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La Svizzera è più complessa

Il voto del 21 ottobre, le indicazioni delle Chiese, il rapporto con l’Europa

L’Udc (Unione democratica di centro) si è aggiudicata quasi il 29% dei voti alle elezioni parlamentari svizzere di domenica 21 ottobre. Dopo avere svolto una campagna centrata su temi quali il rimpatrio degli “stranieri criminali” e l'”insicurezza”. Il partito del miliardario populista Christoph Blocher, ministro federale della Giustizia e dell’Ordine Pubblico, è uscito rafforzato da queste elezioni. Tuttavia egli non dispone di tutti i poteri. La complessità del sistema democratico svizzero non consente all’Udc e al suo potente mentore di condurre le danze in Parlamento e al Governo da solo. Meno di un terzo dei deputati è “blocheriano” e per governare in un sistema di concordanza è necessaria la maggioranza! Certo, il partito socialista (Ps) ha perso 9 seggi e ne conta soltanto 43 (su 200 al Consiglio Nazionale, la camera bassa del parlamento federale) contro i 62 seggi dell’Udc (+7). Ma anche i verdi (il partito ecologista che si colloca a sinistra dello scacchiere politico) hanno guadagnato 7 seggi. Al centro destra, se al partito radical-democratico (Prd) non rimangono che 31 eletti (avendo perso 5 seggi), il partito democristiano (Pdc), che sta segnando il passo da molto tempo, ne ha riconquistati 3. Il Pdc si aggiudica anch’esso 31 seggi. In effetti, se si considerano i tre grandi blocchi – sinistra, centro-destra, destra – si nota che queste elezioni hanno apportato assai pochi cambiamenti in termini di seggi. Questi blocchi contano 63 seggi per la sinistra, 62 per il centro-destra (66 se si aggiungono i 4 eletti liberali) e 62 per l’Udc. I restanti 9 seggi sono suddivisi tra un comunista (Partito del lavoro/PdT), due evangelici (Pev), uno dell’Unione democratica federale (Udf), un cristiano sociale (Pcs), un rappresentante alla Lega dei Ticinesi (destra populista) e tre verdi liberali. Si assiste invece, ed è questo che deve inquietarci, ad una vera e propria «”volta a destra”del Parlamento, a discapito del centro-destra, che potrebbe essere definito come “repubblicano”. La destra moderata è chiaramente sorpassata dall’Udc populista, un partito che ha conquistato molti elettori tradizionalmente di sinistra, nelle classi popolari, grazie soprattutto al suo discorso “anti-stranieri” e sulla “sicurezza”. L’Udc piace anche agli ambienti economici, specialmente di Zurigo, con il suo programma di sgravi fiscali per i più ricchi. Con un grande bemolle: il suo “anti-europeismo” e il suo «isolazionismo» spaventano molti imprenditori che lavorano con l’Unione europea. Per valutare l’impatto di questa “radicalizzazione a destra”, dobbiamo tenere presente che il popolo svizzero dispone di strumenti correttivi: il referendum e l’iniziativa popolare. Certo, per sottolineare l’aria dei tempi, il consigliere federale Blocher ha presentato mercoledì scorso nuove misure restrittive per i richiedenti l’asilo: i disertori e gli obiettori di coscienza non potranno più ottenere automaticamente lo status di rifugiati. Questo non appartiene alla tradizione umanitaria della Svizzera. Ma è comunque ciò che ha voluto il popolo svizzero adottando – contro l’opinione delle Chiese, delle opere di mutua assistenza e delle organizzazioni umanitarie – nuove leggi sull’asilo e sugli stranieri nel settembre 2006. Se le armi del referendum e dell’iniziativa popolare possono ancora correggere le derive che ci vorrebbe imporre il capofila dell’Udc, bisognerà che il popolo svizzero – in parte già contaminato da un afflato xenofobo e populista – riprenda il controllo di sé e scelga la via di un vero e proprio “fronte repubblicano”.