In occasione della giornata mondiale della nutrizione (18 ottobre), l’opera assistenziale Misereor ha puntato l’attenzione sulla concorrenza rischiosa tra utilizzo delle piante per l’alimentazione e il loro sfruttamento come ‘biocombustibili’. “La domanda crescente di piante come barbabietola da zucchero, olio di palma, soia o mais per produrre energia rappresenta un pericolo per le popolazioni povere dei Paesi in via di sviluppo”, ha dichiarato Bernd Bornhorst, esperto di politica dello sviluppo per Misereor. “I primi effetti si vedono già ora: in Indonesia, in prezzo dell’olio commestibile è aumentato di circa il 30 per cento, poiché l’olio di palma, l’olio più importante nella cucina asiatica, viene ora trattato anche come combustibile come ‘biodiesel’. I pool della produzione di olio di palma possono guadagnare di più con le esportazioni piuttosto che nel mercato locale: l’olio commestibile diventa pertanto sempre più raro e conseguentemente più caro nel mercato locale. Per i poveri, l’alimentazione di base diventa praticamente inaccessibile”, ha aggiunto. Nei Paesi in via di sviluppo, le piante destinate ad essere esportate per la produzione di energia vengono coltivate in aree estese con un impiego considerevole di pesticidi. Si verificano pertanto situazioni di lavoro inadeguate per i coltivatori, costretti ad accettare miseri compensi. Per questo motivo, Misereor ha chiesto l’applicazione di standard sociali ed ambientali per l’importazione di ‘biocombustibili’, affinché non si contribuisca alla fame e allo sfruttamento nel sud del mondo. Contemporaneamente, l’opera assistenziale sostiene iniziative in loco, ad esempio in Brasile, finalizzate a far sì che i lavoratori possano rivendicare i propri diritti e chiedere ai propri governi l’introduzione di politiche trasparenti e orientate alla lotta contro la povertà.