CHIESA ORTODOSSA
Syndesmos, una federazione di movimenti giovanili
Il suo nome significa “legame di unità”. In effetti, nasce con lo scopo di creare tra i giovani del vasto mondo ortodosso un rapporto di fratellanza per una più incisiva testimonianza cristiana. E’ Syndesmos, federazione che riunisce movimenti giovanili e scuole teologiche delle chiese ortodosse. Opera anche a livello ecumenico e conta 146 membri di 42 diversi Paesi del mondo. SPYROS TSIMOURIS, il segretario generale di Syndesmos, era presente al XV Convegno ecumenico internazionale “Il Cristo trasfigurato nella tradizione spirituale ortodossa” che si è tenuto recentemente presso il monastero di Bose. Ecco quanto ha detto a SIR Europa circa le attività della federazione e il rapporto tra giovani e chiese.UN LEGAME DI UNITÀ . Nel 1953, in Francia, un gruppo di giovani teologhi ortodossi diede vita ad un coordinamento con l’obiettivo di superare il modo di pensare locale delle varie chiese autocefale e richiamarle a un legame di fratellanza all’interno di una comune missione verso il mondo. Syndesmos appunto: “legame di unità”. A questo si aggiungeva la preoccupazione ecumenica e il dialogo con le altre confessioni cristiane. Radunando e facendo incontrare giovani da tutto il mondo, Syndesmos è oggi un luogo in cui si può sperimentare l’entusiasmo dei giovani cristiani e dove questi possono porre domande e chiedere risposte alle gerarchie ecclesiali con molta libertà.Spesso la chiesa tratta i giovani come un argomento a parte – legati per lo più ai temi della carità in terra di missione – si preoccupa “per” i giovani e organizza attività “con” i giovani: Syndesmos afferma, invece, l’idea che i giovani sono una parte della chiesa, una voce al suo interno, capace di coglierne bellezza e contraddizioni.TRA LE CHIESE . Syndesmos è l’unica associazione interortodossa riconosciuta attualmente da tutte le chiese; alle sue iniziative partecipano rappresentanti delle associazioni di provenienza e inviati dai vescovi. Si lavora insieme per tentare di dare unità al mondo dell’ortodossia, correggendo i limiti del sistema sinodale con il quale sono organizzate le chiese. Solo a livello di autodefinizione, per esempio, spesso si sente dire “la chiesa ortodossa russa” e “la chiesa ortodossa greca”, mentre invece occorrerebbe dire “la chiesa ortodossa in Russia” e “la chiesa ortodossa in Grecia”:Un altro problema è quello della presenza delle chiese ortodosse in paesi che non appartengono tradizionalmente alla nostra confessione e nei quali, spesso, si è presenti in maniera divisa in base a criteri che sono ancora di tipo etnografico e nazionalista. I cosiddetti “paesi della diaspora” sono quelli dell’ Europa occidentale – soprattutto Francia e Inghilterra – e dell’America, dove ci sono 5 diversi vescovi ortodossi. Occorre ricordare che quella dell’etnicismo è un’eresia già condannata da tempo, perché nasconde il Vangelo dietro a un modo di pensare e l’appartenenza a una nazione. Oltre a curare il dialogo intraecclesiale, la federazione si preoccupa di favorire l’aggiornamento della riflessione teologica in dialogo con gli aspetti della contemporaneità. Quindici anni fa c’è stato un convegno di Syndesmos, alla fine del quale è stato presentato un testo con 30 domande; riguardavano l’unità degli ortodossi, il problema della diaspora, la posizione dei laici e delle donne all’interno della chiesa, il dialogo ecumenico, il rinnovamento liturgico. Abbiamo spedito circa trecento lettere ai vescovi di tutte le chiese ortodosse con queste domande e ricevuto una sola risposta, quella del vescovo Anthony Bloom, della chiesa ortodossa russa in Inghilterra. Per noi è stata comunque importante, perché ammetteva i problemi che esistono e la necessità di iniziare un dialogo su questi aspetti.VERSO LE CHIESE. Il Consiglio ecumenico delle chiese ci ha chiesto di svolgere un lavoro di base, facendo incontrare i giovani – sia ortodossi che delle altre confessioni cristiane – per suscitare e alimentare uno spirito ecumenico. Per questa ragione abbiamo organizzato diversi incontri in vari monasteri – in Belgio, a Bose, in Armenia, anche uno a Roma presso la Comunità di S.Egidio – e colloqui teologici su vari aspetti. Poiché spesso diciamo che il cristianesimo è qualcosa che si dimostra con i fatti, se nei fatti la chiesa si dimostra capace di dialogare con i giovani, essi sanno apprezzarlo. Dalla sincerità dei giovani nei confronti della chiesa può venire solo un bene e anche il loro rifiuto può essere interpretato in chiave teologica come una spinta per il rinnovamento. Rispondere a questa aspettativa di autenticità, rappresenta la maggiore possibilità – in epoca post-moderna – di avvicinare le persone.