VERSO SYDNEY 2008
Si è chiuso il 17 ottobre a Sidney l’incontro internazionale preparatorio per la Gmg di Sidney del 2008 (15-20 luglio). Duecento delegati di 100 Paesi, tra cui l’Italia, hanno per tre giorni ascoltato le relazioni dei rappresentanti del Comitato organizzatore facendo il punto sull’organizzazione, fornendo idee e contributi per migliorare la preparazione, non solo logistica dell’evento sul quale la Chiesa australiana punta molte speranze di rinnovamento e di rilancio missionario. A riguardo l’arcivescovo di Sidney, card. George Pell ha rilasciato questa intervista ai giornalisti di SIR, Sat2000 e Famiglia Cristiana, presenti all’incontro internazionale.
Eminenza, il suo invito, all’incontro preparatorio alla Gmg che si è da poco concluso, a passare da una pastorale di conservazione a una pastorale di missione ha dato l’idea di una Chiesa australiana “all’attacco” più che “in difesa”. È una giusta interpretazione?
“Un attacco di tipo spirituale, questo sì. In Cristo abbiamo la verità e riteniamo che questa verità sia necessaria e utile per la vita quotidiana di ciascuno e, in particolare, nel nostro caso, degli australiani. La Gmg di Sidney offre a tutta la Chiesa australiana un forte spunto di missione e di annuncio”.
Nelle società secolarizzate la presenza della Chiesa sta diventando un motivo di conflitto. In quella australiana come viene vista la vostra presenza?
“Non nascondo che qualche volta è causa di conflitto, ma è anche vero che siamo una minoranza, il 26%. La nostra storia fino alla Seconda guerra mondiale è stata segnata da crisi e da conflitti tra cattolici e protestanti, tra irlandesi e inglesi. Ora questi sembrano affievoliti e viviamo una sostanziale pax religiosa, salvo quando si affrontano temi come aborto, eutanasia, bioetica. Qui il dibattito si alza di tono specie con coloro che non credono”.
Dovesse descrivere la sua Chiesa, che ritratto ne farebbe: quali le luci e quali le ombre?
“Ci sono luci ma anche diverse ombre, qualche sfida meglio dire, specie tra i nostri giovani. Sono pieni di buona volontà come dimostra il pellegrinaggio della Croce in corso nelle diocesi australiane in questi mesi. Tantissimi si stanno avvicinando. Ma dobbiamo fare di più per far capire loro l’importanza di Cristo e della preghiera nella vita di un cristiano. Dobbiamo spiegare loro, ma anche al resto della comunità ecclesiale, l’importanza della fede. L’ombra più grande, la tentazione maggiore per la società australiana, è ritenere che si può vivere bene senza Dio”.
In questi anni di preparazione spirituale e di organizzazione della Gmg è cambiato qualcosa nella Chiesa australiana?
“Certamente, tante cose stanno succedendo. Forse la cosa più bella è che ben 150mila giovani, dal 1 luglio ad oggi, sono andati a pregare ai piedi della Croce della Gmg che sta attraversando le diocesi australiane prima di giungere a Sidney per l’apertura della Gmg a luglio. E siamo solo ad un terzo del pellegrinaggio. Si tratta di un numero molto grande per la nostra Chiesa. Io stesso li ho visti inginocchiarsi a pregare. Gesù è ancora molto presente tra i giovani ma occorre fare di più come Chiesa”.
In Australia, sono presenti anche altre denominazioni cristiane, oltre a comunità islamiche ed ebree. Coinvolgerete anche queste nella Gmg?
“La Gmg è un evento cattolico ma siamo aperti alla cooperazione con le altre denominazioni cristiane. Abbiamo invitato tutti i giovani cristiani e di altre fedi a partecipare. Mons. Anthony Fisher, vescovo coordinatore della Gmg, ha poi incontrato i leader delle altre religioni, che spero possano incontrare Benedetto XVI durante la sua visita in Australia, per invitare anche i loro giovani. Tutti saranno i benvenuti e, vorrei dire, lo saranno anche quelli che non credono, che sono alla ricerca di valori forti in cui credere e sulla base dei quali organizzare la propria vita. A loro un particolare benvenuto alla Gmg”.
Una presenza importante nella società australiana è quella aborigena. La Gmg può rappresentare un passo importante della Chiesa verso gli aborigeni?
“In passato la Chiesa ha fatto molte cose per gli aborigeni. La percentuale dei cattolici tra gli aborigeni è più alta che nel resto della società. Un terzo di loro è cattolico. Purtroppo, in Australia, ci sono molti pregiudizi nei confronti della cultura aborigena e anche tra loro ci sono problemi specie nella comunità più isolate dove alcool, droga e pornografia sono cose molto diffuse. A livello sanitario ci sono problemi, gli uomini hanno aspettative di vita minori di 20 anni rispetto al resto della popolazione. È difficile impostare un lavoro pastorale, abbiamo un servizio all’interno della nostra Conferenza episcopale proprio per gli aborigeni. Ma la volontà di andare avanti c’è tutta. È anche un problema di lingua. Molti di loro infatti parlano la lingua nativa e non conoscono l’inglese necessario anche per il lavoro e l’integrazione”.
La Gmg di Sidney cadrà a quasi un anno dalla Lettera del Papa ai cinesi. L’Australia è un Paese dove vivono una forte comunità cinese e anche altre asiatiche come i vietnamiti. In che modo la Chiesa australiana si può far carico anche dell’attenzione della Chiesa universale nei confronti dell’Asia?
“Credo che l’Australia abbia in sé la possibilità di farsi ponte con l’Asia. Noi accogliamo molti convertiti dai cinesi ai vietnamiti e coreani. A Sidney questi tre gruppi sono molti numerosi. La Gmg può darci una spinta ulteriore”.
Benedetto XVI sarà per la prima volta in Australia. Che impatto avrà la sua presenza sulla società australiana e sui suoi giovani?
“Il Papa è un grande maestro. Pensiamo al grande numero di fedeli che accorre per le udienze il mercoledì in Vaticano. Sono certo che anche qui parlerà al cuore dei nostri giovani”.
Quali saranno i frutti della Gmg?
“I frutti maturano e si raccolgono nel tempo. Spero, già il giorno dopo, di poter dire di avere celebrato una grande festa di fede e di preghiera. Sono certo che organizzeremo non bene ma molto bene la Giornata, ma non dimentico che la vera sfida per noi è quella spirituale. La Gmg deve elevare la vita spirituale dei nostri fedeli e spero anche quella dei movimenti ecclesiali”.
a cura di Daniele Rocchi
inviato SIR a Sidney
Mons. Fisher: una “nuova Pentecoste”
“Una nuova Pentecoste per l’Australia”. È quanto si auspica mons. Anthony Fisher, vescovo ausiliare di Sidney dalla Giornata mondiale della Gioventù che si terrà a Sidney nel 2008. A partire dall’esempio di Mary MacKillop, beata australiana, nel cui santuario a North Sydney è stata celebrata la messa conclusiva dell’incontro preparatorio della Gmg 2008. “Mary MacKillop – ha detto mons. Fisher – è esemplare nella fede nella Provvidenza, non mutava l’idea di Dio a sua somiglianza per far quadrare i conti”. Una risposta forte al “consumismo di oggi che accomoda la gente, i loro talenti, i loro corpi, che li tratta come beni spendibili o addirittura privi di valore”.
Davanti a questa situazione “lasciare perdere tutto non è una risposta cristiana. Dio stesso non ci ha mai abbandonato – ha spiegato mons. Fisher – ma ci ha chiamato a costruire una cultura di vita e di amore, di verità e di giustizia. Se noi cristiani non dobbiamo abbandonare questo mondo non dobbiamo per questo non sentirci a casa. Come diceva Mary MacKillop siamo solo pellegrini in questa terra. La Gmg – ha concluso mons. Fisher – è una grande opportunità per riflettere su cosa significhi essere pellegrini permanenti che visitano una casa provvisoria. È una chiamata rinnovata perché attendiamo una nuova Pentecoste per l’Australia e per i giovani del mondo”.
Durante l’incontro di Sidney i duecento delegati presenti hanno potuto constatare l’appoggio del Governo australiano. “La Giornata mondiale della gioventù è un grande impegno come quello delle Olimpiadi del 2000 e dei Giochi del Commonwealth svoltisi a Melbourne nel 2006 ed ha l’appoggio del Governo statale e federale. Riconosciamo i benefici che l’evento porterà all’Australia e l’opportunità di presentare il nostro Paese ad un pubblico internazionale”. A portare ai delegati il saluto del Governo è stata Helen Cox, direttore generale marketing, turismo, industria e risorse che ha ricordato che il suo Governo “per questi motivi ha messo a disposizione 35 milioni dollari australiani per contribuire alla copertura dei costi associati alla realizzazione dell’evento”. Lo stesso Governo è impegnato anche “dietro le quinte” fornendo consigli, assistenza strategica e servizi al Comitato organizzatore.
“Poiché il Papa – ha aggiunto Cox – è ospite ufficiale del Governo il dipartimento del primo ministro e il gabinetto saranno coinvolti nel coordinare e ospitare la visita papale”. Sono 16 le agenzie del Governo australiano coinvolte nella Gmg. Tra le facilitazioni fornite dal Governo, il visto di ingresso gratuito, multiplo e senza restrizioni relative ai Paesi di provenienza.
(19 ottobre 2007)