CHIESE ORTODOSSE

Il nodo estone

Mosca e Costantinopoli: una questione da risolvere

Botta risposta via web tra il Patriarcato di Mosca e la Chiesa apostolica estone. L’antefatto si è svolto a Ravenna dal 9 al 15 ottobre, durante l’incontro della sessione plenaria della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. Il 10 ottobre, la delegazione del Patriarcato di Mosca – guidata dal vescovo Hilarion di Vienna e Austria – sospende la sua partecipazione ai lavori per una profonda divergenza con il Patriarcato di Costantinopoli. Al centro della diatriba la questione dello status della Chiesa apostolica ortodossa estone, eretta dal patriarcato di Costantinopoli su un territorio che secondo gli ortodossi russi fa parte del “territorio canonico del patriarcato di Mosca”. LA VERSIONE ESTONE. Il sito di informazione ortodossa in lingua francese (Orthodoxie.com) pubblica martedì 23 ottobre un comunicato ufficiale dove la Chiesa ortodossa di Estonia (EAOK) da Tallin ripercorre il profilo storico. “L’autonomia della Chiesa ortodossa di Estonia, la cui denominazione ufficiale in estone è ‘Eaok’ – e cioè Chiesa apostolica ortodossa d’Estonia – è stata accordata dal Patriarcato ecumenico nel 1923”. “Ma in seguito e ancora recentemente le autorità russe, sia civili che ecclesiastiche, non hanno mai cessato di rifiutarla apertamente. Per loro lo Stato estone non esiste che dal 1991” e pertanto “l’Estonia rimane sempre territorio canonico del Patriarcato di Mosca”. Il comunicato ricorda che nel 1941, il Metropolita Alexandre fu convocato a Mosca e obbligato a firmare una dichiarazione di sottomissione al Patriarcato di Mosca e di reintegrazione della sua Chiesa ‘nel seno della Chiesa madre'”. L’anno dopo, il Metropolita – in una circolare – confutò quella firma messa sotto costrizione e nel 1944 fu mandato in esilio con altri 22 membri del suo clero e 8mila fedeli. Morì a Stoccolma nel 1957. Nel 1991, l’Estonia riconquista la sua indipendenza politica. “Dopo tanti e tanti anni di sofferenze e numerose persecuzioni di cui è stata vittima – si legge nel comunicato – la Chiesa apostolica ortodossa d’Estonia, finalmente libera e ristabilita nei suoi diritti canonici ed ecclesiastici, non aspira ad altro se non a vivere in pace e con intelligenza con tutti i suoi fratelli ortodossi del Patriarcato di Mosca per dare una testimonianza comune nel nome di Cristo”. LA VERSIONE RUSSA. Nello stesso giorno, sul sito della diocesi francese di Chersonèse, il Patriarcato di Mosca pubblica una nota intitolata “L’ortodossia in Estonia è il frutto degli forzi di evangelizzazione dei missionari russi”. “La storia del’ortodossia nei Paesi baltici – si legge nella nota – è complessa a causa di numerose invasioni e tribolazioni che i popoli di quella regione hanno vissuto nel corso dei secoli passati. Un fatto è comunque indiscutibile: se l’ortodossia esiste nei paesi baltici, a fianco del cattolicesimo e delle diverse correnti della Riforma, è grazie al lavoro dei missionari russi, di Kiev e Mosca”. Ciò che proprio la Chiesa di Mosca non accetta è che nel 1996 il Patriarcato di Costantinopoli abbia deciso di riprendere “il controllo” della Chiesa ortodossa di Estonia perso nel 1941 creando una “chiesa ortodossa apostolica di Estonia, parallela alla Chiesa autonoma che già esisteva”. “Questa concorrenza tra le due giurisdizioni continua ad avere un effetto negativo sulle relazioni tra le Chiese ortodosse, in particolare nella collaborazione tra il Patriarcato di Costantinopoli e la Chiesa ortodossa russa”. IL NODO. La questione estone in realtà nasconde un problema ben più antico, quello relativo ai rapporti tra Costantinopoli e Mosca. In un’intervista rilasciata in esclusiva all’agenzia russa Interfax, il vescovo Hilarion lancia un’accusa precisa al metropolita Ioannis di Pergamo del Patriarcato ecumenico che con il card. Walter Kasper presiede la Commissione mista di dialogo. Secondo il vescovo Hilarion, il metropolita Ioannis è “responsabile di far deragliare il dialogo” spingendo “deliberatamente” il Patriarcato di Mosca ad abbandonare il confronto. Benché esista un accordo panortodosso, per cui il dialogo va avanti anche quando uno dei membri abbandona i lavori, secondo Hilarion il fatto chi i colloqui “escludano la più grande Chiesa ortodossa il cui numero di fedeli supera il numero totale delle altre Chiese ortodosse messe insieme, mette in discussione la legittimità stessa del dialogo ortodosso-cattolico”. Inoltre, “Costantinopoli ci vuole obbligare a recepire un modello di organizzazione della chiesa che non è mai esistita nella tradizione ortodossa e che è legata al modello esistente alla Chiesa romana cattolica. In questo modello il Patriarcato di Costantinopoli dovrebbe svolgere il ruolo di ‘papa dell’Est'”. Hilarion ricorda che le Chiese ortodosse e la Chiesa cattolica hanno “modelli ecclesiastici essenzialmente diversi” e che “il Patriarca di Costantinopoli non ha mai svolto lo stesso ruolo che ha il vescovo di Roma nella Chiesa cattolica”.