Più efficace e più forte

Dichiarazioni positive concilianti dopo il summit di Lisbona

Tutti soddisfatti: come sempre avviene all’indomani dei passaggi politici fondamentali per l’Europa, i capi di Stato e di governo rilasciano dichiarazioni positive e concilianti. Anche se, per ammissione dei più, attorno al tavolo delle trattative ognuno ha cercato maggiori vantaggi per il proprio Paese, magari a scapito di un processo di integrazione più profondo e accelerato. Il recente summit di Lisbona (18-20 ottobre) non fa eccezione.PER UN’EUROPA EFFICACE. Il presidente della Commissione, il portoghese JOSÉ MANUEL BARROSO , ha svolto un compito di primo piano durante i negoziati, sostenendo il lavoro della presidenza di turno, retta dal connazionale José Socrates. Il quale gli ha pubblicamente riconosciuto l’impegno. Per Barroso, “con il nuovo Trattato cresce la capacità di azione dell’Ue” e sarà possibile “avere una Unione più efficace” al suo interno e più forte sulla scena internazionale. Il tedesco HANS-GERT POETTERING , presidente dell’Europarlamento, definisce l’accordo raggiunto la scorsa settimana come “un grande successo per il Parlamento, una vittoria per l’Ue e per tutti i cittadini”. Con il nuovo Trattato l’Assemblea “ottiene il potere di codecisione su gran parte della legislazione comunitaria e vede rafforzato il proprio peso politico”.PASSARE AI PROBLEMI CONCRETI. Raggiunto l’accordo sul Trattato di riforma, “l’Europa può passare ad altre cose”. GORDON BROWN , premier inglese, ha già archiviato Lisbona. Ma il primo risultato del summit che sottolinea è di portata nazionale: “Gli interessi britannici sono stati protetti”. Il Regno Unito aveva chiesto una deroga per l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali e delle politiche comuni in materia di giustizia e sicurezza. “E’ tempo di passare ad altri argomenti – aggiunge il capo del governo di Londra – che preoccupano i cittadini: la crescita economica, il lavoro, i cambiamenti climatici e la sicurezza”. Dello stesso avviso la cancelliera di Berlino ANGELA MERKEL , che aveva preparato la strada all’accordo mediante la presidenza di turno tedesca nel primo semestre di quest’anno. L’IMPEGNO DELLA FRANCIA. Dal canto suo il presidente francese NICOLAS SARKOZY promette che il suo paese “sarà uno dei primi a ratificare il Trattato” (nel 2005 Parigi bocciò la Costituzione mediante referendum) e potrebbe farlo a dicembre. Nella capitale portoghese si mostrava sorridente anche il presidente polacco LECH KACZYNSKI , per aver ottenuto le deroghe richieste su alcune materie comuni e l’introduzione della “clausola di Ioannina”, utile per rimandare l’applicazione di decisioni assunte a maggioranza. Ma la visibilità internazionale conquistata col summit non ha portato esiti favorevoli nelle elezioni politiche di domenica 21 ottobre… CARTA DEI DIRITTI: VALORI CONDIVISI. Felice per il risultato di Lisbona anche il premier italiano ROMANO PRODI : “Finalmente l’Europa può tornare a occuparsi di altri temi importanti come l’energia, il clima, la globalizzazione e le infrastrutture”. Il capo di governo spiega che sul problema della ripartizione dei seggi nell’Europarlamento “l’Italia partiva in salita”, chiedendo che fosse utilizzato il criterio della cittadinanza (e non quello dei residenti, stranieri compresi) per calcolare il numero dei deputati per ogni paese. Lisbona ha stabilito che l’Italia avrà un seggio in più nella prossima Assemblea Ue, rispetto a quanto indicato in una risoluzione dell’Eurocamera, ritrovando la parità dei deputati (73) con la Gran Bretagna. “In effetti – spiega Prodi – la popolazione italiana e inglese sono pressoché uguali, mentre la Francia”, che avrà 74 deputati, “ha due milioni di cittadini in più”. Il premier si sofferma poi sul significato della Carta dei diritti: “Non produrrà effetti immediati, ma è essenziale per costruire un ethos e valori comuni”, che “sono i pilastri della convivenza in Europa”.“L’UE HA BISOGNO DELLA COSTITUZIONE”. “Un accordo complesso, con grosse conseguenze per l’Ue”: ANDREW DUFF , eurodeputato liberaldemocratico inglese, assieme al popolare tedesco Elmar Brok e al socialista francese Enrique Baron Crespo, ha rappresentato l’Assemblea in seno alla Conferenza intergovernativa incaricata di stendere il Trattato di riforma. Per il Sir commenta le conclusioni del summit: “L’Ue accresce i propri strumenti e le competenze per fronteggiare le sfide globali”. Con questo Trattato l’Ue rinuncia definitivamente alla Costituzione? “No, è solo un problema transitorio – risponde Duff -. Tra qualche tempo, forse qualche anno, sarà ancora più chiaro che l’Unione ha bisogno di una Costituzione vera e propria”. Il deputato esprime preoccupazione dinanzi alle deroghe concesse ad alcuni Stati, per “l’emergere di una Europa self-service”. Al Sir spiega: “Dopo la firma del testo, seguirà il periodo per le 27 ratifiche”. Esiste qualche pericolo su questa strada? “Credo di no”, afferma Duff. Poi aggiunge: “Spero”.