UE E TURCHIA

Ancor più distanti

Tra i temi di politica estera anche Pakistan, Russia, Serbia e Kosovo

Unione europea e Turchia rimangono distanti. E le notizie di scontri a fuoco, raid aerei e rapimenti di militari che giungono dai confini con l’Iraq non fanno che complicare la situazione. Il 6 novembre la Commissione si pronuncerà sui progressi compiuti da Turchia, Croazia e Macedonia sulla via dell’adesione: per Ankara si prospettano giudizi agrodolci. Nel frattempo il Parlamento Ue, riunito a Strasburgo dal 22 al 25 ottobre in sessione plenaria, ha affrontato il rapporto tra Europa e penisola eurasiatica.ANKARA, PASSI AVANTI E RITARDI. Le operazioni militari in atto per contrastare l’offensiva terroristica del Pkk hanno segnato numerosi interventi nel corso del dibattito in aula e il voto sulla specifica risoluzione, presentata dalla deputata olandese RIA OOMEN-RUIJTEN : dopo aver sottolineato il “positivo risultato delle recenti elezioni” ad Ankara e salutato la figura del nuovo presidente, che “riflette la forza della democrazia turca”, il testo prende atto della volontà del governo Erdogan di accelerare il processo di riforme “per rispondere agli impegni definiti dal partenariato per l’adesione della Turchia”, nonché “l’intenzione del nuovo governo turco di adottare una nuova costituzione civile che permetta di proteggere i diritti e le libertà fondamentali”. Ma la risoluzione mette anche in evidenza i ritardi nello stesso processo di riforme, l’incompleta libertà di espressione, mentre si condannano ancora una volta e “con fermezza” gli omicidi di don Andrea Santoro e del giornalista Hrant Dink, nonché l’uccisione di tre cristiani a Malatya e “tutti gli altri atti di violenza di matrice politica o religiosa”.UNA SOLUZIONE DI LUNGO TERMINE. Gli eurodeputati hanno insistito sui diversi problemi che riguardano la Turchia: i rapporti con Cipro e la necessità di riconoscere la Repubblica; i rapporti con la minoranza curda; l’urgenza di “fare i conti con il passato” (genocidio degli armeni). Altri interventi hanno ribadito la carenza di libertà e diritti fondamentali, la mancata tutela delle minoranze religiose. La risoluzione Oomen-Ruijten, approvata dall’emiciclo, non trascura di condannare “le violenze perpetrate dal Pkk” e “sollecita il governo a lanciare una iniziativa politica che favorisca una soluzione a lungo termine della questione curda”. Alla Turchia, i deputati chiedono di “non violare il territorio iracheno” e di “non procedere ad azioni sproporzionate” sul campo. La risoluzione contiene poi il parere favorevole alla apertura, nell’ambito dei negoziati di adesione, del dossier sull’energia, e indica una serie di settori in cui si richiedono reali progressi: riforme giudiziarie, lotta contro la corruzione, rispetto dei diritti individuali e sociali, tolleranza zero verso la tortura, protezione delle donne. LE MINORANZE RELIGIOSE. Il testo approvato ribadisce che i negoziati in corso tra Bruxelles e governo di Ankara costituiscono “punto di partenza di un processo senza limiti di tempo”, mentre “la piena osservanza di tutti i criteri di Copenaghen rimane la base per l’adesione all’Ue al pari della capacità di integrazione dell’Unione”. Ciò significa che la Turchia deve dimostrare progressi puntuali sul piano della costruzione di uno Stato di diritto e di una democrazia solidi, costruire una economia aperta di mercato, tutelare i diritti delle minoranze etniche, rispettare la libertà religiosa. In particolare il testo chiede un quadro giuridico chiaro “che consenta alle minoranze religiose di praticare liberamente” la propria fede, autorizzandole a “possedere proprietà immobiliari” e a formare il proprio clero. Intervenendo in aula, il commissario all’allargamento, OLLI REHN , ha spiegato che la “prospettiva europea si sta dimostrando un elemento chiave per le riforme in Turchia”, anche se il governo Erdogan è “chiamato a rispettare i patti e a mantenere fede alla parola data”. In tal caso l’Esecutivo potrebbe suggerire nel suo prossimo rapporto di aprire altri due capitoli negoziali: quello relativo alle reti transnazionali e quello sulla protezione dei consumatori.IL FUTURO DELLA SERBIA. L’Europarlamento ha quindi trattato altri temi di politica estera. Fra questi la situazione in Pakistan e la preparazione del vertice tra Ue e Russia, fissato per il 26 ottobre a Mafra, in Portogallo. Via libera anche alla relazione del deputato sloveno JELKO KACIN , che rimarca “i progressi realizzati dalla Serbia negli ultimi tempi” nel suo percorso di avvicinamento all’Ue. Kacin ha puntualizzato che “la piena collaborazione con il Tribunale penale internazionale è condizione preliminare alla firma dell’Accordo di associazione” tra Ue e Belgrado. Anche in questo caso, il Parlamento ritiene urgente una “migliore protezione delle minoranze”, un “quadro giuridico per gli sfollati del Kosovo”, “maggiore impegno nella lotta alla corruzione e garanzie per la libertà di informazione e di espressione”. Una volta ottemperato a questi punti-fermi, la relazione afferma che “il futuro della Serbia è nell’Unione europea”.