La stampa tedesca segue con attenzione le vicende legate alla decisione del Parlamento turco di intervenire nell’Iraq del nord contro le basi del Pkk. Così commenta Christiane Schlötzer della Süddeutsche Zeitung (18/10): “Se l’armata turca dovesse oltrepassare il confine comune, anche l’Iraq settentrionale verrebbe coinvolto nel gorgo della violenza… Il Pkk è attivo da quasi 25 anni; all’inizio lottava ancora per un proprio Stato. Nel frattempo, i guerriglieri invecchiati sono in preda alla frustrazione, perché la base curda in Turchia li evita… Alle ultime elezioni, perciò, più della metà dei curdi hanno votato per il partito al governo di Erdogan: un’alleanza che solo il terrorismo può distruggere. Ecco perché il Pkk riprende a bombardare e i media turchi mandano in onda ogni giorno funerali di soldati. E il governo si piega a questa pressione, cadendo nella trappola dei terroristi”. E sulla Frankfurter Rundschau (17/10) si legge: “Nel lungo periodo, il terrorismo può essere vinto solo recidendo le sue radici, originate da decenni di discriminazione dei curdi come cittadini di serie B, cui venne talora proibito persino di parlare la propria lingua”. E la Frankfurter Allgemeine Zeitung (18/10) osserva: “Con questa delibera, il governo Erdogan ha ottenuto una procura in bianco ma non lascia ad altri la decisione. I generali intendono certamente intervenire da mesi contro le basi del movimento dei ribelli curdi Pkk. Ma finora, Erdogan non ha voluto intraprendere un’avventura di questo genere, ed è difficile che voglia farlo ora”. Il quotidiano polacco RZECZPOSPOLITA (16/10) scrive che i due maggiori partiti in lizza per le elezioni politiche di domenica prossima “stanno combattendo una strenua lotta alla pari”. Secondo il quotidiano “sia il partito Legge e Giustizi,a sia il maggiore partito dell’opposizione, la Piattaforma Civica, classificata come destra liberale hanno ormai il 33 % dei consensi. Il blocco dei partiti di sinistra – Sinistra e Democratici – potrebbe raggiungere il consenso dei 9% dei cittadini, mentre il L’Alleanza Popolare che pure sembra poter entrare nel nuovo parlamento potrebbe ottenere il 7% dei consensi”. Considerata la soglia di sbarramento del 5%, i partiti minori (anche quelli finora al governo come la Lega delle Famiglie Polacche – LPR e l’Autodifesa- Samoobrona) hanno poche possibilità di avere nel nuovo parlamento i propri deputati. Secondo il quotidiano, “il numero dei votanti dovrebbe raggiungere almeno il 57% degli aventi diritto, in quel modo superando in maniera significativa il 40% dei votanti che hanno partecipato alle elezioni precedenti nel 2005”. Gli indecisi, secondo il giornale, sono solo il 14%, ma altri sondaggi (effettuati per esempio per il quotidiano DZIENNIK ) stimano che il numero degli indecisi a cinque giorni dal voto supera il 35%. “Putin gioca su due tavoli. Da un lato vezzeggia gli iraniani e blocca la decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di inasprire le sanzioni… dall’altro, evita di rompere il fronte comune con gli occidentali e fa pressione sugli iraniani affinché sospendano i lavori della centrale di Buchehr”, si legge nell’editoriale del quotidiani francese LE MONDE (18/10). “In queste condizioni – prosegue l’editoriale – il dossier sull’Iran appare a Putin un’eccellente occasione di contrastare gli occidentali, come ha l’abitudine di fare su altri temi quali il Kosovo o la limitazione degli armamenti in Europa”. “Egli manovra senza peraltro venire meno alla solidarietà apparente dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, e si colloca nel prezioso ruolo del mediatore. L’inasprimento della posizione occidentale, e in particolare francese, per lui non presenta che inconvenienti. Potrebbe aiutarlo a strappare delle concessioni, almeno formali, da Teheran. In questo caso” il capo del Cremlino “riuscirebbe a far rivalutare, a detrimento degli Stati Uniti, lo status della Russia sulla scena internazionale, principale obiettivo della sua presidenza”. Nei giorni scorsi è stata firmata a Oslo un’intesa tra rappresentanti cristiani e autorevoli figure del mondo islamico per sancire il rispetto della libertà di ciascun credente di cambiare fede. A darne notizia è il quotidiano cattolico italiano AVVENIRE ( 18/10), sul quale l’islamista PAOLO BRANCA parla di “segnale interessante che dimostra come l’Europa possa diventare un laboratorio per esperienze importanti in campo musulmano, specialmente per i giovani”. L’accordo, afferma l’esperto, “dimostra come in un contesto particolare, come l’Europa settentrionale, si possano sviluppare dimensioni impensabili per i musulmani rispetto ai loro Paesi di origine. Per un musulmano del medio Oriente”, infatti, “l’identificazione religiosa è un tutt’uno con quella nazionale, per cui la conversione diventa anche un tradimento alla propria patria”. Questa intesa insegna “che non esiste un solo modo di essere musulmani, ma che questa dimensione si coniuga con il clima di una società, arrivando anche a disconoscere una tradizione, come quella islamica, rispetto al tema dell’apostasia”.