MINORANZE
Comunità rom: la mancata integrazione nei Paesi Ue
Si calcola siano almeno otto milioni, la minoranza più consistente nell’Europa comunitaria, la metà dei quali ha meno di 18 anni. Ma i dati sono approssimativi per forza di cose. Con l’ingresso di Romania e Bulgaria, le popolazioni rom, sinti e “camminanti” sono tornate al centro dell’attenzione nell’Ue. I gruppi di appartenenza, le tradizioni e i costumi, la diffusione geografica, sono assolutamente eterogenei, mentre alcuni problemi sono ricorrenti. A partire dalla situazione dei minori, spesso segnata da scarsa tutela della salute e abbandono scolastico (solo il 19% dei bambini rom va oltre le scuole elementari). LIVIA JAROKA , europarlamentare ungherese di origine rom, denuncia: “La mia comunità sta scomparendo, uccisa dai pregiudizi”. E in questa intervista al SIR, aggiunge: “Il problema principale oggi per i rom è la mancata integrazione” nei vari paesi dell’Unione.I gruppi rom sono spesso soggetti a pregiudizi e marginalità. Secondo lei è un atteggiamento giustificato? È diffuso in tutta Europa? Ci sono paesi che fanno eccezione?“Pochissimi Stati membri stanno realmente lavorando per eliminare i preconcetti sui rom. È una situazione che riguarda anche i paesi con legislazioni più avanzate, come per esempio la Finlandia. Ma ci sono nazioni in cui l’immagine dei rom è più soggetta a discriminazioni ed emarginazione: a ciò contribuiscono molto i mass media. Troppo spesso giornali e televisioni propongono servizi e titoli sensazionalistici, concentrandosi sui più piccoli reati, senza mai onestamente parlare anche delle cose buone, dei casi di integrazione, delle reali capacità dei rom. Oppure delle nostre tradizioni o della cultura. I media, poi, si guardano bene dal parlare della situazione dei campi in cui sono confinati i rom, dove non di rado si vive in mezzo ai topi!”. Molti rom sono cittadini degli Stati orientali dell’Europa e in maniera crescente tendono a migrare verso Spagna, Francia, Italia, Germania e altri paesi occidentali. Come mai?“Il sistema nei paesi ex comunisti, come il mio, è cambiato molto dopo la caduta del Muro di Berlino; eppure persistono dure condizioni di vita, manca il lavoro e ci sono forti difficoltà per le minoranze. Il problema principale dei gruppi minoritari è quello della sopravvivenza. Per questo scelgono di partire e si indirizzano verso quei paesi che sembrano più adatti allo scopo”. Quali le condizioni necessarie per l’integrazione?“Perché una comunità rom si possa integrare, occorre garantire ai bambini la scuola, un lavoro agli adulti, l’opportunità di curare malati e anziani. E soprattutto serve una vera apertura alla diversità che, al di là dei proclami, non esiste nei paesi europei. Le società europee in genere non rispettano le diversità, tanto meno quella dei rom”.Cosa dovrebbero fare le istituzioni Ue per favorire l’integrazione dei rom?“Le istituzioni dell’Unione dovrebbero obbligare i paesi aderenti a realizzare precisi piani d’azione per l’integrazione che prevedano quattro punti principali: la non segregazione nelle scuole; un sistema sanitario che non ci escluda; punizioni serie per chi compie atti discriminatori; il lavoro e la formazione professionale. Le istituzioni non si devono fermare alle raccomandazioni di principio, ma prevedere interventi verso gli Stati che non si attivano per l’integrazione. Sono convinta, infatti, che i singoli paesi non agiranno mai in questa direzione se l’Ue non li obbliga. Ogni governo, infatti, teme di perdere voti e i rom diventano vittime del gioco politico-elettorale”. I rom e l’Unione europea Un recente sondaggio di Eurobarometro (“Discrimination in the European Union”, 2007) ha messo in rilievo che secondo il 77% di cittadini Ue essere di etnia rom rappresenti uno svantaggio nella società. Il dato si accentua in paesi come Svezia, Ungheria, Spagna, Paesi Bassi, Slovacchia, mentre è al minimo in Bulgaria e Romania, nazioni con il maggior numero di cittadini rom. In anni recenti il Parlamento Ue ha votato risoluzioni (le più note sono del 2005 e 2007) sui minori e sulle donne rom. La Commissione è al lavoro per proporre una sorta di “patto per l’integrazione”, che comprenda anche una “carta dei doveri” per gli individui e le famiglie nomadi. Dal canto suo la commissione Libertà civili, giustizia e affari interni dell’Europarlamento ha commissionato nel luglio 2007 una indagine conoscitiva sulla situazione dei minori rom, che dovrebbe concludersi nel 2008. Vari organismi, fra cui la neonata Agenzia europea per i diritti fondamentali di Vienna, stanno invece cercando di studiare più da vicino la situazione rom in Europa, segnalando difficoltà di integrazione, pregiudizi, ma anche casi di sfruttamento dei minori da parte degli adulti della comunità (accattonaggio), avvio alla prostituzione sia maschile che femminile, violenza domestica.