IRLANDA
La Chiesa in un Paese che sta definendo il proprio futuro
Dove sta andando l’Irlanda e qual è il ruolo della Chiesa? Questo l’interrogativo al centro della conferenza inaugurale che mons. DIARMUID MARTIN, arcivescovo di Dublino e primate d’Irlanda, ha tenuto nei giorni scorsi presso l’Istituto irlandese di New York. “La Chiesa – ha affermato il presule – continua ad avere il proprio contributo da offrire – gradito o meno – alla formazione dell’Irlanda del futuro. Il Paese è cambiato e continuerà a cambiare; l’Irlanda di oggi potrebbe non essere quelle della prossima generazione”. Per mons. Martin, “se la Chiesa si limitasse ad adeguarsi alla società, rimarrebbe inevitabilmente la Chiesa di ieri”, mentre essa è chiamata “a giocare un ruolo di leadership all’interno della società stessa”.AGENTE DI CAMBIAMENTO . “La Chiesa – ha sottolineato l’arcivescovo di Dublino – ha contribuito e contribuisce direttamente alla nuova Irlanda. La qualità dell’istruzione irlandese è stata spesso indicata come fattore chiave nelle trasformazioni dell’economia” del Paese “nell’ultimo decennio. Il ruolo della Chiesa nell’educazione primaria e secondaria la conferma come un significativo agente di questo cambiamento”; un impegno, ha assicurato il presule, “che cambierà ma non scomparirà”. Del resto, ha rilevato, “molti gruppi e organizzazioni legati alla Chiesa sono stati coinvolti nello sviluppo” del Paese: “quando guardo le periferie di Dublino, costruite senza alcuna infrastruttura accanto alle abitazioni, vedo l’immenso contributo offerto dalle parrocchie alla crescita della coesione sociale e di solide comunità”. “Nuova Chiesa – ha precisato mons. Martin – non significa una Chiesa preoccupata di recuperare segmenti di mercato, ma, piuttosto, una Chiesa forgiata nella fedeltà alla propria missione di portare il messaggio di Cristo ad una nuova generazione che vive in un’Irlanda molto diversa dal passato, sfidandola a comprendere questo messaggio”.INTEGRARE LE ECONOMIE . “Due temi, in particolare, dominano – per l’arcivescovo – la riflessione sul Paese: il processo di pace nell’Irlanda del Nord e lo straordinario sviluppo economico, con i cambiamenti legati alla prosperità. Due processi forse più interdipendenti di quanto si creda”. Per mons. Martin, “il successo del processo di pace nell’Irlanda del Nord dipenderà in gran parte dal modo in cui le economie” del Sud e del Nord del Paese “sapranno integrarsi per il bene di tutti”. La crescita economica ha “avuto molti effetti positivi” annota l’arcivescovo di Dublino, ma ha portato con sé “la tentazione dell’opulenza”. Pur precisando di non essere “uno di quei mercanti di tenebre convinti che un po’ di crisi economica farebbe bene all’anima irlandese”, il presule mette in guardia dai rischi della “diffusione del consumismo e del materialismo”, in particolare la “convinzione che il successo personale sia determinato” dalla ricchezza “e dalla capacità di mantenere un elevato tenore di vita, insinuatasi nella mentalità di molti giovani irlandesi”.TRA LUCI E OMBRE. Quali i maggiori problemi attuali? “Una probabile diminuzione dell’occupazione”, legata anche all’immigrazione massiccia e “senza precedenti” nel Paese degli ultimi anni. “La competizione per il lavoro che potrebbe derivarne metterebbe alla prova la nostra coesione” e potrebbe scatenare una certa “latente xenofobia”. Mons. Martin punta inoltre il dito contro “l’inadeguatezza dell’assistenza sanitaria pubblica”, “le endemiche disuguaglianze sociali di intere comunità” e la povertà di “numerosi anziani, sprovvisti di assicurazioni private e con pensioni insufficienti”. E ancora, la violenza delle bande, soprattutto giovanili “i cui livelli, pur essendo inferiori alla media europea”, non possono non destare preoccupazione. Quanto allo “spazio riservato a Dio”, l’arcivescovo rileva che “purtroppo, in diverse occasioni le strutture della Chiesa hanno danneggiato l’immagine di quest’ultima, ma anche nei tempi più bui non è venuto meno il riconoscimento per il lavoro svolto da preti, religiosi e laici”. Del resto, commenta, “gli irlandesi non promuoveranno mai alcuna istituzione con il massimo dei voti”. La maggiore difficoltà che la Chiesa incontra “sembra essere la distinzione operata dalla gente fra Chiesa locale – generalmente percepita in termini positivi – e Chiesa istituzionale, ritenuta distante dalla realtà delle persone”. “Mentre la prima è definita in base alle esperienze individuali – precisa mons. Martin -, la percezione della Chiesa istituzionale è spesso frutto dell’informazione dei media”. “Il popolo irlandese tende, più dei vicini europei, a mantenere valori tradizionali su temi come l’aborto, il divorzio e la sessualità”, tuttavia, annota l’arcivescovo, “molti giovani, che pure conservano saldi principi morali, sono inclini a ritenere che si tratti di convinzioni personali” piuttosto “che di valori oggettivi” vincolanti per tutti. Tra i punti di forza della popolazione, “lo straordinario livello di autostima e fiducia in se stessi riscontrabile perfino nei bambini”, e “il senso della famiglia, ancora forte nel Paese”.