PARI OPPORTUNITÀ
Europa: situazioni, esperienze e scelte politiche
In Italia, “le università sono istituzioni essenzialmente maschiliste”, ma a livello di popolazione studentesca “le donne sono più della metà e i loro curricoli sono decisamente migliori di quelli dei colleghi maschi”. Lo ha detto ALESSANDRO FINAZZI AGRÒ , rettore dell’Università Tor Vergata, aprendo il convegno internazionale su “Pari opportunità e diritti umani”, promosso nei giorni scorsi a Roma dai tre atenei statali della capitale (La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre). Il rettore ha citato anche un dato dell’European Research Council, l’organismo europeo che si occupa dei finanziamenti alla ricerca di base. Tra i giovani ricercatori del nostro continente, ha sottolineato Finazzi Agrò, “l’Italia è la prima nazione in termini di domande presentate: si tratta di un dato negativo, perché vuol dire che i fondi per la ricerca nel nostro Paese sono così scarsi che si è costretti a chiedere altrove”. Il “dato positivo”, però, è che “su 1.600 domande, 600 sono state presentate da giovani ricercatrici”. “Difendere una vera cultura delle pari opportunità è un dovere specifico delle Università”, ha affermato RENATO GUARINI , rettore della Sapienza, definendo l’iniziativa “un segno di sinergia da sviluppare in futuro”. Di seguito, una carrellata sul rapporto tra questione femminile e pari opportunità, così come viene declinato in alcuni Paesi europei, alla vigilia della chiusura dell’Anno europeo per le pari opportunità per tutti (2007).ITALIA. In Italia, soprattutto nei profili di carriera, le donne subiscono “forme documentabili di segregazione orizzontale e verticale, con conseguenti tassi occupazionali inferiori al cinquanta per cento, penultimi nell’Unione europea a 27, e con significative discriminazioni salariali”. A denunciarlo è stata FIORELLA KOSTORIS , docente di economia politica all’università “La Sapienza” di Roma. Le lavoratrici italiane, ha proseguito l’esperta, “sono tradizionalmente penalizzate rispetto ai colleghi maschi dal loro doppio ruolo produttivo e riproduttivo, a fronte di una divisione dei compiti domestici asimmetrica fra generi, mentre i servizi sociali non forniscono un sufficiente supporto alle famiglie”. Secondo la relatrice, “i passi avanti compiuti dalla politica economica del nostro Paese sono pochi”: tra i passi “falsi”, Kostoris ha citato il nuovo protocollo sul welfare, in cui al punto 7, dedicato alle donne, “si inserisce il problema della conciliazione tra famiglia e lavoro, facendo finta che sia un problema solo delle donne”. Altra misura “controproducente”, gli assegni disposti da varie recenti finanziarie nei confronti delle mogli a carico o dei neonati. SPAGNA. La cultura delle pari opportunità ha avuto in Spagna “uno sviluppo molto rapido”, tanto da poter dire che tale nazione si è trasformata “da ultima arrivata in pioniera”. Lo ha detto EMANUELA LOMBARDO , ricercatrice all’università Complutense di Madrid. “La transizione dalla dittatura franchista a una moderna democrazia aperta all’Europa – ha esordito la relatrice – è durata in Spagna circa un decennio. Nel periodo compreso tra la morte di Franco nel 1975 e l’entrata della Spagna nell’allora Comunità economica europea nel 1986 si crea l’Agenzia nazionale per le pari opportunità, l’Istituto de la Mujer fondato nel 1983”. Da quel momento, “le politiche in materia di uguaglianza di genere e le strutture di parità a livello nazionale e regionale si sono sviluppate molto rapidamente”. Fino alla legge 2007 sull’uguaglianza che “obbliga i partiti a far sì che il numero dei candidati dello stesso sesso non superi il 60% e non sia inferiore al 40%”. Previste, inoltre, dalla nuova legge “azioni positive a favore delle donne, per correggere situazioni di disuguaglianza di fatto rispetto agli uomini” e l’introduzione di “presenza o composizione equilibrata di donne e uomini nell’amministrazione dello Stato, negli organi di selezione del personale e nei Consigli d’amministrazione di imprese a partecipazione pubblica”.GRECIA. “Oggi, in Europa, c’è la tendenza a raggruppare tutte le differenze, quasi che fossero tutte uguali. Ma la differenza di genere, rispetto a tutte le altre, è costitutiva della persona, appartiene alla sua essenza originaria più profonda”. A puntualizzarlo è stata MARIA STRATIGAKI , docente all’università Panteion, in Grecia. “La tendenza più recente delle politiche europee in materia – ha detto la relatrice – è quella di considerare l’uguaglianza di genere non incentrandosi unicamente sui problemi economici”, come dimostra ad esempio il piano d’azione dell’Ue su donne e scienza. Nonostante ciò, ha fatto notare Stratigaki riferendosi alle prospettive del programma quadro per a ricerca 2007-2013, “le politiche europee non sono sufficienti a ribaltare la situazione”. Da quando l’European Research Council eroga fondi alle singole persone, ha dettola relatrice, “su 8.794 domande quelle presentate da giovani ricercatrici rappresentano il 30% del totale”. Percentuale, questa, che scende però al 24% delle 559 proposte selezionate. “Da sottolineare – ha commentato la relatrice – anche il dato disaggregato delle proposte femminili selezionate: solo l’8% riguarda facoltà scientifiche o tecnologiche, contro il 64% relative a facoltà umanistiche o sociologiche”.BELGIO. “Partecipare al processo di formazione politica nell’ottica delle pari opportunità”. È l’obiettivo di “Triangolo di velluto”, un’esperienza nata da qualche anno nelle Fiandre e portata avanti da un triplice gruppo di attori: politici, accademici e membri della Società civile. A parlarne è stata MARTHA FRANKEN , collaboratrice del Ministro fiammingo in questo ambito. “Quello tra i tre attori – ha spiegato la relatrice – è un dialogo a volte difficile, per la diversità dei punti di vista, ma dinamico, che ha tra i suoi pre-requisiti la fiducia e il rispetto reciproco”. Tra gli “ostacoli”, Franken ha menzionato “la difficoltà di arrivare a una critica costruttiva, la diversità di metodo tra volontari e professionisti, il fraintendimento del ruolo dei vari soggetti protagonisti”. Tra le “ottime pratiche” delle Fiandre, quelle di “creare uno spazio comune per la questione femminile, con luoghi in cui “le donne possano parlare senza paura di perdere il lavoro” e l’istituzione nel 2001 di un Centro di ricerca sulla politica, che grazie alla disponibilità del governo fiammingo si è poi “dislocato” in altri 12 centri sul territorio, tra i quali un centro specifico sulle pari opportunità. POLONIA. Alta disoccupazione femminile, discriminazioni salariali”, forme di “lavoro in nero” a causa di prepensionamenti forzati. Sono alcune caratteristiche del mercato del lavoro al femminile in Polonia, illustrate da RENATA SIEMIENSKA , docente di sociologia all’Università di Varsavia. “In Europa – ha detto la relatrice – una delle questioni più attuali è il mercato del lavoro, perché l’Europa non è in grado di sopravvivere senza il ricorso all’immigrazione, visti i bassi tassi di natalità”. Tra le misure che molti governi considerano “una soluzione ottimale” figura il “part-time”, che però “non è applicato uniformemente nei vari paesi dell’Unione europea. La situazione non è omogenea: in Inghilterra, Germania e Olanda il part-time è utilizzato in grandi proporzioni, mentre in paesi come la Polonia o l’Italia le percentuali sono molto basse”. NORVEGIA. In Norvegia, ogni organismo di rappresentanza deve avere “un minimo del 40% dei rappresentanti di ambo i sessi”: entro il 2007, dovranno adeguarsi a tale norma anche le società per azioni, che se non riescono a garantire tali percentuali nei propri Consigli di amministrazione “possono essere sciolte d’ufficio dai tribunali”. È stata ROSANNA CONIGLIO , ambasciatrice in Norvegia e Islanda, ad illustrare le politiche di pari opportunità messe in atto dal governo scandinavo, in un Paese in cui “il livello del welfare è molto alto e il tasso di fertilità e di aspettativa di vita è il quarto al mondo”; senza contare la legislazione “molto avanzata” in materia di pensioni, con un fondo nazionale “che cresce, grazie al petrolio, e che servirà per le future generazioni”. In Norvegia, ha informato la relatrice “non c’è stato mai un dibattito sulla questione delle quote: le quote ci sono e basta, e ciò ha portato ad un notevole incremento della presenza femminile negli organi decisionali”. Un esempio per tutti: la composizione dell’attuale governo, in cui “il numero delle ministre donne sopravanza quello dei colleghi uomini”. Altra forma di legislazione favorevole, quella relativa agli ambienti di lavoro, datata 2005, che impone “un trattamento paritario tra donne e uomini”, non solo sul piano salariale: i genitori, ad esempio, hanno lo stesso diritto al congedo parentale, che per i papà prevede un periodo di sei settimane di astensione dal lavoro. “Se queste sei settimane non vengono utilizzate si perdono”, ha sottolineato Coniglio. In Norvegia esiste anche una Corte d’appello per l’uguaglianza e l’antidiscriminazione, con la possibilità di accesso al patrocinio gratuito e una particolarità: “l’onere della prova – ha fatto notare la relatrice non è a carico della persona che ritiene si siano violate le leggi sulla parità, è il datore di lavoro che deve provare la non discriminazione nei confronti dei suoi dipendenti”.