “una sola voce” su temi di grande rilievo e di grande attualità come la vita, la famiglia, l’educazione, la libertà religiosa…Un cammino certamente impegnativo e faticoso ma irrinunciabile per i cristiani che oggi più che nella fedeltà a Dio e all’uomo avvertono la responsabilità di contribuire alla costruzione del bene comune in Europa e nel mondo.