CHIESE CRISTIANE
Grecia: la Chiesa ortodossa tra conservazione e novità
Un periodo di profonda transizione quello che sta vivendo oggi la Chiesa ortodossa di Grecia e in genere tutta la società greca. Un Paese che da soli 30 anni ha conquistato la democrazia. Uno Stato europeo ma anche balcanico che fa fatica a mettere insieme tradizione e modernità. Ne parliamo con PANTELIS KALAITZIDIS, direttore dell’Accademia di studi teologici di Volos, nella Metropolia di Demetria, un forum di ricerca e di dialogo tra teologia e pensiero contemporaneo. Molti i convegni e le giornate di studio organizzate intorno a temi riguardanti il multiculturalismo, la relazione con l’Islam e, in genere, il dialogo tra ortodossia e modernità. Kalaitzidis è intervenuto recentemente al XV Convegno ecumenico internazionale “Il Cristo trasfigurato nella tradizione spirituale ortodossa” al monastero di Bose. Riportiamo quanto Kalaitzidis ha detto a Sir Europa.UN PERIODO DI TRASFORMAZIONE. In Grecia, la Chiesa ortodossa vive oggi un periodo di grande trasformazione e, in generale, tutta la società sta uscendo da una fase molto tradizionalista. Solo da 30 anni la Grecia ha conquistato un sistema democratico ed è uscita da quelle posizioni politiche autarchiche cui è stata costretta in tutto il secolo scorso; da 25 anni, il Paese è membro dell’Unione europea e sta imparando a vivere accanto ad altri Paesi, ad altre religioni, ad altri modelli di società. Se aggiungiamo che fino a 20 anni fa la Grecia “esportava” immigrati mentre oggi si ritrova a dover ospitare un grande flusso immigratorio e che la Grecia è sì uno Stato europeo ma anche balcanico – regione che vive una crisi di identità molto forte -, si capisce come la sfida più importante che si trova ad affrontare tutta la società e la Chiesa con essa, è proprio quella del pluralismo.ORTODOSSIA E PLURALISMO. Se, in generale, per il ricorrere di precisi motivi storici, l’ortodossia non ha elaborato dal proprio interno i contenuti della modernità limitandosi a recepirli dall’esterno – con il conseguente permanere di una diffidenza di fondo e di un senso di difesa verso di essi -, nella Chiesa greca c’è un ulteriore problema che nasce dalla sensazione che accettare il pluralismo sia un tradimento dell’ortodossia. E’ difficile superare l’idea che il ruolo della Chiesa in Grecia sia quello di custodire la “grecità” e che “la Grecia è l’ortodossia”, perché a livello storico la Chiesa ha combattuto per la indipendenza della nazione ed è davvero molto arduo – non solo per la gerarchia e il popolo di Dio, ma addirittura per chi non è praticante -, accettare l’idea che si possa essere greci e non ortodossi. Il concetto di “laicità dello Stato” è qui completamente estraneo: la Chiesa in Grecia non solo non può accettare l’idea di uno Stato laico nel senso della Francia, ma nemmeno di uno Stato secolarizzato. Un esempio in tal senso si è avuto, nel 2000, in merito alla cancellazione dalle carte d’identità della indicazione della religione di appartenenza: la Chiesa ortodossa si è opposta con molta forza e l’indicazione è stata tolta solo in virtù all’adeguamento alle norme dell’Unione europea. La Chiesa ortodossa dimostra, in queste circostanze, di essere più indietro rispetto ai passi in avanti compiuti dalla società e di rimanere schiacciata dal peso della storia.DIALOGO ECUMENICO. In questo contesto, negli ultimi 10 anni, in alcuni ambienti teologici – va sottolineato che l’ortodossia non è una realtà monolitica, ma con varie correnti e differenze locali e anche con posizioni teologiche differenziate e a volte contrapposte – si è sviluppato un certo antioccidentalismo che si sposa perfettamente con l’idea di un legame strettissimo tra Chiesa e nazione e provoca gravi problemi, tra l’altro, allo sviluppo delle relazioni ecumeniche in Grecia. Un’altra questione centrale riguarda la vera vita ecclesiale e spirituale: se cioè si sta andando verso una teologia eucaristica e di comunione che dà la priorità alla Chiesa come comunità escatologica, che lotta e opera per la salvezza di tutto il mondo, oppure si va verso un tipo di spiritualità un po’ più “terapeutica”, che vede la Chiesa come un’ ospedale dove curare l’uomo dalle passioni. La prima posizione è più aperta alle relazioni ecumeniche, mentre la seconda è molto più guardinga. In questa prospettiva, è molto importante moltiplicare i contatti e gli incontri con i nostri fratelli cattolici – così “strani”, così “diversi” da noi – , per constatare che anche loro hanno una vita liturgica e spirituale molto ricca: uno dei grandi problemi che viviamo a livello ecumenico è proprio la mancata conoscenza gli uni degli altri. Questo accade anche all’interno dell’ortodossia, tra tradizioni slave e greche: molto spesso noi ortodossi ci chiediamo se prima della questione dell’unità con i cattolici non dovremmo affrontare quella dell’unità tra di noi.