ECUMENISMO
Simposio internazionale mariologico a Roma
Si è svolto a Roma nei primi giorni di ottobre un simposio internazionale mariologico al quale hanno partecipato teologi cattolici, protestanti e anglicani di diversi Paesi europei. Per tre giorni si sono confrontati sulla figura di Maria cercando di fare il punto sulle ultime acquisizioni dei dialoghi teologici e di proporre piste di studio per il futuro. Tema del simposio – organizzato dalla Pontificia facoltà teologica “Marianum” – era “Maria nel dialogo ecumenico in Occidente”. L’IMPORTANZA DEI DIALOGHI . “Il problema – sottolinea il teologo SALVATORE PERRELLA del Marianum andando subito al cuore della questione – è di natura ‘dogmatica’, specialmente per quanto riguarda gli asserti della Immacolata e dell’Assunta, nonché la problematica della cooperazione di Maria alla salvezza” e “la legittimità e la conseguenza della preghiera a Maria e della sua intercessione celeste”. Per quanto riguarda invece “il culto e la pietà mariana, il dialogo di questi anni è stato utile nel chiarire tante cose”, dimostrando che si può “esprimere nell’ambito del culto cristiano una giusta venerazione e ammirazione” per Maria “a motivo della sua fede esemplare”. Dello stesso parere lo studioso ed esperto di ecumenismo GIOVANNI CERETI che parlando del documento “Maria: grazia e speranza in Cristo” pubblicato nel 2004 dalla Commissione internazionale anglicana-cattolica (Arcic), ha detto: “il ricorrere ad un linguaggio capace di esprimere la fede in modo attuale e convincente ha consentito di riscoprire con gioia una tradizione comune attorno a Maria forse troppo oscurata nell’epoca della controversia” offrendo “nuovi motivi di riflessione non soltanto agli anglicani e ai cattolici ma ai cristiani di tutte le Chiese”. PISTE DI STUDIO . CARMELO DOTOLO , teologo della università Urbaniana, ha osservato che il problema “ecumenico” di Maria nasce soprattutto attorno alla questione del “dogma”. “Il dogma – ha chiesto – ha valore come formulazione aperta” e in “riferimento alle domande della storia” oppure “vale per il fatto che enuncia una verità che rimane protetta da qualsiasi incremento di senso”. Per risolvere il nodo, lo studioso parla della “metodologia del consenso ecumenicamente inteso” e spiega: “esprime l’idea che il nesso rivelazione-verità risieda nel pensare la verità come origine e sorgente, più che come mero oggetto di scoperta”. Nasce in questo contesto, l’annotazione del gruppo cattolico-protestante di Dombes (Francia) sul valore simbolico dei dogmi. Così si legge al numero 326 del documento “ Maria nel disegno di Dio e nella comunione dei santi“: “Se i protestanti del gruppo di Dombes non possono accogliere l’Immacolata Concezione e l’Assunzione di Maria come appartenenti alla fede della Chiesa, soprattutto perché questi dogmi non sono attestati nella Scrittura, sono nondimeno sensibili al loro valore simbolico e accettano che i loro fratelli cattolici li considerino dogmi di fede… Possiamo affermare che l’interpretazione di questi dogmi non comporta nulla che sia contrario all’annuncio evangelico. In questo senso, questi dogmi non generano divergenze separatrici”. GLI ANGLICANI . È del 2004 il documento “Maria: grazia e speranza in Cristo” dell’Arcic. A fare il punto della situazione del dialogo cattolico-anglicano su Maria è stato JOHN FLACK , direttore del centro anglicano di Roma. “Il grande e insoluto problema è come gli anglicani possano ricevere e comprendere i dogmi della Assunzione e della Immacolata concezione. Gli anglicani tendono ad avere una visione negativa riguardo al termine ‘dogma’ e non sono propensi a far diventare queste due dottrine articoli di fede. L’Assunzione rappresenta forse il problema più semplice. Molti anglicani potrebbero accettarla come devozione ma pochi accetterebbero di darle uno status di formula dogmatica”. L’Immacolata Concezione è invece il nodo più difficile, per due ragioni: primo perché “non è un dogma promulgato da un Concilio generale della Chiesa ma da un diktat di Pio IX”. E poi perché “a molti teologi appare come uno sminuire l’incarnazione di Gesù”. Il vescovo anglicano Flack ha sottolineato anche le diversità che ci sono tra anglicani e cattolici rispetto alla devozione a Maria. Se per esempio la preghiera “Ave Maria” viene insegnata ai cattolici fin dalla prima età, per gli anglicani non è così “naturale” “pregare i santi ma rivolgersi direttamente a Cristo stesso”. Insomma, su Maria il dialogo deve proseguire. Richiede “un processo di recezione sostanziale e di lungo termine” ma solo “se ogni parte è pronta a capire da dove l’altro arriva”. E se il documento “Maria: grazia e speranza in Cristo” dell’Arcic è stato “estremamente utile”, ora il dialogo deve andare aventi sui dogmi mariani. “E’ un lavoro degno di sforzo perché la Madre di Cristo non dovrebbe essere figura di divisione ma di unità tra i cristiani”.