UE
Il presidente Socrates sul futuro del Trattato di riforma
I problemi da risolvere “sono di portata limitata”; per questo l'”accordo è possibile, entro il mandato conferitoci dal Consiglio europeo di giugno”. JOSÉ SOCRATES , premier portoghese e presidente di turno Ue, ha ostentato ottimismo fino al momento di sedersi attorno al tavolo del summit convocato a Lisbona per il 18 e 19 ottobre, con un compito prioritario: raggiungere un compromesso fra i Ventisette sul futuro Trattato di riforma. PER UNA UE EFFICACE. “Trovare l’accordo sul testo finale del futuro Trattato è la sfida che vi lancio per la nostra riunione di Lisbona”: con queste parole Socrates aveva invitato i “colleghi” capi di Stato e di governo nella capitale lusitana, preparata – sotto il profilo organizzativo, culturale e turistico – ad accogliere l’evento. Nella consueta lettera di convocazione del vertice, definito “informale”, la guida del governo portoghese faceva riferimento all’avvio della Conferenza intergovernativa (Cig) del 23 luglio scorso e al varo della bozza di Trattato, che porta la data del 3 ottobre. Secondo la presidenza di turno, il via libera al Trattato (da confermare ufficialmente al Consiglio di dicembre, per poi passare alle ratifiche in modo da aver pronta la “carta” per le elezioni europee del 2009) “è una sfida fondamentale per l’Europa”. Varare il testo di riforma significa – secondo Socrates – non solo che l’Ue “potrà concentrare i suoi sforzi su temi direttamente concernenti i cittadini, ma anche farlo con maggior efficacia”. Un contributo deciso al summit è venuto dall’altro politico portoghese oggi al vertice dell’Ue: il presidente della Commissione, JOSÉ MANUEL BARROSO . Nei suoi numerosi incontri con i leader politici dell’Unione, Barroso ha chiesto l’assunzione “di atteggiamenti coerenti con gli impegni assunti al Consiglio di giugno”. NUMEROSE RICHIESTE. La diplomazia del capo dell’Esecutivo ha permesso di giungere a Lisbona con un quadro più preciso dei nodi da sciogliere. Diversi paesi hanno infatti avanzato specifiche richieste. Il Regno Unito ha preteso una deroga per l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali e per le politiche comuni in materia di sicurezza e giustizia. La Polonia, guidata dai gemelli Kaczynski (il governo di Varsavia ha affrontato il vertice alla vigilia delle elezioni generali del 21 ottobre), ha riproposto il problema del proprio “peso” politico in seno al Consiglio, invocando la “clausola di Ioannina”, che consente a una minoranza di Stati di bloccare temporaneamente una decisione assunta in sede Ue. Italia e Spagna hanno sollevato la questione della ripartizione dei seggi all’Europarlamento: in particolare Roma non intende perdere la tradizionale parità dei deputati con Parigi e Londra. Obiezioni di minore rilevanza sono stati sollevati anche da Repubblica Ceca (competenze della Commissione), Austria (quote di studenti stranieri nelle università del paese), Bulgaria (che chiede la dicitura “euro” nell’alfabeto cirillico). “NON CI SONO SCUSE…”. Nonostante alcuni nodi specifici da affrontare, “l’Ue ha una grande opportunità per fare un passo avanti”, ha ribadito Barroso accogliendo le delegazioni degli Stati membri al Pavillao Atlantico, nel complesso della Fiera internazionale di Lisbona, sulle rive del Tago. “Sono due, a mio avviso, i temi-chiave di questo incontro”, ha poi puntualizzato: “Da una parte il Trattato di riforma, dall’altro la reazione europea alla globalizzazione economica. In entrambi i casi serve un’azione decisa, per un’Europa efficace, forte, in grado di agire in questo ventunesimo secolo”. Occorre “andare oltre il dibattito istituzionale, sul quale abbiamo lavorato per sei anni, approvando la bozza di Trattato” emersa dalla Cig. “Tutti devono onorare gli impegni” presi durante la presidenza di turno tedesca; “non vi sono né motivi né scuse – ha insistito Barroso – per non raggiungere l’accordo”. Fra i temi toccati a Lisbona anche le ripercussioni sui mercati finanziari della crisi dei mutui subprime americani e i cambiamenti climatici. SÌ ALLA FLEXISECURITY. L’incontro dei leader dei 27 è stato anticipato da un vertice sociale tripartito (istituzioni Ue, sindacati e associazioni imprenditoriali) per la definizione di una “strategia comune” su come rilanciare la competitività e il mercato del lavoro nell’ambito della Strategia di Lisbona, avendo come linea-guida la “flexisecurity” (flessibilità e sicurezza). Le istituzioni comunitarie si sono trovate di fronte per la prima volta una analisi congiunta da parte dei rappresentanti dei lavoratori e delle imprese (varie le “sigle” presenti: Ces, Businesseurope, Ceep, Ueapme), che affronta temi come le politiche attive per il mercato del lavoro, la formazione, le politiche macroeconomiche, la costruzione di un ambiente favorevole alle imprese, la mobilità e le condizioni contrattuali. Secondo i partecipanti al vertice tripartito, “la flexisecurity ora è una realtà che possiamo cercare di applicare in tutta Europa, tenuto conto delle specificità di ogni singolo paese”.