Austria: diritto d’asilo e non una “grazia”

“Per le persone e le famiglie con procedura di asilo conclusa, che vivono ormai da anni in Austria e sono ben integrati, deve essere consentito un diritto di permanenza e non una ‘grazia’ per rimanere nel Paese”: questa la posizione espressa dal vescovo di Linz, mons. Ludwig Schwarz, sul cosiddetto “caso Arigona”. La vicenda della quindicenne kosovara che si è sottratta al provvedimento di espulsione contro tutta la sua famiglia ed è rimasta illegalmente in Austria – ora nascosta dal parroco di Ungenach -, ha fatto emergere agli occhi dell’opinione pubblica austriaca il problema dei richiedenti asilo e dei ‘tollerati’. “L’asilo e il diritto di permanenza non deve essere utilizzato per ‘lucrare spiccioli politici’ o per andare a caccia di voti”, ha ammonito Schwarz. “Pur con tutti i conflitti evidenziati dalla discussione, occorre ricordare che si sta decidendo sull’esistenza e sulle opportunità di vita di bambini, giovani e adulti”. “Non si può pretendere che le persone si integrino, per poi lasciarle in un’attesa infinita per mancanza di capacità e poi rimandarle nel nulla dopo anni”, ha sottolineato il vescovo di Linz. “Le autorità competenti per la decisione finale devono essere responsabili del Land, persone più vicine ai cittadini e alle comunità. Per non lasciare completamente da parte l’umanità, nei casi attuali occorre decidere in tempi rapidi”, ha aggiunto. Anche il vescovo di Feldkirch, mons. Elmar Fischer, ha esortato ad una maggiore umanità nel dibattito attuale sull’asilo, sottolineando che”l’umanità non è un atto di grazia”. Piuttosto, “i responsabili devono trovare una soluzione umana ed equa”. “I casi in cui le famiglie vengono distrutte sono i più sconvolgenti”, ha criticato. “Vittime delle espulsioni sono bambini che vanno incontro ad un futuro incerto. Questi destini non possono lasciare indifferenti. L’umanità deve essere il parametro delle nostre azioni, perché non stiamo parlando di ‘atti’, ma di persone”, ha concluso.