LITUANIA
Dalla sofferenza alla speranza: un contributo alla Chiesa d’Europa
La società lituana è costituita all’ 80-85% da cattolici ed è il Paese più cattolico dei tre Stati baltici. Nonostante la Lituania sia stata l’ultimo Paese in Europa a ricevere il battesimo, Papa Pio XII nel 1939 la ha definita “il pilastro della cattolicita nel nord di Europa”. La Chiesa lituana è formata da 7 diocesi. Dal 2002 il nunzio apostolico per gli Stati baltici (Lituania, Lettonia, Estonia) è P.S.Zurbriggen. Per ora il Paese ha solo un cardinale: A.J.Backis. Con il segretario generale della Conferenza episcopale, mons. GINTARAS GRUSAS , abbiamo parlato della Chiesa e della società lituana..DOPO L’OCCUPAZIONE . Con l’indipendenza dall’Unione Sovietica, nel 1991, la Chiesa lituana, come tutto il Paese, ha dovuto affrontare dei cambiamenti. “Occorreva costruire le chiese dove prima non c’erano – rammenta mons. Grusas -, restaurare quelle che stavano per sparire. Un non meno importante lavoro ha riguardato le strutture: era necessario creare strutture per la pastorale delle famiglie, dei giovani etc., ed era necessario pensare alla formazione degli operatori. Per questo molti sono stati mandati a Roma per acquisire conoscenze e competenze. Sono stati aperti nuovi seminari. L’attivita cartativa della chiesa è stata ampliata”. Mons. Grusas esprime gratitudine per il sostegno ricevuto durante l’occupazione dalla Chiese d’Europa: “Potevamo avere la certezza della loro preghiera, e dopo il raggiungimento dell’indipendenza proprio loro ci hanno aiutato a risollevarci con i loro contributi finanziari, con la condivisione di esperienze, con i loro consigli. Da soli non ce l’avremmo fatta”. LA REALTÀ DI OGGI. La Chiesa lituana è membro attivo del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa) e della Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea). “Collaboriamo nella sfera pastorale – spiega il segretario dei vescovi lituani -, anche difendendo i valori morali nella società affinché le leggi non trascurino la dignità della persona umana”. Mons. Grusas esprime anche alcune preoccupazioni: “Il comunismo ha lasciato la sua traccia, le sue ferite nella società. Bisogna che essa guarisca”. Non mancano nemmeno nuove sfide dopo l’entrata nell’Ue, tra queste le politiche familiari. Per mons. Grusas occorre sostenere in uguale misura “le madri sole, gli orfani e le famiglie complete”. “Ci dispiace – prosegue – che sono sempre più numerose le famiglie che per motivi economici vanno a lavorare in altri Paesi lasciando i figli con i nonni, o addirittura da soli. Ricerche sociologiche e psicologiche dimostrano che i figli cresciuti in assenza dei genitori hanno più difficoltà ad affrontare la vita”. “Un altro compito della Chiesa è la missione evangelizzatrice; il continuo impegno di andare ad gentes portando la buona novella”.L’EUROPA. “Il nostro contributo più grande alla Chiesa d’Europa – sottolinea mons. Grusas – potrebbe essere la testimonianza che non bisogna trascurare la sofferenza. Che essa fa parte della vita umana. Spesso nelle società moderne si vuole eliminarne anche il ricordo”. La collina delle croci contiene, secondo il card.V.Sladkevicius, ¨la nostra comunicazione con il Signore, la nostra preghiera, ringraziamento. Ê come il cuore della Lituania aperto davanti a Dio¨. E questo cuore aperto “testimonia che senza la croce non avviene la risurrezione. Giovanni Paolo II, che nel 1993 ha visitato i Paesi baltici, ha mandato la sua croce”. Dal 1961 il governo sovietico ha provato in vari modi a distruggere le croci; nel 1988 la situazione è finalmente cambiata ed ora sulla collina si trovano almeno per 50mila croci. LA SOCIETÀ LITUANA. Nel Paese, a maggioranza cattolica, il rapporto con gli ortodossi e i protestanti è di grande amicizia e rispetto, e si concretizza nella difesa comune dei valori morali, della famiglia, nell’impegno nelle questioni di bioetica e nella collaborazione al progetto “Biblijos draugija” (studio delle Sacre scritture). “La società nel nostro Paese è molto aperta alla questione della fede – spiega mons. Grusas – ed è soprattutto la società che cerca”. La fede, nonostante le persecuzioni, si è rafforzata ma non è stato possibile approfondirla: l’insegnamento e la pubblicazione dei libri erano limitati ed essa veniva trasmessa dai genitori ai figli. “La tradizione cattolica come tale è rimasta, ma il contenuto della fede è ridotto all’essenziale, ed ora che la società affronta nuove ideologie e nuovi modi di pensare, c’è bisogno di persone che diano una prospettiva più profonda” al messaggio evangelico. Per il segretario dei vescovi, di fronte alle “ideologie che tentano di conquistarsi uno spazio nella cultura, la Chiesa intende essere una voce che richiama i valori morali e la dignità della persona, e si preoccupa della formazione della coscienza della società, quantomai necessaria dopo lo smarrimento della distinzione tra il bene e il male”.