UNIONE EUROPEA

Non di solo pragmatismo

Incontro con il vicepresidente della Commissione

Da tre anni, assunto il ruolo di vicepresidente nell’Esecutivo, si occupa del portafoglio Libertà, sicurezza e giustizia. Nel quartier generale di Bruxelles, ma anche viaggiando in lungo e in largo per il continente, il commissario italiano FRANCO FRATTINI ha in agenda la lotta contro il terrorismo, la cooperazione transfrontaliera tra le forze dell’ordine, la tutela dei diritti di cittadinanza, le spinose questioni dell’immigrazione e dell’asilo. Molteplici i suoi interventi sul fronte dei diritti dei minori. In questa intervista per il SIR, Frattini si sofferma sul Trattato di Lisbona e sul futuro dell’Ue.Nella capitale portoghese i Ventisette hanno dato il via libera al Trattato che riforma le istituzioni comunitarie. Lo ritiene anche lei un successo?“Credo che il successo risieda nel fatto che si è trovato un accordo unanime su argomenti molto delicati. Pensiamo alla figura stabile del presidente del Consiglio Ue, che resterà in carica due anni e mezzo assicurando continuità al lavoro di questa istituzione. È stato anche esteso il voto a maggioranza in seno al Consiglio, limitando di fatto il potere di veto, benché tale riforma entrerà in vigore solo tra dieci anni… Un’altra novità riguarda il rafforzamento della figura dell’Alto rappresentante per la politica estera, che sarà anche vicepresidente della Commissione. Direi, dunque, che il nuovo Trattato si può considerare un passo avanti tenendo presente le condizioni da cui partivamo e, in particolare, la recente bocciatura della Costituzione”.Quali altre novità degne di nota contiene il Trattato?“Ve ne sono parecchie. Io credo sia molto importante l’accresciuto ruolo dell’Europarlamento: sulle proposte legislative l’Assemblea accresce il potere di codecisione accanto al Consiglio. E questa è una garanzia di democraticità, dato che il Parlamento è eletto direttamente dai cittadini. Da segnalare, poi, che la Corte di giustizia potrà formare la sua giurisprudenza su tutti i settori del Trattato. Inoltre c’è la Carta dei diritti, che assume valore cogente in 24 dei 27 Stati, visto le deroghe ottenute da Gran Bretagna, Irlanda e Polonia. La Carta stabilisce che alcuni diritti sono indisponibili e assoluti, come ad esempio la dignità umana o il diritto alla privacy”.Quali, invece, i limiti dell’accordo raggiunto sulle rive del Tago?“Manca chiarezza sulla politica estera. È vero che è stata rafforzata la figura dell’Alto rappresentante, ma nessuno si è preoccupato del fatto che l’Ue non ha una politica estera propria. In questo settore è stato mantenuto il voto all’unanimità, con l’evidente rischio di paralisi ogni volta che si dovranno assumere decisioni sul Medio Oriente o sull’Iraq o su casi analoghi”.Parliamo dell’Europa a “due velocità”. Avviene già per l’euro e per Schengen, ma ora si profila la stessa situazione per la Carta dei diritti…“Nel caso della Carta è un vero peccato e me ne sono dispiaciuto pubblicamente. Infatti sui diritti delle persone non ci possono essere due velocità o due misure! Non mi scandalizza, invece, che ciò possa avvenire sul versante della giustizia e sicurezza: se alcuni paesi vogliono approfondire la loro collaborazione e andare più veloci, perché impedirlo?”.Vicepresidente Frattini, il nuovo Trattato non è certamente una Costituzione. Secondo lei tornerà lo “spirito costituente” nell’Ue allargata?“Io temo di no. Spero di sbagliarmi, ma… forse ne riparleranno i miei nipoti. Mi pare che tra gli Stati aderenti non ci sia nessuna voglia di tornare a discutere di regole, di riforme, di istituzioni. Si vogliono perseguire risultati che si tocchino con mano: nei campi dell’energia, dei cambiamenti climatici, dell’economia, così come nella lotta al terrorismo o nella tutela dei soggetti più deboli. Ciò è in sé positivo: si pensa all’Europa dei risultati, dei progressi a favore dei cittadini. Eppure questo pragmatismo toglie per ora ogni spazio alla questione costituzionale”.Dopo la firma del Trattato, fissata al 13 dicembre, si passerà alle ratifiche. Filerà tutto liscio?“I rischi possono sempre essere dietro l’angolo, ma credo che ci sia un ritrovato clima di fiducia. I principali paesi hanno deciso di non dar luogo a referendum e quasi tutti ratificheranno il testo mediante voto parlamentare. Non che io tema il ricorso al referendum, ma esiste sempre il rischio che ne approfittino gli euroscettici o che sul voto popolare influiscano problemi nazionali che non hanno a che fare col Trattato e con l’Ue”.Il Trattato di Lisbona prevede, come la Costituzione del 2004, un articolo che definisce il dialogo strutturato tra Ue e comunità religiose. Un suo giudizio?“È un fatto assolutamente positivo. In realtà un dialogo periodico e strutturato esiste già con le Chiese e le fedi religiose; tale norma gli darà ora valenza istituzionale. Sono convinto che questo sia un modo per assicurare che non cada il silenzio sulle radici cristiane dell’Europa: non sono citate nel Preambolo del Trattato, ma nei fatti sono tenute ben presenti”.