UE

La firma attesa

Appuntamento il 13 dicembre a Lisbona per il nuovo Trattato

“L’Europa è uscita dalla sua crisi istituzionale ed è pronta per affrontare le sfide del futuro”: JOSÉ SOCRATES , premier portoghese e presidente di turno del Consiglio Ue, è certamente il più soddisfatto tra i 27 capi di Stato e di governo che hanno preso parte al summit di Lisbona del 18 e 19 ottobre. Nella capitale del suo Paese è stato raggiunto l’accordo sul futuro Trattato Ue e sempre a Lisbona verrà posta la firma in calce al testo il prossimo 13 dicembre.LE PROSSIME TAPPE. Grazie alle mediazioni portoghesi, i leader degli Stati membri hanno superato i numerosi ostacoli sul tavolo e qualche reciproco veto, lasciandosi così alle spalle lo stallo generato con i “no” francese e olandese alla Costituzione. Il nuovo Trattato comprende 256 pagine: un Preambolo, il testo vero e proprio (che in buona parte ricalca i contenuti della stessa Costituzione del 2004) e una serie di protocolli e allegati. Il calendario per rendere giuridicamente efficace il Trattato segnala varie tappe. Il 12 dicembre verrà proclamata la Carta dei diritti nella sede del Parlamento di Strasburgo. La mattina seguente i capi di Stato e di governo procederanno alla firma del Trattato, ridandosi appuntamento a Lisbona. Nel pomeriggio si trasferiranno tutti a Bruxelles (anche se qualcuno ha contestato il costo dell’operazione, i problemi di traffico e di sicurezza che essa genera) per il Consiglio Ue che darà ufficialità al Trattato. Subito dopo potranno partire le operazioni di ratifica, che richiedono l’unanimità dei sì. Salvo l’Irlanda, che per ragioni costituzionali dovrà sottoporre il testo a referendum popolare, gli altri Stati dovrebbero procedere per via parlamentare. Solo dopo i 27 “sì”, il 1° gennaio 2009 il Trattato di Lisbona potrà entrare in vigore, in tempo per le elezioni dell’Europarlamento del giugno successivo.TUTTI CONTENTI? L’accordo raggiunto nella capitale lusitan, ha tenuto conto delle richieste di diversi governi e in particolare di Polonia, Gran Bretagna e Italia. Varsavia ha ottenuto l’inserimento della “clausola di Ioannina” in un protocollo vincolante: essa prevede che una decisione assunta a maggioranza dal Consiglio Ue possa essere congelata temporaneamente su richiesta dei paesi contrari. Per la Gran Bretagna e la stessa Polonia è giunta la deroga all’applicazione della Carta dei diritti; Londra ha inoltre preteso di avere mano libera sul fronte delle politiche per la giustizia e la sicurezza. L’Italia invece aveva chiesto di non perdere la parità dei seggi all’Europarlamento con Francia e Gran Bretagna: in questo caso il vertice ha deciso di assegnare un seggio in più a Roma, che dal 2009 (quanto l’Assemblea passerà dagli attuali 785 membri a 751) ne avrà 73, come Londra; Parigi, invece, potrà contare su 74 rappresentanti, avendo una popolazione superiore. Tale composizione varrà fino al 2014: dopodiché il Consiglio raccomanda di rivedere la distribuzione dei seggi tenendo conto del criterio della cittadinanza, come chiedeva l’Italia, e non quello della popolazione residente, come previsto da una recente risoluzione dell’Eurocamera. LE NOVITÀ DEL TRATTATO. Molteplici le acquisizioni del Trattato. Vengono rafforzate alcune figure-chiave dell’edificio comunitario: il Consiglio Ue avrà un presidente stabile, che resterà in carica due anni e mezzo; la politica estera sarà affidata a un Alto rappresentante, che sarà anche vicepresidente dell’Esecutivo e commissario alle relazioni esterne; la Commissione si ridurrà dagli attuali 27 componenti a 18, dovendo avere un numero di commissari pari ai due terzi degli Stati Ue. Il Parlamento si vede rafforzato il ruolo politico e il potere di codecisione, che divide con il Consiglio. Crescono le politiche “comunitarizzate” e quelle in cui si potrà decidere a maggioranza, applicando il nuovo sistema di voto. La maggioranza qualificata richiederà la convergenza del 55% di Stati membri rappresentanti il 65% della popolazione. Resta il voto unanime (ossia il diritto di veto) in alcuni settori strategici, come fisco, politica estera, politica sociale e adesione di nuovi Stati. MOLTE QUESTIONI APERTE. Se da Lisbona sono finalmente giunte delle risposte sul futuro dell’Ue, restano però aperte alcune questioni politiche di rilievo. Anzitutto ci si può domandare se e quando tornerà nell’Ue uno “spirito costituente”, segno inequivocabile che si ritiene necessaria non solo un’Europa “che funziona”, ma che si ambisce a una vera “casa comune europea”. Un altro nodo rinviato è quello della identità e dei confini dell’Ue: dal Trattato di Lisbona emergono risposte parziali: ma già Croazia, Turchia, Balcani e altri Stati premono alle porte… Si è poi parlato di una Europa “più efficace”: le buone intenzioni devono trovare riscontro nella realtà, mostrando che essa sa portare vantaggi visibili e aggiuntivi alla vita dei cittadini. Infine c’è il problema dell’Europa a due velocità: già affermatasi con l’euro e con Schengen, si ripropone ora per l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali.