FATIMA
Nel 90° anniversario delle apparizioni
“Gli avvenimenti di Fatima si devono inserire in un’epoca di profonde trasformazioni politico-ideologiche che hanno riguardato diversi Paesi europei”: lo ha affermato ANTÓNIO TEIXEIRA FERNANDES , durante il congresso internazionale “Fatima per il XXI secolo”, nel suo intervento intitolato: “Reazione delle correnti ideologiche e politiche agli eventi di Fatima”. Il docente della facoltà di Lettere dell’Università di Porto ha ricordato che il fenomeno delle apparizioni è stato tacciato da alcune correnti ideologiche del tempo come “una frode”, “un’allucinazione”, “uno sfruttamento clericale”, “una speculazione finanziaria”, aggiungendo che, “nonostante tali accuse, i pellegrinaggi al luogo delle apparizioni hanno sempre coinvolto moltissime persone di tutti gli strati sociali”. IL SEGRETO COMPIUTO. “È stato l’attentato del 13 maggio 1981 in piazza S. Pietro a risvegliare in Giovanni Paolo II la curiosità per Fatima, in particolare nei confronti della terza parte del segreto annunciato ai pastorelli”, ha rivelato nel suo intervento il card. STANISLAW DZIWISZ . L’ex segretario personale di papa Wojtyla ha detto che “nei giorni successivi all’attentato il pontefice non si è mai riferito a Fatima, e solamente molto tempo dopo, riflettendo sulla coincidenza della data, il 13 maggio, chiese di poter vedere la terza parte del segreto, riconoscendo il proprio destino nella visione in esso contenuta”. Secondo l’attuale arcivescovo di Cracovia, “con la definitiva rivelazione del mistero, avvenuta nell’anno 2000, si è chiuso un periodo storico caratterizzato da tragici desideri umani di potere e d’iniquità, ma l’esortazione alla preghiera come cammino di salvezza e l’appello alla penitenza e alla conversione veicolati dal messaggio mariano mantengono tutta la loro efficacia”. Nel ripercorrere i momenti dell’attentato e nel contestualizzare gli accadimenti del 1981, il card. Dziwizs si è detto convinto che “il mondo sarebbe molto diverso dall’attuale se Giovanni Paolo II fosse morto allora, soprattutto per ciò che concerne la situazione socio-politica dell’Europa centro-orientale”. NON SOLO UN LUOGO SACRO. Nella sua relazione, mons. JORGE ORTIGA , presidente della Conferenza episcopale portoghese (Cep), ha dichiarato che “il santuario di Fatima non può apparire solo come un sacro recinto, ma deve essere capace di esercitare l’influenza della propria testimonianza sulle strutture sociali, politiche ed economiche di tutto il mondo”. “Le apparizioni del 1917 hanno posto questa località nella mappa del cristianesimo, ma spero che l’esperienza di Fatima continui a raggiungere il cuore e soprattutto l’intelligenza delle persone”, ha aggiunto. “Fatima – ha detto Ortiga – non deve considerarsi solo un luogo di pellegrinaggio dove si compiono promesse, ma piuttosto un vangelo aperto ed un luogo di riflessione interiore che permetta di comprendere ciò che Dio si aspetta da ciascun individuo e dalle diverse comunità cristiane”. L’arcivescovo di Braga ha affermato che “la nuova basilica della SS. Trinità si distingue per la sua grandiosità e il carattere ardito dell’architettura, ma al tempo stesso conserva la particolare preoccupazione di assecondare le esigenze di riconciliazione e di adorazione dei fedeli”. “In tal senso – ha concluso – il santuario ha inteso aprirsi artisticamente al mondo intero, mostrando l’attualità di un Vangelo disponibile al dialogo con la cultura moderna”. INVITO ALLA CONVERSIONE. Presiedendo il pellegrinaggio internazionale del 13 ottobre a Fatima, il segretario di Stato vaticano, card. TARCISIO BERTONE , ha affermato che “i cristiani, con la medesima audacia degli apostoli, si devono ribellare di fronte a coloro che esigono o vogliono imporre loro il silenzio”. Riferendosi criticamente all’attuale cultura relativistica, egli ha chiarito che “il silenzio alla Chiesa è imposto in nome di una presunta società tollerante e rispettosa, nella quale l’unico valore comune è però la negazione di ogni e qualsiasi valore reale e permanente”. “Coloro che invocano gli imperativi di tale società aperta, finiscono invece per chiudere tutte le entrate e le uscite verso il Trascendente”, ha aggiunto. Il miglior modo di fronteggiare questo tipo di cultura, secondo il card. Bertone è “la sottomessa accettazione della volontà di Dio nei nostri confronti, la quale si traduce in precisi doveri”. Riallacciandosi al messaggio di Fatima, egli ha perciò affermato che “sarebbe insensato continuare indefinitamente a chiedere segnali: il mistero mariano costituisce un chiaro invito alla conversione, alla modifica delle abitudini di vita, al rifiuto del peccato, all’amore di Dio esercitato nei confronti del prossimo”. “I segnali devono lasciar posto ad una nuova vita di risuscitati – ha concluso -. Qui a Fatima la Vergine Maria non ha voluto essere ammirata, invocata, venerata, ma ha chiesto piuttosto che le persone si abbandonassero a Lei, ha sperato che i cuori degli individui, delle nazioni e dell’intera umanità Le fossero consacrati”.